Juventus e Barcellona, i punti in comune del doppio fallimento

Da una parte l’eliminazione agli ottavi contro una squadra settima nel proprio campionato e ferma da oltre quattro mesi, dall’altra un quarto di finale terminato 8-2 che passerà la storia. Juventus e Barcellona hanno scelto due dei peggiori modi per salutare la Champions League, uscendo prematuramente e soprattutto meritando di interrompere in netto anticipo la corsa al trofeo più ambito.

Messi e Ronaldo non fanno una squadra

Concetto fondamentale ribadito più volte ma spesso dimenticato o sottovalutato. Messi e Cristiano Ronaldo, per quanto siano oggettivamente due degli atleti più forti di tutti i tempi, non possono fare tutto loro. La squadra se ne va poco di due fenomeni se il contorno non è minimamente all’altezza della situazione. Dunque per la prima volta dalla stagione 2004/2005, la Champions League non vedrà in semifinale né l’argentino né il portoghese. Parlare di “fine di un’era” è forse avventato in quanto parliamo di giocatori che in questa stagione hanno segnato rispettivamente 31 e 37 gol, semplicemente erano costernati da compagni che spesso hanno reso sotto le aspettative.

Problemi di rosa

Come detto il discorso va oltre Leo e Cristiano. Juve e Barcellona hanno avuto diversi problemi di forma questa stagione mancando gli appuntamenti più importanti nonostante rose sulla carta dotate di calciatori tutt’altro che da scartare. Il Barça ha addirittura chiuso la stagione con zero titoli lasciando per strada una Liga alla portata, una Supercoppa persa già n semifinale con l’Atletico Madrid e una Coppa del Re terminata ai quarti di finale per il Bilbao. Magra consolazione per i bianconeri che dopo essersi arresi in finale sia in Coppa Italia contro il Napoli sia in Supercoppa contro la Lazio hanno quantomeno vinto lo Scudetto. Risultati peggiori non si vedevano per il club bianconero dal 2011/2012, stagione spartiacque dei nove campionati di fila, mentre per il Barcellona addirittura dal 2007/2008

Mancanza di progettazione

Una delle parole che più riecheggia sui social e nei salotti televisivi calcistici è “progettazione”. Da una parte Lipsia e Bayern Monaco, squadre maestre nel comporre rose a basso costo e dalla massima resa, dall’altra proprio Juve e Barcellona. Queste ultime hanno in comune, come vedremo più avanti, un’età media elevata così come il monte ingaggi. Non è un caso se per entrambe ci si prepara ad una rivoluzione interna con tanto di svecchiamento e abbassamento degli stipendi così come non è stato un caso lo scambio Arthur-Pjanic, sinonimo di società con qualche problema economico.

Età media alta

A testimonianza di questo dato ci sono le formazioni di Juventus-Lione e Barcellona-Bayern Monaco. I bianconeri sono scesi in campo con un età media di 29,1 anni contro i 26,3 del Lione. La Juve aveva l’età media più alta di tutta la Champions League (29,6 anni, la seconda è il Napoli a 27,9).

Il Barcellona è riuscita a fare di meglio (o peggio, se volete) arrivando a 29,9 anni (Ter Stegen; Semedo, Piqué, Lenglet, Jord Alba; Sergi Roberto, Busquets, De Jong, Vidal; Messi, Suarez) mettendo a referto un nuovo record per la competizione. Dati che fanno riflettere.

Stipendi elevati

Altro tasto dolente: gli ingaggi troppo elevati. Le due squadre, come si può vedere dal tweet, tendono a pagare parecchio giocatori non più giovanissimi, quindi difficili da piazzare e di conseguenza diventa complicato alleggerire il tutto.

Rivoluzione

Juventus e Barcellona si trovano davanti ad un bivio: continuare a spendere (male) i propri soldi e accontentarsi di quello che succede o voltare pagina, lasciarsi alle spalle un ciclo vincente e attuare una rivoluzione interna. Per quanto riguarda i tecnici sembra già prendere quella via con Andrea Pirlo che andrà a sostituire Maurizio Sarri e probabilmente Xavi (si parla anche di Pochettino) che siederà in panchina al posto di Quique Setien.

In campo ci vorrà un po’ di più con la Juve attualmente ferma alla cessione di Matuidi e il Barça che lavorerà il prima possibile in vista della prossima stagione. Il punto di partenza però è stato già sancito dall’intervista post partita di Gerard Piqué a margine dell’8-2 dei bavaresi.

Come si può sentire dall’intervista, Piqué non ha avuto peli sulla lingua: «Non so se è la fine di un ciclo. Abbiamo toccato il fondo e dobbiamo cambiare su tutti i livelli, non solo i giocatori. Siamo arrivati al punto di non ritorno, non stiamo facendo un buon cammino e i risultati lo dicono. Lo si vede già da anni in Champions e anche nella Liga, indipendentemente da giocatori e allenatori. Questa è la dura realtà, siamo arrivati ad un punto in cui non c’è più molto da fare».

Il centrale rincara la dose: «Quella di oggi (contro il Bayern, ndr) è una prestazione inaccettabile, una partita orribile. Una vergogna per il Barcellona. Va cambiata la struttura del club. Se serve me ne vado, sarei il primo ad andarmene. Quello che conta è cosa è meglio per il Barcellona».

Parole forti che sono molto lontane da quelle di Leonardo Bonucci: «E’ stata una stagione anomala per i discorsi che sappiamo. L’obiettivo principale era vincere il campionato e lo abbiamo fatto».

Insomma, se la rivoluzione deve partire dagli uomini a Barcellona sembrano più orientati verso un cambiamento forse ancora non previsto in casa Juve dove i senatori si vedono ancora parte integrante del progetto. Fatto sta che la parola passa alle rispettive dirigenze, obbligate a cambiare per non percorrere la strada presa da molti glorioso club caduti in disgrazia.

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