Da Cardiff a Barcellona, senza soluzione di continuità.

La Juve ricomincia la Champions come l’aveva conclusa, al netto del peso ovviamente minore della sconfitta di ieri perchè facilmente recuperabile in ottica qualificazione.

Le analogie tuttavia ci sono: anche in questo caso abbiamo visto la squadra convinta e propositiva della prima frazione sciogliersi improvvisamente nella difesa. E se a maggio una causa seria poteva essere rappresentata dall’ansia da prestazione, dal fardello di dover in ogni modo porre fine ad un digiuno che dura dal 1996, stavolta è diverso. Personalmente, penso che la formazione di Allegri stia scontando una “riconversione”, specie nel reparto difensivo, che necessita di alcuni mesi di rodaggio. In Serie A lo strapotere bianconero è tale da mascherare tutto, ma in Europa gli ostacoli aumentano e il rodaggio può essere pagato a caro prezzo, contro formazioni con valori tecnici analoghi. Intendiamoci: fino ad un’eventuale smentita proveniente dal campo, penso che nel complesso i bianconeri si siano rafforzati, rispetto alla passata stagione, ma che la rinuncia ad un pilastro come Bonucci, mentre del reparto che nell’ultimo quinquennio è stato il vero punto di forza necessiti di tempo per essere assorbita e dimenticata. Addio che ha fatto da preludio ad un cambio di modulo e ad un assetto cui i giocatori non erano evidentemente abituati, ma in fin dei conti siamo ancora a settembre. La mia impressione, a dispetto della debacle del Camp Nou, è che la compagine bianconera continua ad essere una delle candidate più papabile all’approdo in finale. Il tecnico toscano dovrà obbligatoriamente limare i limiti di tenuta fisica e mentale talvolta evidenziati a questi livelli. Un k.o. In Catalogna ci sta, sarà tuttavia vitale evitare crolli repentini a gara in corso, più psicologici che fisici. Chissà però, che il 3 a 0 non rappresenti la svolta per risvegliare definitivamente il gruppo. Del resto, è già successo in passato…

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