L’Inter di Simone Inzaghi è partita alla grande in questo inizio di stagione: esclusa la sfortunata sconfitta con il Real Madrid all’esordio in Champions League e il pareggio con la Sampdoria, i nerazzurri hanno ottenuto 4 successi in 4 gare di A andando a vincere in campi complessi come quello di Verona contro l’Hellas oppure a Firenze contro la Fiorentina.

In tutto ciò stanno venendo a galla i pregi e meriti del lavoro del tecnico piacentino, il quale nonostante una sessione di calciomercato estivo dove sono stati ceduti i pezzi più pregiati della rosa interista (rimpiazzati si, ma con giocatori sulla carta meno quotati) è stato in grado di ottenere la testa momentanea della classifica e di riuscire a dare un gioco ancora migliore in fase offensiva alla squadra.

La prestazione dei nerazzurri al Franchi contro la Fiorentina, vinta in rimonta per 1-3

L’Inter per larghi tratti ricorda la Lazio del periodo pre Covid, una vera e propria macchina da guerra che può colpire in qualsiasi momento e che è in grado di saper soffrire in partite non semplici come il 3-1 di Firenze.
I nerazzurri in 5 partite di campionato hanno realizzato 18 reti, con ben 11 marcatori differenti all’attivo, subendo solo 5 gol: vittorie larghe contro Genoa e Bologna, rispettivamente per 4-0 e 6-1, con ben due 3-1 fra Firenze e Verona ed il 2-2 a Marassi contro la Sampdoria. Uno dei marchi di fabbrica di tutte queste reti è sicuramente la pericolosità della squadra su palla inattiva, una delle armi letali a disposizioni della squadra di Inzaghi visto che ben 5 reti sono arrivate da quelle situazioni, seguita da molte reti arrivate grazie ad uno sviluppo in velocità e a delle ripartenze fatte tutte tramite azioni a 1 o 2 tocchi.

Nel 3-5-2 inzaghiano vi sono delle differenze rispetto a Conte vi è una maggiore ricerca del possesso palla ed una maggiore propensione ad attaccare per vie centrali, oltre a cercare meno la palla lunga ed in profondità. Il motivo è presto detto, poichè Inzaghi ha dovuto rinunciare al gioco in profondità e agli strappi ed anche fisicità in attacco di Lukaku, mentre con Dzeko e Correa la squadra nerazzurra è più spinta a cercare le combinazioni e a giocare palla a terra vista la tecnica di base migliore dell’argentino e del bosniaco rispetto al belga. Poi vi è anche il fattore Dumfries, giocatore abituato a spingere ma meno incline ad esempio a cercare la conclusione a rete rispetto ad Hakimi, oltre ad essere meno forte tecnicamente parlando del marocchino. Vi è poi la questione Çalhanoğlu, il quale è arrivato per sostituire Eriksen e che ovviamente riesce a dare anche lui un apporto maggiore in quantità ma ad essere comunque utile anche in qualità, nonostante una certa alternanza di rendimento nelle prestazioni che sembra ormai essere un suo tallone d’achille.

Il lato negativo dell’Inter, al momento, è qualche distrazione difensiva di troppo unita ad un possesso di palla spesso troppo ricercato, il quale è stato causa di alcuni gol subiti (come ad esempio quello di Ilic con l’Hellas Verona) e di qualche pallone perso di troppo che ha creato situazione pericolose per i nerazzurri.

Un video che analizza le differenze tecniche e tattiche fra Inzaghi e Conte

In sintesi Simone Inzaghi fino ad ora ha dovuto cambiare il modo di giocare dell’Inter, abituata ad un diverso tipo di modo di impostare la transizione offensiva sia per quanto concerne la costruzione dal basso che in ripartenza, riuscendo ad impostare come punti cardine Dzeko e Lautaro con gli inserimenti degli esterni o delle mezzali del centrocampo per i fraseggi. A ciò va aggiunto un netto miglioramento del rendimento su palla inattiva, così come una maggiore ricerca degli esterni di arrivare sul fondo piuttosto che provare ad accentrarsi per provare il tiro.
Sicuramente, come detto poco sopra, ci sono ancora dei lati del gioco da smussare e migliorare, ma il lavoro che sta facendo Simone Inzaghi riuscendo a plasmare l’Inter a sua immagine e somiglianza è notevole e potrebbe essere fondamentale non solo per raggiungere i tanto agognati ottavi di Champions ma anche per, chissà, poter permettere ai nerazzurri di cucirsi sul petto la tanto desiderata seconda stella.

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Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.