Juventus e Napoli: destini legati da un piccolo grande punto, a difesa di un’enorme scudo. A quattro partite dalla fine, la Juventus guida la testa della classifica con 85 punti, mentre il Napoli è solo al secondo posto a quota 84.

Capitolo scontri diretti vige un’assoluta parità: la Juve ha vinto al San Paolo o a 1 grazie ad un goal dell’ex Higuain, il Napoli ha vinto 0 a 1 allo Stadium grazie ad un goal di Koulibaly.

Il vantaggio dilaniato dalla Juventus è la prova che il campionato si vince conquistando sempre i tre punti nelle partite contro le così dette provinciali. 0 a 0 contro la SPAL, 1 a 1 contro il Crotone, ed ecco Allegri che ricomincia a sentire l’odore della sigaretta di Sarri che potrebbe bruciargli la giacca.

Alla Juventus mancano le partite contro Inter (a San Siro), Bologna (in casa), Roma (all’Olimpico) e Verona (in casa). Non si sa chi dopo Cardiff avesse ragione, se Dani Alves, Bonucci o Allegri, la verità è che dopo una sonora batosta la Juventus fatica a riprendersi.

L’eliminazione da Madrid ha forse sgretolato l’unità ma più probabilmente attecchito il morale del gruppo bianconero, basti che pensare che la squadra di Allegri stasera è stata spesso cercata la giocata del singolo e meno frequentemente l’azione corale. Il risultato? Zero tiri in porta per la Vecchia Signora.

Ma torniamo a parlare delle singole gare: certamente la Juve allo Stadium ha due match relativamente facili, sempre se il Verona non arriverà all’ultima giornata a Torino con il coltello tra i denti per giocarsi la salvezza, attualmente non pronosticabile.

Il problema si pone però guardando i match fuori casa. L’Inter giocherà alla morte per due motivi: la lotta al quarto posto per la qualificazione al preliminare di Champions League e l’eterna rivalità tra i due club, che le recenti dichiarazioni di Ceccarini non hanno fatto altro che alimentare. Stesso discorso per la Roma, il cui morale sarà decisamente influenzato dai risultati conseguiti in Champions.

Al momento contro la Juventus, non tifano soltanto i sostenitori del Napoli. C’è chi è stanco di vedere sempre gli stessi vincere, chi declama la parola giustizia in maniera anacronistica e chi semplicemente simpatizza per i partenopei, amanti della novella di Davide e Golia? Forse. A San Siro immagino Allegri nelle vesti di Al Pacino a cercare di riprendere uno spogliatoio che sembra aver perso.

“Ma io non posso obbligarvi a lottare, dovete guardare il compagno che avete accanto
guardarlo negli occhi: io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra
consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui. Questo è essere una squadra signori miei, perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo o saremo annientati individualmente”.

E il Napoli? Prima gli toccherà giocare al Franchi contro la Fiorentina, poi in casa contro il Torino, dopo ancora a Marassi contro la Sampdoria ed infine in casa contro il Crotone. Il calendario sembra sorridere agli Azzurri Del resto la Viola e la Samp giocano ancora per l’Europa League: il Milan a 54 e l’Atalanta a 55 non sono poi così lontane. In comune con Allegri, Sarri ha – tuttavia – l’ultima giornata contro una squadra che potrebbe arrivare alla partita o già salva o con il sangue agli occhi, pronta a giocarsi la salvezza.

Che un’eventuale vittoria dello scudetto, sia il passo decisivo per far sì che venga condotta una campagna acquisti tale da non dover imporre a Sarri di bistrattare le competizioni europee?

Un punto è poco, ma può essere troppo: le prime due sono chiamate a fare ciò che – tendenzialmente – gli riesce meglio delle altre. Vincere, conta solo questo. Con la sola differenza che il Napoli vola sulle ali dell’entusiasmo e la Juventus scappa dall’ombra della paura.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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