L’esperienza di Rafinha con la maglia dell’Inter la si può racchiudere nella classica frase “breve ma intensa” perché, anche se il centrocampista ha giocato in nerazzurro solamente sei mesi, è riuscito creare un buon rapporto con la tifoseria e, a detta sua, è stata un’esperienza spettacolare anche se rimane un po’ di rammarico per il mancato riscatto.

Quella all’Inter è stata un’esperienza spettacolare. Era uno stile di calcio e una lingua che non conoscevo. Il calcio in Spagna è più tecnico, in Italia è molto più tattico. Ad esempio, in Spagna è difficile vedere una difesa con una linea di 5. Per me comunque era importante tornare a giocare il numero massimo di partite dopo l’infortunio, sapevo che era importante la mia capacità di adattarmi rapidamente. Ringrazio i miei compagni e ai tifosi nerazzurri, sono stato accolto benissimo e ho recuperato la fiducia nel mio modo di giocare a calcio”, spiega Rafinha durante un’intervista rilasciata al quotidiano brasiliano Lancenet.

Il brasiliano continua: “Sono stato benissimo all’Inter e pensavo di restare. Ero veramente convinto che con la qualificazione in Champions sarei rimasto, ma non è successo. Il calcio resta una questione di affari e a volte il calcio non realizza i desideri delle persone. Ora sono un giocatore del Barcellona. Non mi sono ancora riunito con il club, ma nella mia testa c’è l’idea di presentarmi in ritiro l’11 luglio e poi vedremo. Sono pronto a tutto”. 

Parentesi anche sul Brasile impegnato nel Mondiale in Russia, competizione dove non vede protagonista Rafinha, almeno sul campo: “Vedo una squadra con un potenziale enorme. Stiamo vedendo una Seleção che sta migliorando gradualmente, c’è un gruppo eccellente. Sono molto fiducioso che vinceranno questa Coppa. Il mio sogno è poter tornare a indossare la maglia della Nazionale brasiliana. Ho molte motivazioni, la prossima stagione partirò da zero. Vedo un’opportunità per lavorare sodo e farò del mio meglio per realizzarlo”.

Mazinho? Il consiglio più importante che mi dà è di essere me stesso e soprattutto di divertirmi a fare ciò che amo di più, cioè giocare a calcio. Da lui come giocatore ho imparato il lavoro e il sacrificio sul campo. Non ho mai nascosto di essere un flamenguista. