Alla fine la margherita è stata sfogliata, scegliendo un petalo che sorprende tutti. Luciano Spalletti è quasi ufficialmente il nuovo allenatore dell’Inter targata Sabatini. I due hanno già lavorato insieme alla Roma, si ritroveranno assieme all’ombra di San Siro. Come dicevamo però la scelta sorprende tutti, poiché nei giorni scorsi si era parlato tanto, tantissimo di Conte. Voce poi ampiamente raffreddata.

King Antonio, fresco campione d’Inghilterra col suo Chelsea, ha però fatto attendere troppo Suning: troppe perplessità, dubbi e anche quel sospetto che il tecnico italiano volesse soltanto strappare qualcosa di più ad Abramohvic ha fatto si che la proprietà interista virasse su Spalletti.

Già, perché in casa Inter non c’è più tempo di aspettare: serve un allenatore convinto e motivato dal progetto, pronto a ricostruire dalle ceneri lasciate da questa ennesima delusione post Triplete un’Inter che sappia tornare ai fasti di un tempo. Milano e il calcio italiano in generale hanno bisogno del ritorno dell’Inter.

Per quanto concerne la scelta di Spalletti, beh forse non c’è nulla di più sensato, ed ecco una lista di 7 motivi, in particolare tattici ottenuti analizzando il gioco della Roma, che vi convincerà che l’arrivo del tecnico toscano è una scelta ben più saggia di quel che si pensi, volta a creare un’Inter dominatrice e vincente.

  1. E’ un’allenatore libero da qualsiasi forma di contratto, motivato e conoscitore del campionato italiano. Propone un gioco esteticamente bello da vedere ma anche dannatamente efficace (chiedere a Dzeko per conferme) ma su quello ci soffermeremo nei prossimi punti. Inoltre si è dimostrato un tecnico di polso in grado di dare la precedenza prima allo stato e salute del gruppo, piuttosto che ai singoli, gli esempi di Dzeko arrabbiato dopo una sostituzione o la gestione di Totti ne sono la prova. Inoltre Suning vuole dimostrare il fatto che il progetto calcistico intrapreso è serio e di grande avvenire e non può di certo attendere le decisioni di una persona (riferimento ad Antonio Conte ed altri tecnici sondati non casuale).
  2. Il tecnico toscano ha già dimostrato nell’ultima annata a Roma un’idea di calcio ben definita, mostrando un gioco prettamente offensivo. Il principale beneficiario ovviamente ne è stato Dzeko, capocannoniere del campionato. Il bosniaco è l’attaccante che tira di più in A ed è fondamentale il suo lavoro per la squadra, come dimostrano i contrasti aerei vinti a partita e i calci piazzati che riesce a procurarsi. I suoi movimenti sono risultati cruciali anche nella fase di avvio dell’azione, inoltre favorisce gli inserimenti da dietro di Perotti, El Shaarawy o Salah che hanno potuto scatenare la loro potenza di fuoco offensiva.
  3. La Roma ha sviluppato un gioco con due terzini diametralmente opposti fra di loro: Rudiger e Emerson. Il tedesco è un centrale adattato, l’italo brasiliano un terzino di pura spinta. Il contributo del tedesco è essenziale e ha reso più flessibile la difesa giallorossa, permettendo in fase di possesso palla di creare una linea a quattro in mezzo al campo, con Rudiger che rimane arretrato a comporre una linea a tre sganciandosi sporadicamente in avanti. Una linea a quattro col tedesco sul centrodestra che diventava a tre in fase di possesso.
  4. Fondamentale anche il gioco più votato all’orizzontale che al verticale. La transizione del pallone passa soprattutto dai piedi di De Rossi e Strootman (in alternativa Paredes). I palloni toccati a partita dai due mediani sono tantissimi, con uno dei due centrocampisti che si sgancia in avanti per dare man forte alla manovra offensiva. Senza dimenticare che in fase di possesso il centrocampo romanista diventa a 4. Perno di questo nuovo tipo di gioco è l’olandese che rispetto al passato contribuisce maggiormente alla fase offensiva come si evince dai gol e assist fatti, rimanendo comunque uno dei leader per quanto riguarda palle recuperate e intercettate. Spalletti gli chiede un’evoluzione tattica nella logica di un gioco posizionale che addensa il corridoio centrale, assieme a Nainggolan, per poi sviluppare oltre la maggior parte delle azioni d’attacco sulle corsie esterne, quindi orizzontalmente .
  5. La Roma inoltre era stata disegnata intorno a Nainggolan, che Spalletti ha voluto da trequartista alle spalle del centravanti, togliendolo dalla linea mediana per favorirne le doti balistiche e di inserimento, salvo ovviamente in fase di non possesso dare una mano in ripiegamento. Nella sua nuova posizione quest’anno è riuscito ad essere decisivo con la bellezza di 14 reti in stagione, essendo spesso per i compagni un punto cruciale nella costruzione della manovra offensiva ma anche come primo portatore di pressing sugli avversari è una ulteriore garanzia per chi gli copre le spalle, sapendo che grazie all’asfissiante pressione del belga e degli altri tre tenori in avanti molto probabilmente gli avversari cercheranno il lancio lungo, favorendo il recupero del pallone grazie alla potenza aerea dei due centrali difensivi della Roma.
  6. I due centrali difensivi appunto, molto diversi fra di loro: Fazio è un giocatore non prettamente rapido ed esplosivo, ma molto intelligente tatticamente. Dotato anche di un piede discreto era in grado di far ripartire l’azione. Manolas invece è un centrale molto più votato a giocare di anticipo, a pressare alto l’avversario e a sfruttare molto il suo strapotere fisico che unisce velocità e grande fisico, oltre che a una concentrazione fuori dal comune. Era fondamentale quindi avere quindi due centrali diversi fra di loro ma in grado ai amalgamarsi perfettamente.
  7. Ecco anche spiegato il perché Spalletti molto probabilmente in sede di mercato richiederà in particolare tre dei suoi ex giocatori allenati a Roma: Nainggolan, Strootman e Rudiger. Giocatori che mancano terribilmente nello scacchiere interista e che soprattutto sono fondamentali nell’idea di gioco del tecnico toscano. Senza dimenticare De Rossi e Emerson, anche loro possibili obiettivi dell’Inter. Ovviamente la Roma difficilmente si priverà di ben 5 elementi titolari, quindi la società sarà costretta a virare su altri obiettivi. Nei nuovi arrivi inoltre dovrà essere compreso un centrale difensivo, con il duello fra De Vrij, Manolas e Rodrigo Caio pronto a scatenarsi. Ghoulam è un obiettivo per l’out di sinistra. Nainggolan o Strootman i principali per il centrocampo, ne arriverà solo uno dei due, visto che Spalletti dovrà valorizzare al massimo Joao Mario. Candreva e probabilmente uno fra Berardi, Lemar e Bernardeschi saranno le ali offensive. Icardi ed un’eventuale vice, Petagna? I killer dell’area piccola. Tutto ciò ovviamente sarà volto a colmare le lacune tattiche e tecniche mancano ai nerazzurri per costruire un’Inter alla Spalletti, spiegata appunto dal punto 2 al punto 6.

La linea guida sembra essere tracciata, con Suning pronta a fornire mezzi tecnici al suo allenatore per far tornare l’Inter ai livelli che le competono. Il progetto e l’idea nella testa della proprietà interista sembrano finalmente chiare e limpide. Qualcosa a Milano, sponda nerazzurra , si muove.

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Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.

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