La storia è fatta di leader che hanno imposto la propria posizione di supremazia nei confronti degli altri, ma il passato è fatto anche da potenti carismatici capaci di poter risollevare il morale del proprio esercito o di un popolo intero.

Di esempi ne abbiamo a bizzeffe ed uno tra tutti è Luciano Spalletti.

Il tecnico toscano arriva nella Milano nerazzurra dopo l’ennesima stagione fallimentare dell’Inter ed io in primis ero titubante a causa di alcune dichiarazioni durante le interviste nel post partita ai tempi della Roma. Non vi nego neanche che essendo un fedelissimo di Mourinho ricordo anche la frase: “Spalletti solo prime-time”.

Noi tifosi dell’Inter siamo anche abituati alle sofferenze e al fumo negli occhi, sopratutto dopo gli ultimi campionati post 2010. Promesse, bilanci, colpa della UEFA e dei debiti, scelte molto discutibili, esoneri su esoneri e zero progetti(anzi troppi).

“Io non sono più bravo degli altri che mi hanno preceduto, ma sono differente. Per cui, si lavorerà a modo mio e ho fiducia in questo, chiedo ai miei calciatori di fidarsi di me. Sarò al loro fianco al 100%. Ora dobbiamo lavorare giorno per giorno, per trovare una soluzione. Dobbiamo riportare l’Inter nella sua storia”. Una delle sue prime dichiarazioni durante la conferenza stampa di presentazione. Probabilmente da qui la scintilla con i tifosi.

Era luglio, il Manchester United ed il mio caro Mou erano sulle tracce di Ivan Perisic tra il FPF e l’ennesimo anno senza competizioni europee, pensai subito che il croato aveva già le valigie pronte per l’Inghilterra ed invece no… Spalletti riuscì a convincere il centrocampista chiedendo fiducia e a quello che sembra essere l’anno buono per risentire sul campo di San Siro il “The Champioooons!”.

La difesa morale nei confronti della rosa è uno dei fattori che mancava da anni. Che lo spogliatoio nerazzurro forsse demoralizzato dopo anche una sola gara sottotono è cosa nota e ciò lo dimostra anche carenza mentale applicata alla gara successiva. Spalletti, come mamma chioccia nei confronti dei suoi pulcini, è sempre stato pronto a difendere un giocatore e tutto l’ambiente.

Famosa è la dichiarazione in conferenza stampa post Cagliari commentando il gol di Perisic viziato forse da un fallo sul portiere dei sardi: “Se la vede così grigia la cosa, c’è bisogno che sposti l’elefante perché non la vede bene. Tutta Italia ha visto? Ma chi glielo dice? Io sono stato in cinque trasmissioni prima di presentarmi qui in conferenza e le assicuro che nessuno mi ha detto una cosa del genere. Se per lei è fallo di Perisic, posso dirle che per me è esattamente il contrario”.

Il leader maximo, non quello cubano ma il toscano, dopo 4 mesi ha fatto risollevare il capo a noi tifosi dell’Inter con prestazioni più o meno buone ma che portano il risultato a casa. Il team manager della Ferrari, Maurizio Arrivabene, dice spesso una frase: “Testa bassa e piedi per terra”.

Non a caso i giocatori corrono, scalpitano, cercano la giocata e non si arrendono più anche dopo uno svantaggio considerando il fatto che anche chi è stato fischiato è riuscito a dare ottime prestazioni sul campo. Forse è fortuna, forse facciamo un altro sport, forse non sarà l’anno buono dello scudetto perché sulla carta Juventus e Napoli sono ancora superiori, ma forse è l’anno in cui possiamo credere di giocarci un campionato non di sopravvivenza ma da protagonisti.

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Campano di nascita e siciliano d'adozione, classe 93' e passato da terzino destro. Ho successivamente capito che rendo meglio da giornalista che come calciatore.

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