Serviva vincere per riportarsi a +6 dal Milan e vittoria è stata: l’Inter batte di misura per 1-0 l’Atalanta e continua la corsa verso lo scudetto.

Ci sono vittorie che pesano più di altre, per morale, valore tecnico e classifica. Per l’Inter questa ottenuta contro l’Atalanta vale decisamente tantissimo in ottica scudetto.

Se Antonio Conte si gode il successo e il primato a +6, esce amareggiato da San Siro Gian Piero Gasperini. La Dea ha ben figurato, ha perso per un episodio e subendo pressoché nulla. Tuttavia, a questi livelli sono proprio i dettagli a fare la differenza, così com’è successo ieri sera.

Andiamo più nel dettaglio della partita, analizzando le difficoltà dell’Inter, i meriti dell’Atalanta, gli accorgimenti tattici dei due allenatori e le prospettive future delle due squadre.

L’analisi tattica del match

Andiamo oltre il risultato. Come testimoniato anche dal risicato risultato finale di 1-0, la partita è stata molto equilibrata dall’inizio alla fine.

L’Inter è partita con la novità Vidal come mezz’ala sinistra al posto di Eriksen, mentre l’Atalanta a sorpresa gioca con Pessina dietro Zapata e Malinovskyi. Il pallino del gioco è stato degli ospiti fin dai primi minuti di gara, grazie soprattutto al pressing che ha portato loro ad arrivare sempre primi sulle seconde palle. Difatti, l’Atalanta sembrava andare il doppio dell’Inter, visto il dominio a centrocampo con De Roon e Freuler che hanno giganteggiato per tutti i 90′. Completamente assente Vidal, mangiato dagli avversari, male anche tecnicamente in fase di possesso.

La peculiarità maggiore degli ospiti del primo tempo è stata l’apertura sulla fascia dei due attaccanti, lasciando libertà centralmente a Pessina. L’ex Verona ha svariato su tutta la metà campo avversaria, aggredendo costantemente Brozovic in costruzione.

L’Inter non ha avuto neanche la solita arma del binario di destra, perché sono stati letteralmente innocui Barella e Hakimi. Il merito va dato a De Roon e Gosens, i quali hanno chiuso ogni linea di passaggio. In particolare, il tedesco ha sempre aggredito altissimo l’ex Real, con quest’ultimo che non si è mai reso pericoloso. Bloccato così ogni accesso a Lukaku, stretto e chiuso nella morsa dei difensori atalantini.

Il vantaggio dell’Inter, giunto al 54′ grazie a Skriniar su azione da corner, rimescola le carte, ma neanche così tanto. L’Inter si è chiusa ancora più di prima, passando dal 5-3-2 a un 5-4-1 finale, con lo spostamento di Lautaro e Barella sulle fasce. Al contrario, l’Atalanta si è incupita e a tratti innervosita, con l’avversario che è andato in vantaggio con l’unico tiro in porta. A nulla sono valse le mosse di Gasperini, il quale è passato al 4-2-3-1 negli ultimi venti minuti, così come accadde nella sfida d’andata. Quella volta il pareggio arrivò, stavolta il tridente Mahle – Miranchuk – Ilicic dietro Muriel si è scontrato contro il muro interista e un Handanovic sempre attento.

A lezione di difesa

Si sono scontrati rispettivamente il primo contro il secondo attacco del campionato, eppure è stata la partita delle difese. I duelli individuali che si sono instaurati nel corso del match hanno brillato sul resto, garantendo spettacolo per gli amanti della fase difensiva.

Un focus particolare meritano lo scontro tra Skriniar e Zapata e quello tra Lukaku e Djimsiti. Entrambi sono stati dominati dai difensori, a dispetto del risultato finale che premia un’unica squadra, ovvero l’Inter.
Nel primo caso, vista l’apertura del colombiano sulla fascia, lo scontro frontale contro il possente slovacco è stato inevitabile. Il centrale nerazzurro fa del contrasto nell’1 vs 1 il suo fondamentale prediletto, spesso affidandosi all’istinto allungando il gambone e usando il fisico. Agendo come suo solito, ha costretto sempre verso l’esterno l’avversario, usufruendo anche del raddoppio concessogli da Hakimi.

Ancora più appassionane e divertente è stato il duello Djimsiti-Lukaku, con l’albanese che non si è mai fatto superare, e quell’unica volta che ciò è avvenuto è riuscito a rimontare e rimediare al proprio errore. Il difensore orobico ha letto dal principio i punti deboli dell’avversario, dunque lo ha aggredito fin dal primo controllo. L’ex Manchester United non è mai riuscito neanche a girarsi, costantemente anticipato dall’avversario e distrutto anche fisicamente.

Menzione d’onore per Bastoni e Romero, due centrali estremamente diversi ma da elogiare per la crescita esponenziale mostrata quest’anno. Se il primo è stato sempre attento in copertura e aiutando come sempre in impostazione, il secondo ha dominato il gioco aereo. Difatti, l’argentino è stato il calciatore con più duelli aerei vinti, più contrasti e più intercettazioni (fonte: WhoScored.com).

Il doveroso ottimismo di Conte e Gasperini

Nonostante ne sia uscita vincitrice solo una, possono guardare al futuro con ottimismo entrambe le squadre. Insomma, non solo Conte, anche Gasperini può e deve uscire dal sorriso da questa partita, nonostante un po’ d’amaro in bocca.

Partendo dall’Inter, la vittoria contro l’Atalanta può essere stato uno dei tasselli fondamentali per lo scudetto. Incanalato il settimo successo di fila, con all’attivo 18 gol fatti e 2 soli subiti, i nerazzurri sono al primo posto a +6 dal Milan 2°, con scontri diretti a favore. In più, i nerazzurri godono del miglior attacco e di una difesa divenuta a tratti impenetrabile nel 2021. Altro elemento da non trascurare è il calendario, visto che il prossimo scontro contro una squadra di alto rango è contro il Napoli il 18 aprile. Un filotto nelle prossime quattro gare (contro Torino, Sassuolo, Bologna e Cagliari) potrebbe portare la spinta decisiva verso lo scudetto. Del resto, le coppe europee sono affare solo delle rivali, un vantaggio alla lunga decisivo.

Uscita a testa alta da San Siro, l’Atalanta resta al 5° posto, a -1 dalla Roma quarta, dunque in piena corsa Champions League. E’ questo l’obiettivo fissato a inizio stagione dagli orobici e siamo ottimisti sul fatto che alla fine verrà agguantato.

A favore della Dea parlano i numeri, il gioco, la qualità. Sono tanti i fattori che alla lunga potrebbero portare più di una gioia per una squadra che è ormai a tutti gli effetti una realtà ben consolidata. L’addio a gennaio del Papu Gomez non ha fermato un attacco inarrestabile, con 60 gol all’attivo, dietro solo all’Inter che sta a 63. Difatti, è salito in cattedra Luis Muriel, capocannoniere della squadra con 15 reti e per distacco il migliore della squadra. Le alternative in avanti e in difesa dimostrano che la squadra è forte, la rosa è di quelle lunghe. Infine, la qualità del gioco è solo una ovvia conseguenza di quanto di buono narrato fin qui.

Un successo dal leggero retrogusto di scudetto per Antonio Conte, che in allegriana maniera ha vinto di corto muso, avvicinandosi a quell’obiettivo divenuto obbligo dopo l’uscita da tutte le coppe. E’ tuttavia ancora presto per rilassarsi, perché ora arriva il difficile: confermarsi al primato lasciandosi scivolare di dosso un’inevitabile pressione.


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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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