Si avvicina la delicatissima sfida di questa sera per l’Italia, che contro la Spagna si giocherà il primato nel girone, che significa qualificazione diretta ai prossimi Mondiali del 2018.

La ‘Roja’ sembra davvero troppo forte per questa Nazionale, che sarà priva di un perno difensivo come Giorgio Chiellini, fermato da un infortunio muscolare.
C’è chi, però, non si fa intimorire: si tratta di Arrigo Sacchi.

L’ex c.t. e tecnico del Milan, dotato di una cultura calcistica che non ha eguali, ha espresso il suo parere in un’intervista a La Gazzetta dello Sport, in cui mette in guardia i rivali spagnoli:

“La Spagna soffrirà molto. Storicamente abbiamo una cultura corporativa e con le grandi ci esaltiamo. Facciamo faticare tutti, siamo il pugile che nessuno vuole sul ring”.

A detta di Sacchi, la lezione di calcio data dal suo Milan al Real Madrid ha obbligato gli spagnoli ad intendere il calcio diversamente, non fatto cioè solo di talenti individuali:

“Eravamo la Nazionale da battere perché c’era poca differenza e il nostro carattere prevaleva. Loro erano sulla strada giusta, ma inseguivano lo spettacolo individuale. Il salto di qualità c’è stato dopo che il mio Milan ha dato una lezione totale al Real Madrid: quel giorno hanno capito che il calcio non si interpreta individualmente”.

Sulla crescita dell’Italia: “Ventura sta facendo un ottimo lavoro in una situazione complicata. Con quello che ha. Se la nostra caratteristica è difesa, coperti e contropiede è normale che vi ricorra. Con una tattica prudente avrà il sostegno di tutti, pur sapendo che se perde saranno guai. Ho sempre seguito Ventura -prosegue Sacchi- mi entusiasmava il suo Bari: un 4-2-4 che diventava 4-4-2, perchè il calcio è movimento, con giocatori normali. Spero dia all’Italia uno stile come quello dato al Bari”.

Sacchi che, infine, è convinto che il calcio italiano in generale sia in una fase di crescita:

“Noi siamo strani, abbiamo vinto due Mondiali senza mai pensare di essere superiori. Però stiamo crescendo. Ai miei tempi la Cremonese veniva a San Siro e si chiudeva. Invece il Sassuolo di Di Francesco e l’Empoli di Sarri avevano possesso palla. Insigne è il più grande talento italiano degli ultimi dieci anni, ha intuizioni geniali. Deve solo evitare di fare il “furbetto” ogni tanto, quando non ha voglia di correre. E’ un peccato perchè tatticamente è proprio bravo”.

 

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Ho 22 anni e nella vita studio, per l'esattezza frequento la facoltà di Culture digitali e della Comunicazione alla Federico II di Napoli. Sogno di vivere un giorno grazie al giornalismo sportivo. Amo la musica e suono la chitarra da circa dieci anni. Redattore anche di IamNaples.it

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