La gara di ieri sera contro l’Austria si è rivelata più ostica del previsto, con la compagine del C.T. Foda che ha costretto gli Azzurri ad andare ai tempi supplementari. Sfiorando addirittura nell’arco dei 90′ una vittoria che avrebbe avuto del clamoroso, grazie ad una rete di Marko Arnautovic (poi annullata, grazie al VAR) che si era lasciato andare ad un’esultanza polemica nei confronti dei sostenitori italiani presenti a Wembley.

Un’Italia meno bella rispetto alle prime tre gare, ma comunque efficace, riesce a conquistare il passaggio del turno, seppur in maniera sofferta: scopriremo stasera se dovremo affrontare il Belgio di Lukaku o il Portogallo di CR7. Decisivi i cambi effettuati dal Commissario Tecnico Roberto Mancini che ha il merito di lanciare, forse in maniera tardiva, Federico Chiesa e Matteo Pessina (entrati rispettivamente all’84’ e al 69′). E sono proprio loro nei 30′ dei tempi supplementari a togliere le castagne dal fuoco, portando l’Italia sul 2-0. Chissà se ci sarebbe stato bisogno di ricorrere ai supplementari con un ingresso precedente dell’esterno bianconero. Finale al cardiopalma, con gli ultimi sei minuti vissuti in apnea in virtù della rete realizzata dagli austriaci con Kalajdzic che aveva fatto tornare in gara i suoi.

Cosa ha funzionato: cambi decisivi

Tra le note liete della gara c’è sicuramente il primo tempo, che l’Italia ha concluso a reti bianche, ma sfiorando più volte il vantaggio. In particolare con Immobile che alla mezz’ora ha colpito il palo, con l’estremo difensore avversario che ha potuto soltanto ammirare la conclusione dell’attaccante laziale.

Nei tempi supplementari è uscita fuori l’anima di questa Nazionale che non ha mollato su alcun pallone, mettendo in luce anche di avere una panchina di qualità con tantissimi titolari. Ricambi che hanno fatto la differenza come nel caso di Pessina e Chiesa. Proprio quest’ultimo, con una prestazione sontuosa, ha dimostrato di essere in forma e pronto a mettere in difficoltà Mancini. Bene anche Belotti che ha saputo soffrire nel finale.

Se Insigne e Berardi non si sono espressi al meglio, ci hanno pensato Di Lorenzo e Spinazzola ad animare le fasce con un atteggiamento propositivo: alternandosi, entrambi si sono fatti vedere. E proprio da un assist di quest’ultimo è arrivato il gol che ha sbloccato l’incontro.

Nota di merito è anche quella di avere un’invidiabile solidità difensiva: a differenza di alcuni anni fa, questa non è frutto di un gioco difensivo o del cosiddetto catenaccio che in Italia aveva il suo marchio di fabbrica. L’Italia ha imparato a costruire dal basso, mostrandoun gioco piacevole senza subire particolari pericoli. Nonostante alcuni errori (come sul gol subito), gli Azzurri sono tornati a subire gol dopo undici partite, migliorando il record d’imbattibilità a ben 1169′. Record che porta tra i protagonisti il 22enne Gianluigi Donnarumma (988′) che supera il record di Zenga e si porta al secondo posto dietro all’inarrivabile Zoff (1143′).

Cosa non ha funzionato: secondo tempo da dimenticare

L’Italia è stato messa messa in difficoltà dal gioco proposto dall’Austria, brava a restare dietro e a fare densità in mezzo al campo, trovando le misure alla perfezione. Gli austriaci sono stati bravi nel non disunirsi e nel pressare gli esterni offensivi italiani, limitando il gioco sulle corsie esterne (Lainer e Laimer sugli scudi).

Un atteggiamento degli austriaci che ha creato qualche grattacapo a molti giocatori dell’Italia: in primis agli esterni, con Insigne e Berardi apparsi incapaci di esprimersi al meglio (quest’ultimo autore di una conclusione imprecisa che ha scatenato l’ironia del web), e a Verratti che ha trovato molte difficoltà nel cercare spazi liberi dove lanciare gli attaccanti avversari, mostrandosi nervoso prima di essere sostituito.

Se il primo tempo è stato positivo, altrettanto non si può dire del secondo quando l’Italia ha rischiato di passare in svantaggio con un gol poi annullato dal VAR. Se fosse accaduto qualche anno fa, senza l’ausilio della tecnologia, probabilmente staremmo parlando di un’eliminazione per via di un errore arbitrale.
Nel post-gara il C.T. Mancini ha parlato di un calo fisico fisiologico, trattandosi della quarta partita, ma va ricordato che anche per l’Austria si parlava del quarto impegno in questo Europeo. Era necessario pensare almeno 15-20 minuti prima a qualche cambio, come ad esempio l’ingresso di Chiesa che ha poi deciso le sorti dell’incontro.

Non aver sbloccato prima la gara contro una squadra così tignosa ha condizionato poi l’andamento dell’incontro. Qualche occasione di troppo sciupata nella prima parte di gara che poteva essere gestita meglio. Sarà da lezione ad una Nazionale che deve prendere consapevolezza di poter andare avanti, con umiltà.

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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