Italia, Bruno Conti: “Ventura sta lavorando bene. Insigne giocatore completo”

Bruno Conti

Sabato sera l’Italia di Giampiero Ventura affronterà la Spagna al Santiago Bernabeu, in una gara fondamentale per le qualificazioni ai prossimi Mondiali.

Il Messaggero ha intervistato un grande protagonista della storia della Nazionale, Bruno Conti. Intervenuto in merito, ha spiegato:

Quali similitudini esistono tra le due sfide dell’Italia al Bernabeu, quella del trionfo e la prossima?
«Innanzitutto la scarsa considerazione che accompagna l’Italia in questo viaggio. La Nazionale di Bearzot arrivò in Spagna criticata e sminuita, come se dovesse tornare subito a casa. E, invece, eravamo più forti di quanto ci considerassero anche i nostri avversari. E anche l’attuale gruppo azzurro è migliore di quanto si possa pensare. Ne sono convinto e lo vedrete sabato. Ventura sta lavorando proprio bene».

Si fida, insomma, del ct? 
«Vi racconto perché. Ho avuto la possibilità di vederlo lavorare, qualche anno fa, a Trigoria, quando ero direttore tecnico e Spalletti allenava la Roma per la prima volta. Gian Piero era senza squadra e Luciano, essendo suo amico, lo invitò per qualche giorno e gli chiese di lavorare con i ragazzi della primavera. Nelle esercitazioni mi resi conto che i suoi schemi offensivi erano moderni e soprattutto efficaci. Non mi sorprende che sia arrivato sulla panchina dell’Italia. È davvero preparato. E non ha paura».

Ha chiamato in causa i giocatori bianconeri e anche altri. C’è qualcuno tra gli azzurri che, però, può ricordarle proprio Bruno Conti?
«Insigne. Anche se lui segna di più. Come caratteristiche ci siamo. Fisicamente e tecnicamente. Anche a lui piace il dribbling, ma rimane altruista. Basta vedere la semplicità con cui prepara l’assist. Ha fantasia e velocità. È un giocatore completo: anche per merito di Sarri, dà sempre una bella mano ai compagni anche in fase di non possesso palla. Non pensa, insomma, solo ad attaccare. Come facevo anch’io».

Torniamo a sabato: perché la Nazionale ci deve credere?
«Io sono ottimista perché conosco quello stadio. Ti trasmette qualcosa di grande. E quindi ti spinge a dare il massimo. Ci sono appena tornato, a giugno, per un incontro tra vecchie glorie. Ho subito pensato a quella notte di trentacinque anni fa. Quest’Italia è la sintesi tra un gruppo di giocatori esperti e qualche giovane interessante. Gli azzurri devono sentirsi forti entrando al Bernabeu. In testa devono avere il mondiale. La voglia può fare la differenza. La Nazionale può fare un altro passo verso il futuro. Io so bene che i nostri vivai sono all’altezza dei migliori d’Europa. Noi pensiamo sempre che gli avversari siano extraterrestri. Lo dovevano essere anche il Brasile e l’Argentina nel mondiale spagnolo. Loro sono stati presuntuosi, noi no. Le nostre finali sono state quelle… Poi, la terza».

 

 

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Classe 1997, studente di Culture Digitali e della Comunicazione presso l'Università Federico II di Napoli. Da sempre appassionato di calcio, con il sogno di diventare giornalista. Web content e Social Media Manager per il Napoli Calcio a 5.

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