Se in campo l’Italia continua a rendere e a promettere altrettanto bene, fuori dal campo non si fermano le polemiche sulla nostra Nazionale. Diciamoci la verità, ci stiamo mettendo anche del nostro per alimentare le fiamme, quasi con fare masochista, gettando ulteriormente carne a cuocere.

Il nucleo della discussione riguarda il “dilemma” dell’inginocchiarsi o meno, questione che sta tenendo banco ovunque durante questi Europei. Naturalmente il gesto abbraccia il movimento antirazzista “Black Lives Matter”, sebbene non tutti siano d’accordo con il da farsi. Difatti, sono solo tre le nazionali ad agire sempre attivamente, vale a dire Belgio, Galles e Inghilterra.

La nostra Nazionale invece, ha inizialmente optato per il libero arbitrio dei calciatori, salvo poi incombere nel caos dopo la sfida contro i gallesi. Al fischio d’inizio della suddetta sfida, dinanzi ad una squadra tutta in ginocchio, solo cinque dei nostri han fatto lo stesso, mentre gli altri, fermi e confusi, sono rimasti in piedi. Ed apriti cielo, giustamente ed ovviamente.

La polemica si placa solo a ridosso dell’ottavo di finale contro l’Austria, perché poi è il campo a voler essere protagonista. Tuttavia, il capitano Giorgio Chiellini riaccende la discussione, vista anche l’attesa per la decisione della squadra per la partita: “Credo non ci sia stata nessuna richiesta. Quando ci sarà la richiesta da parte dell’altra squadra, ci inginocchieremo, per sentimento di solidarietà e sensibilità verso l’altra squadra. Cercheremo di combattere il nazismo in un altro modo, con iniziative insieme alla Federazione nei prossimi mesi“. (fonte: RaiSport).

Ilarità a parte per il lapsus freudiano del difensore juventino, siamo sicuri che sappia che non sia il nazismo il nemico in ballo bensì il razzismo, le sue sono parole che avrebbero dovuto far riflettere.

Solidarietà contro il razzismo o verso il prossimo?

Sono tante le falle nel sistema del discorso di Chiellini, si parte fin dal principio: “Quando ci sarà richiesta dagli avversari, ci inginocchieremo”. Da quando un gesto di resistenza, un simbolo antirazzista deve essere chiesto? Ma poi, perché la richiesta dovrebbe pervenire dagli avversari?

Si prosegue con un laconico “Se ci inginocchieremo, lo faremo per solidarietà verso i nostri avversari”. Forse non risulta chiaro che la suddetta solidarietà deve essere mossa contro uno dei mali che attanaglia la società da secoli; di certo alla squadra avversaria non cambia molto ricevere il supporto dall’altro undici, se non in vista di un’idea condivisa e utile. Tralasciando la confusione finale tra nazismo e razzismo, che coincide con il caos regnante sulla questione, va sottolineato un benaltrismo di cui non potevamo fare a meno.

“Combatteremo il razzismo in altri modi con la Federazione”. Inginocchiarsi prima della partita non esclude assolutamente altri gesti benefici. Si tratta di un simbolo, nulla di più, un mattoncino attraverso il quale ergere poi un muro cementato, saldo e inamovibile. Da questa piccola cosa ci si addentra poi nella lotta, nella resistenza.

Alle dichiarazioni di capitan Chiellini è succeduta poco fa una nota ufficiale pubblicata dalla FIGC che recita così: “La Federazione Italiana Giuoco Calcio. nel ribadire il suo impegno incondizionato e quello di tutti gli Azzurri contro il razzismo e ogni discriminazione, ha ritenuto opportuno lasciare libertà di aderire alla campagna ‘Black Lives Matter’ “.

Libertà d’opinione o misero servilismo?

La libertà d’espressione come testimoniato anche dalla nostra Costituzione, è un vincolo inattaccabile. La FIGC ha scelto esattamente questa via, quella di provare a dribblare qualsiasi polemica lavandosene le mani, passando la palla ai calciatori. Spetta a loro adesso decidere, esporre se stessi e la propria idea ad un’eventuale gogna mediatica.

E’ un netto dietrofront rispetto alle parole di Chiellini, ma soprattutto a quelle circolate nel pomeriggio, secondo le quali l’Italia “non appoggerebbe la campagna BLM, si inginocchierebbe solo per solidarietà verso gli avversari”. Una versione troppo brutta per essere vera, che avrebbe fatto passare gli azzurri dall’ignavia all’ipocrisia, della serie: “Mi inginocchio perché lo fai tu, non perché condivido il perché tu lo faccia”. Insomma, bene la retromarcia, la via più facile che non scontenta nessuno, ma non benissimo, perché è lampante sia stato deciso così proprio per evitare problemi, non per altro. Accontentiamoci del buono che c’è, seppur nascosto.

Ben vengano i Pessina, i Toloi, i Belotti che si inginocchiano e scelgono, ma anche gli altri sei che hanno scelto. L’importante è questo: assumere una posizione, avere libertà d’opinione a proposito di un tema che va ben oltre il calcio, ma che dal calcio potrebbe ripartire, anche come esempio.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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