La Juventus stecca ancora e lo fa contro il Sassuolo alla decima giornata quando tutti si aspettavano una reazione dopo prestazioni e risultati negativi. Sembra un déjà vu di quello che successe nel 2015 quando al decimo turno di campionato i bianconeri si arresero proprio al Sassuolo di Eusebio Di Francesco. All’epoca la brigata di Allegri erano reduce qualche mese prima della finale di Champions League persa contro il Barcellona a Berlino, era la Juve della BBC con Buffon in porta, Pogba con la dieci e il tandem Dybala-Mandzukic. Tempi e giocatori diversi, l’epilogo è ben noto a tutti: rimonta, Scudetto e +9 dalla seconda. Un cammino difficilmente replicabile in generale, figuriamoci in un’annata simile dove sono più i dubbi che le certezze.

Eppure proprio con il ritorno di Massimiliano Allegri la società torinese era convinta di ritrovare quello che aveva lasciato vale a dire una difesa solida, un gioco collaudato e soprattutto risultati. Certezze che potessero donare tranquillità dopo il biennio Sarri-Pirlo che aveva regalato qualche trofeo, ma soprattutto tensione e polemiche, spesso anche ingiuste.

Il problema principale della Juventus

È difficile individuare il motivo numero uno di questa avvio negativo per la Juventus. D’altronde nell’era dei tre punti era successo solamente nel 1995/1996 e nel 2015/2016 che Madama partisse con almeno tre sconfitte nelle prime dieci di campionato. Due date simbolo della storia bianconera che rappresentano rispettivamente l’annata della seconda Champions League vinta e la stagione successiva al ritorno in finale della Coppa dalla grandi orecchie dopo l’ultima apparizione 2002-2003. Insomma si parlava di due gruppi forti divisi tra la fame di vittoria cresciuta nel corso della stagione e una squadra che aveva fatto una stagione pazzesca, sfiorando il Triplete e replicando in parte un’altra entusiasmante annata con una rimonta coi fiocchi. Vien da sé che parliamo di rose completamente diverse rispetto a quella attuale e che se non fosse per questa coincidenza non ci saremmo nemmeno mai sognati di metterle per qualsiasi motivo sullo stesso piano.

Lasciando da parte la storia e tornando a noi, il problema principale di questa squadra sembra quello relativo all’approccio alla gara. Massimiliano Allegri nel suo periodo di maggior splendore era oggettivamente uno dei tecnici più forti e vincenti nell’intero palcoscenico mondiale, un uomo capace di risolvere partite difficile e complicate anche in campi ostici con la differenza nei dettagli e negli episodi. La grande dote di Allegri era quello di leggere in anticipo le partite, anche con mosse all’apparenza scellerate, che però si rivelavano vincenti nel momento del bisogno. La forza di quella Juve stava nei momenti clou dove i giocatori di una certa esperienza e con qualità tecniche-mentali maggiori si esaltavano. Non a caso le sconfitte a quei tempi si contavano sulle dita di una mano e quelle più pesanti sono d’altronde quelle dove proprio negli episodi si è manifestato un gap tecnico-tattico maggiore, basti pensare alle finali con il Barcellona e il Real Madrid. Parliamo comunque di sconfitte che ci possono stare in partite dove difficilmente si poteva dare di più.

Con tutto il rispetto per Allegri, sembra che negli anni lontano dal ruolo di allenatore abbia completamente staccato la spina col calcio non accorgendosi di un grosso cambiamento. Le squadre di tutti i top campionati, così come anche le Nazionali minori, hanno iniziato ad approcciarsi alla partita con un spirito prevalentemente positivo. Non è un caso se negli ultimi anni sono state molte le squadre cosiddette piccole che sono uscite a testa alta o addirittura con punti in partite contro le big.

