Per analizzare il ruolo di Luis Alberto Romero Alconchel nella Lazio sarebbe riduttivo osservare i numeri, per quanto mostruosi possano essere. Limitandoci alla Serie A, nella scorsa stagione con 6 goal e 16 assist totali lo spagnolo ha conquistato il primo posto nella classifica degli assist-man; nella stagione 2017/18, la migliore della sua carriera e, forse, degli ultimi 15 anni laziali per produzione offensiva, 11 goal e 14 assist; nella attuale invece ha già raggiunto i 7 goal, restando però a secco di assist. 

C’è da dire che la prima chiave di lettura per interpretare il ruolo del centrocampista di San José del Valle sta nel fatto che da ormai tre stagioni Inzaghi ha spostato drasticamente il proprio raggio di azione, abbassandosi sulla linea del centrocampo accanto a Milinkovic-Savic; i numeri della prima stagione italiana da titolare invece sono “gonfiati” dalla possibilità di giocare senza oneri di marcatura e recupero, da vero e proprio trequartista puro.

Mezzala moderna: pressing, dribbling e ripartenze

Forse proprio qui sta la attuale grandezza di Luis Alberto, la capacità di agire come una mezzala moderna, capace di recuperare palla nei pressi della propria area e di muoversi come un box to box, ma anche in grado di aggirarsi tra le linee con estro e dribbling: qualità che lo rendono un centrocampista moderno, letale e geniale nelle giocate, ma con movenze che rimandano a un calcio d’altri tempi, quasi romantico, come quelle di Rui Costa

Probabilmente le sue maggiori doti sono quella di saper creare superiorità con delle giocate, scardinando anche le difese più ostiche e, soprattutto, saper “pulire” il pallone in uscita, guidando contropiedi letali: pressing, recupero del pallone, rovesciamento di fronte, finalizzazione di Immobile. Uno spartito pressoché perfetto orchestrato da Simone Inzaghi e al centro della cavalcata dei biancocelesti nella stagione 2019/20.

La crescente finalizzazione di Luis Alberto

Nell’osservare i dati odierni del binomio con l’attaccante di Torre Annunziata stupisce particolarmente quindi che Luis Alberto sia ancora a secco di assist
Si potrebbe pensare quindi che ci sia una differenza nell’approccio nei passaggi, nel posizionamento in campo o, magari, solo nella precisione: i dati, tuttavia, allontanano quest’ipotesi. É vero che mediamente lo spagnolo effettua meno passaggi, ma la differenza non è eccessivamente marcata; inoltre la precisione totale è pressoché la stessa, a differenza degli “assist attesi” che sono nettamente minori. Nonostante questo il “Toque” è nella top 5 del campionato per passaggi chiave, a suggerire quindi la stessa predisposizione alla rifinitura di sempre.
Quello che davvero è cambiato è l’approccio al tiro; rispetto alla passata stagione il dato precisione è ampiamente migliorato, nonostante Luis tiri mediamente di meno in totale, lo fa con più accuratezza; i “goal attesi” sono più bassi rispetti all’anno scorso, anno in cui tirava anche le punizioni, mentre il saldo tra i goal realizzati e questi ultimi è ampiamente positivo.

Genio e sregolatezza nel rapporto con l’ambiente

Un vero e proprio “Mago” del centrocampo, in grado di risolvere partite con giocate personali, ma anche connotato da una certa discontinuità nel comportamento. In passato al centro di polemiche di mercato mai davvero concrete, incentrate soprattutto sul Siviglia dove è cresciuto calcisticamente e cui è sempre rimasto legato. Più recente invece la polemica, nata durante una diretta Twitch in cui gli si chiedeva un parere sul nuovo aereo acquistato dalla dirigenza. Risultato: video di scuse quasi immediato e multa.

Una “cazzata” come lui stesso ha ammesso subito, che ha ferito l’ambiente soprattutto per la pretestuosità e la mancanza di riguardo nei confronti di un allenatore che gli ha affidato le chiavi del centrocampo, lo ha sempre coccolato e messo al centro del progetto laziale dopo una stagione difficile come la prima a Roma. Un rapporto fatto di moltissimi alti e pochi bassi, come le smorfie di disappunto che arrivano puntuali quando viene sostituito. Apparentemente un paradosso per un giocatore che durante la settimana è costretto a gestirsi perché convive con la pubalgia da ormai vari mesi e che ha giocato anche a due settimane da una diagnosi di appendicite. 

Estro quindi, ma anche un po’ di sregolatezza, che però hanno regalato alla Lazio 3 punti contro la Sampdoria fondamentali per dimostrare di non avere la testa al Bayern. Contropiede, assist di Milinkovic, goal sotto al sette, esultanza alla Spiderman come promesso al figlio Lucas, ma poi anche la sostituzione al 64’ e il solito fastidio.

Inzaghi e Farris ormai ci sono abituati e non danno peso alla cosa: contro un Bayern privo di Muller, Luis Alberto sarà sicuramente una delle chiavi del match. A seconda dell’approccio alla partita, ma anche delle fasi del match stesso, può essere l’uomo capace di ribaltare il gegenpressing e sfruttare gli spazi come la Lazio sa fare.

Anche i tifosi ormai sono abituati al modo di fare del loro numero 10. Proprio nel video di scuse post-polemica ringrazia la Lazio per tutto quello che gli ha dato, ma ribadisce che, volente o nolente, non potrà mai essere un tifoso come Cataldi. Una affermazione lineare e di buonsenso, di grande affetto per tutto il mondo biancoceleste, ma anche di lieve distacco. Quando, però, a parlare resta solo il campo il giudizio è unanime e va al di là delle possibili tifoserie: Luis Alberto è l’uomo in più dei biancocelesti.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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