Italia, parla Capello: “Il problema non è il CT, ma la qualità dei giocatori”

Capello

In vista delle amichevoli contro Argentina (domani) ed Inghilterra (martedì), un vate del calcio italiano, Fabio Capello, ha parlato della Nazionale e delle sue prospettive future ai microfoni del Corriere della Sera:

L’Italia riparte da un’amichevole contro l’Argentina di Leo Messi: è quello che ci vuole dopo lo choc per l’eliminazione?
“Senz’altro. In questo momento è meglio affrontare un grande avversario per valutare i giocatori e le scelte di Di Biagio. Farlo in campo neutro, senza pressioni, può dare agli azzurri la possibilità di esprimersi al meglio”.

Anche l’Argentina ha rischiato di stare fuori dal Mondiale. Ma ha Messi.
“Sembrerebbero Messi-dipendenti, però hanno altri ottimi giocatori. E sono tra i favoriti per il Mondiale”.

La ripartenza del calcio italiano è ben indirizzata?
“Qualcosa di positivo si è visto. C’è la voglia di essere di nuovo competitivi a livello europeo, almeno come club. Come Nazionale bisogna vedere i giocatori e il loro livello: in A magari ci sembrano bravissimi, ma hanno partecipato a poche competizioni internazionali, vincendo ancora meno. E si rivelano mediocri”.

Il nodo è davvero il c.t.?
“Il problema non è il c.t., ma la qualità dei calciatori a disposizione. Se non ce li hai, se non riesci a produrre un buon calcio, puoi inventarti quello che vuoi, ma non fai tanta strada”.

L’uomo più adatto come c.t. potrebbe essere Conte?
“Non voglio parlare dei colleghi. Cerchiamo di lavorare serenamente e di dare ai giocatori la possibilità esprimersi al massimo. Dobbiamo capire che il livello è molto alto quando si indossa la maglia azzurra. E tanti in passato ne sono usciti ridimensionati. Per questo bisogna stare attenti nei giudizi. E nei facili entusiasmi”.

Ci vuole pazienza?
“Ci vuole qualità. E personalità. Va bene crescere senza assillo, ma la Nazionale deve vincere. Come tutte le squadre, al di là delle filosofie che sono tornate di moda”.

Il 27 c’è l’Inghilterra a Wembley, un posto speciale.
“Più che uno stadio, è un’emozione. È l’impianto più bello del mondo e lì respiri la storia del calcio”.

Quel suo gol agli inglesi nel ‘73 è entrato nella storia.
“Sì, era il vecchio Wembley, dove correvano ancora i cani. Oggi sono un emigrato privilegiato, ma capisco ancora meglio la soddisfazione che hanno provato i nostri connazionali che erano allo stadio in quella notte del 1973, dopo essere stati etichettati come “ventimila camerieri”. Quel gol decisivo regalò loro una gioia enorme”.

Tornare a Wembley da allenatore dell’Inghilterra cosa ha significato?
“Un motivo di orgoglio, anche per aver portato al Mondiale nel 2010 una squadra che non si era qualificata per l’Europeo precedente”.

Il calcio inglese ha trovato nuovo impulso coi giovani?
“Succede che ci siano covate migliori di altre. Ma quel che conta è la programmazione: ho visto nascere e dato anch’io i miei consigli per il nuovo centro federale. Poi ci vogliono anche gli allenatori che abbiano coraggio di mettere in campo i giovani. Da noi, lo fa solo l’Atalanta”.

Dall’estero possiamo importare qualche modello?
“Da noi si parla troppo di tattica e poco di tecnica. Ma con la velocità del calcio moderno senza tecnica non si va da nessuna parte. In Spagna hanno il calcio a 5 nelle scuole, che è basilare per la crescita tecnica. Ma noi delle scuole ce ne siamo dimenticati”.

La Russia, altra sua ex squadra, che Mondiale farà?
“Senza Kokorin, che si è rotto il crociato, non so dove arriverà oltre la prima fase. A livello organizzativo invece la Russia sarà perfetta”.

Lo sarà anche la Var?
“Secondo me manca una cosa nella Var: ci vorrebbe un ex calciatore o ex allenatore davanti al monitor, per capire meglio alcune fasi del gioco. Andrebbe insomma condivisa con soggetti che non siano arbitri. Ma loro sono molto gelosi del loro potere”.

Le critiche per Buffon in Nazionale lei le ha capite?
“Sono frutto dell’invidia tipicamente italiana. Da noi lo sport nazionale è bruciare tutto, senza rispetto per la storia che uno ha avuto. Buffon può essere utile a Di Biagio”.

L’esclusione di Balotelli è solo di natura tecnica?
“Non mi faccia litigare con Raiola, con cui ho un ottimo rapporto dai tempi di Ibra…”.

Italia-Spagna in Champions: ci sono speranze?
“Saranno sfide interessanti: una cartina di tornasole per capire il nostro livello. Sulla carta la Juve ha più chance della Roma, per esperienza e carisma. Ma la Champions è il giardino del Real”.

C’è anche Montella. La nostra scuola è sempre al top?
“Sicuramente sì”.

Ma Capello perché si è tolto dalla corsa a c.t. azzurro?
“L’esperienza ce l’ho, ma con le nazionali ho già dato e l’anagrafe è pesante. Un ex azzurro sente sempre l’emozione dell’inno, però facciamo andare avanti i giovani”.

Di Biagio fa bene a volersi giocare la conferma?
“Sì, lo dice la nostra storia. Che è stata scritta da tanti allenatori ‘federali’, come Bearzot, Vicini, o Maldini. Lui fa bene a volersi giocare le sue carte”.

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Ragazzo del '99, amo il calcio, argomento di cui parlerei tutto il giorno se fosse possibile. Studio le lingue straniere, adoro la letteratura francese ed il mio sogno, dopo aver viaggiato qualche anno all'estero, sarebbe lavorare e vivere quotidianamente nel mondo del pallone.