Basta anche solo dare un’occhiata alle attuali classifiche delle top quattro leghe estere e possiamo trovare squadre come Lens, Angers, Nantes, Friburgo, Union Berlino, Brighton, Rayo Vallecano e Osasuna nei piani alti della classifica in maniera del tutto meritata. Quelle elencate sono quasi tutte realtà che sono passate da un gioco prevalentemente difensivista ad un modo di interpretare il calcio più aperto, magari dispendioso a livello fisico, ma senza dubbio che offre più morale e consapevolezza nei propri mezzi. Tornando al discorso di Allegri questo modo di intendere il gioco, cercando di azzerare tutto e annullare il gioco degli avversari, può portare nel momento in cui ci si mette alla pari con queste squadre ad avere la peggio in scontri dove sulla carta si era nettamente strafavoriti.

Se andiamo ad analizzare il percorso recente della Juve passiamo da vittorie contro il Chelsea e pareggi con le milanesi a sconfitte casalinghe contro Sassuolo ed Empoli con annesso pareggio a Udine. Se poi ci focalizziamo sulle singole partite ricordiamo tutte gare piatte, senza molte occasioni generali, ma con gli episodi che volgarmente potremmo dire che “a volte girano bene, a volte girano male”. Nella partita con l’Empoli ad esempio la Juve ha avuto sì le sue occasioni ma nessuno ha gridato allo scandalo per la vittoria dei toscani, anzi, per quanto visto e creato in campo poteva finire anche con uno scarto maggiore con la squadra di Andreazzoli che ha giocato un tempo di altissimo livello proiettato in avanti e una ripresa leggermente più difensivista, ma con comunque una sola conclusione in meno in porta rispetto alla Juve che doveva ribaltarla per farci un’idea.

Stessa cosa contro lo Zenit dove la Juve ha fatto veramente fatica e se non fosse per un colpo di testa a due minuti dalla fine sarebbe finita con un (sacrosanto) pareggio. Il grande problema della Juve è non affrontare le partite con la consapevolezza di essere più forte, scendendo in campo con il pensiero di limitare gli avversari e aspettare l’episodio giusto per svoltarla. Alcune volte gli episodi sono addirittura più contro che a favore proprio per mancanza di gioco e di iniziativa. Se si potessero rigiocare allo stesso modo le partite della Juve potrebbero finire 2-0 come 0-2 e non s parla semplicemente di episodi fortunati, ma di gare equilibrate quando in realtà andrebbero dominate. La Juventus di anni fa poteva giocare venti volte la stessa partita e vincerla diciannove perché seppur limitandosi a vincerla di misura, con i singoli e con gli episodi, aveva comunque in mano la partita e una volta passata in vantaggio andava più vicino al 2-0 che all’1-1 mentre ora concede tanto e crea poco.

Alla rosa attuale bianconera, che forse per ampiezza e alternative può essere vista anche come più forte rispetto alle formazioni passate, mancano i giocatori che realmente possono risultare decisivi nei momenti clou, quelli dove si decidono episodi, partite e campionati. Nessuno al momento ha nelle corde i numeri di Vidal e Pogba a centrocampo così come i gol di un Tevez, un Manduzkic o anche solo un Llorente nel suo prime. Il dato sui 14 gol fatti e 13 subiti è allarmante, il miglior marcatore bianconero in campionato è Dybala con tre gol, per il resto si deve scendere fino al 37esimo posto dove troviamo Locatelli e Morata con due segnature. Questa Juve non può permettersi di attendere e ripartire pensando prima a limitare gli avversari e poi a giocarsela negli ultimi minuti. La frase di Dybala al termine di Inter-Juve è stata eloquente in tal senso: «Dobbiamo migliorare la fase offensiva, se no quando ci fanno un gol non basta. Noi cerchiamo sempre di fare più gol possibili, poi se vinceremo 1-0 va bene così».

I giocatori della Juve che non sta rendendo

Altro importante discorso va fatto per i calciatori tra gente scontenta, fuori ruolo, sacrificata e altro. Ricordandoci sempre che solo chi davvero ci lavora sa e conosce lo stato di forma e di salute dei giocatori, certi dubbi vengono lo stesso. Uno su tutti Dejan Kulusevski, arrivato in Italia all’Atalanta e talento consacrato al Parma, che sembra non essere visto da Massimiliano Allegri. Lo svedese ha giocato praticamente solo in caso di necessità partendo titolare due volte su undici e venendo impiegato in un ruolo non propriamente suo. Lui è abituato a giocare da esterno alto in un 4-3-3 dando spazio all’estro e al suo mancino che lo ha portato a sfiorare la doppia doppia nel suo primo anno di Serie A. In bianconero è spesso sacrificato in ruoli e compiti a lui non congeniali, un po’ come aveva vissuto la stagione con Pirlo. Il malcontento è chiaro e la reazione al suo primo gol in Champions League, tra l’altro a due minuti dalla fine in una partita importante, parla da sola.

