Juventus, Buffon: “Ho detto quello che pensavo, non porto rancore. Un arbitro più esperto non avrebbe fischiato”

buffon

E’ stata una settimana particolare e difficile per Gianluigi Buffon, oltre all’eliminazione dalla Champions arrivata all’ultimo minuto il portiere della Juve è stato criticato per le parole pesanti nei confronti dell’arbitro Michael Oliver che hanno fatto il giro d’Italia.

Il numero 1 della Juve però, a distanza di pochi giorni dalla partita con il Real, lancia altre frecciatine al direttore di gara e ai microfoni de Le Iene torna sul match tanto discusso.

Io non devo rimediare perché io sono un essere umano che mette passione, sentimenti, arrabbiature… trovo modi di parlare, giusti o sbagliati che siano, alcune volte eccessivi… ma sono questo, sono Gigi Buffon. L’altra sera era finita la partita da un’ora e mezza, di conseguenza quello che uno esterna sono sentimenti, sono pensieri forti, per certi aspetti ineducati, ma sono i sentimenti di un uomo che non si trincera dietro a un velo di ipocrisia e butta fuori quello che le viscere gli dicono e punto, chiuso”.

Lì per lì tu non puoi chiedere a uno che vive lo sport con una pienezza come lo vivo io di accettare, essere equilibrato, perché alla fine, seppur esternando in maniera eccessiva determinati pensieri, questi erano pensieri che avevano una logica, che ridirei, magari con un altro tipo di linguaggio, più civile diciamo. Però rimane che il contenuto di ciò che ho detto lo riconfermo in pieno”.

Anche se esternando in maniera eccessiva, l’altra sera ho detto quello che pensavo, non doveva fischiare. Un arbitro con più esperienza non avrebbe fischiato, ergendosi a protagonista di una partita. Avrebbe lasciato correre, si sarebbe girato dall’altra parte, e lasciato che le squadre se la giocassero ai supplementari. E lasciare che fosse il campo a parlare”.

Oliver? È un ragazzo che farà una gran carriera, che è stato sfortunato. Secondo me viene mandato un arbitro troppo giovane ad arbitrare una partita importante… giovane ma già consolidato, già forte, che aveva già dimostrato il proprio valore, ma è una partita nel quale il risultato sembrava secondario. E poi l’imponderabilità, la bellezza del calcio, fa sì che purtroppo è un ragazzo che si è trovato in una situazione troppo complessa, troppo ingarbugliata e troppo grande”.

Quindi, alla fine, al di là di quello che ho esternato nel post gara non porto rancore, neanche sono arrabbiato, è finito tutto, però è normale che lì per lì uno si senta non dico penalizzato… mi sono sentito proprio defraudato ma non di un risultato. Quella è stata una partita irripetibile”.

Datemi almeno la legittimità di difendere in quel modo esasperato e passionale i miei compagni, quei cinquemila venuti a sostenerci. Io devo difendere i miei compagni e loro, anche in modo scomposto, perché me lo sento. Era dovuto, a costo di macchiare la mia immagine”, riporta Calciomercato.com.

 

 

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15/10/99 Amante del calcio, amo raccontare questo sport in tutti i modi possibili. Fin da piccolo nutro grande passione per il giornalismo sportivo e la telecronaca, oltre per la scrittura.