#JuveLecce, non è tutto oro quello che luccica

Che alla Juventus conti solo vincere è ormai appurato. L’arrivo di Maurizio Sarri al posto di Massimiliano Allegri, per un motivo o per l’altro, non ha aggiunto il “bel gioco” tanto volgarmente attribuito alla capacità del tecnico di esprimere un calcio divertente e offensivo. Rimane dunque la prerogativa assoluta di vincere in Serie A soprattutto dopo gli stop di Inter e Lazio nell’ultimo turno di campionato. Le vittorie però non devono offuscare gli evidenti problemi dei bianconeri quando affrontano squadre più basse e difensiviste.

La differenza tra Bologna e Lecce

Le doti dei bianconeri vengono risaltate dallo stile di gioco degli avversari piuttosto che dalle proprie qualità. Se non sono i singoli o gli episodi a svoltare la gara, come per esempio il cartellino rosso contro il Lecce, la Juve ha parecchie difficoltà a sbloccare le partite contro squadre rinunciatarie, abili a chiudere gli spazi e intasare il centro del campo.

Se il Bologna di Sinisa Mihajlovic non ha cambiato di una virgola il proprio sistema di gioco attuando il solito pressing alto e aggressivo con i soli Medel e Svanberg a centrocampo che lasciavano grandi spazi anche per via della trequarti molto offensiva (Orsolini, Soriano e Sansone dietro a Barrow), al Lecce è bastato difendere in maniera ordinata piazzandosi nella propria metà campo per mettere sotto scacco i bianconeri.

I problemi con il Lecce

Per analizzare la partita contro il Lecce bisognerà limitarsi ai primi 30 minuti quando le squadre erano in parità numerica. Come ovvio che sia, dopo l’espulsione di Lucioni, la Juve ha successivamente fatto voce grossa in virtù dell’uomo in più e della qualità maggiore nei singoli. Prima però gli uomini di Sarri hanno avuto grosse difficoltà nel trovare gli spazi e gli spunti per attaccare in maniera realmente pericolosa. La solita mancanza di uomini in area, le poche verticalizzazioni e le due linee strette del Lecce di Liverani disinnescano l’attacco bianconero.

Quando invece era la formazione salentina ad impostare e provare ad attaccare veniva fuori un altro tipo di problema, vale a dire il pressing, uno dei punti saldi del gioco di Maurizio Sarri che non è mai riuscito a far emergere. Panagiotis Tachtsidis, fonte di gioco del Lecce, era solito a ricevere palla per allargarsi sulla destra, lato debole della Juve in quanto posizione dove agiva Matuidi da terzino adattato. Il greco era perennemente libero per via di un reparto offensivo poco lucido in fase di recupero e un centrocampo che accorcia poco e non aggredisce abbastanza (l’unico è stato Bentancur, altra prova negativa in tal senso per Pjanic e Rabiot).

Alla fine i tre punti…

Alla fine c’è da sorridere perché i tre punti sono arrivati, la porta è rimasta imbattuta e tutto l’attacco è andato a segno con Ronaldo, Dybala e Higuian. Bisognerà però fare attenzione alle prossime uscite con Genoa, Torino e Milan prima del big match con l’Atalanta. Partite all’apparenza sulla carta quelle che anticipano i bergamaschi, ma che potrebbero nascondere insidie viste le incognite legate all’efficacia del gioco della Juventus. Essere obbligati a vincere viaggia di pari passo ai punti di vantaggio sulla seconda, un equilibrio tra le due cose che non può assolutamente rompersi per evitare una disfatta al termine della stagione.

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