Anche Federico Chiesa sta avendo un periodo non proprio brillantissimo. Dopo una stagione e un Europeo da protagonista e trascinatore assoluto, l’ex Fiorentina sta avendo un rendimento altalenante e le panchine nei big match con Milan e Inter erano tutto fuorché preventivabili fino a qualche mese fa. Sicuramente la polemica sul suo rapporto con Allegri, vera o meno che sia, sembra aver influito mentalmente sul ragazzo. Oltre a quello anche il dover tornare di più rispetto a quanto era abitato ad inizio carriera lo limita negli ultimi metri e come ha dimostrato all’Europeo il meglio di sé lo dà negli ultimi metri.

Ci sarebbe poi una lista molto lunga di giocatori dal rendimento e impiego con un grosso punto di domani a fianco. A partire da Aaron Ramsey, protagonista di gare di livello con la Nazionale ma oggetto misterioso (da svariati milioni all’anno) a Torino. Adrien Rabiot è ancora da decifrare con Allegri tra partite da esterno largo stile Spezia o mezzala come con il Sassuolo oppure ancora Bentancur che sembrava in ripresa nel ruolo di mezzala difensiva e incontrista con Allegri. C’è poi anche McKennie, un giocatore che ad Allegri piace tanto da definirlo tecnico. Ecco, forse un aggettivo un po’ fuori luogo soprattutto dopo la gara col Sassuolo che lo ha visto inserirsi e smarcarsi bene però con uno scarso 80% di precisione passaggi. Tornano i dubbi su Morata, la bella stagione passata sembra ormai un vago ricordo essendo tornato l’attaccante dai tanti gol sbagliati e dal poco dialogo con la squadra (ieri solo 4 passaggi in 63 minuti).

Infine impossibile non parlare di Dybala, giocatore con più tocchi della scorsa Serie A nonché miglior giocatore della Serie A 2019-2020 e distante solo dieci gol dalla top 10 dei migliori marcatori di sempre in bianconero, che si ritrova perennemente a giocare da mediano piuttosto che giocare negli ultimi metri dove con la sua tecnica e finalizzazione può dare una grossa mano alla Juventus. E occhio al contratto, tanto vicino quanto ancora non ufficializzato.

Il futuro della Juve

La priorità della Juventus di Allegri ora è tornare al risultato ma senza recitare la parte del “professore saccente” con i discorsi relativi alle vittorie di misura, la difesa ad oltranza e via dicendo. Si deve trovare una quadra e soprattutto un’identità ai giocatori e di conseguenza alla squadra. La prossima partita vedrà la Juve ospite del Verona di Tudor, uno che questa squadra l’ha conosciuta dall’interno in uno stadio dove i bianconeri non vincono dal 30 dicembre 2017. Da allora una sconfitta per 2-1 con rigore di Pazzini all’86’ e un pareggio deludente targato Ronaldo-Barak. Dopodiché si ritorna a Torino per lo Zenit per poi terminare prima della sosta con la gara interna contro la Fiorentina, una partita che nasconderà insidie e sicuramente rivalità. Non fare sei punti in campionato e perdere il filo in Champions potrebbe davvero segnare un solco quasi impossibile da saldare. In Serie A in queste due giornate si affronteranno Atalanta-Lazio, Roma-Milan e Milan-Inter dunque la possibilità di recuperare punti c’è ed è obbligatorio visto che al termine della sosta per le Nazionali il calendario presenterà un trittico molto difficile: Lazio, Chelsea e Atalanta. Insomma l’imperativo è sempre vincere ma occorre un cambio di mentalità e visione per riuscirci in maniera costante.

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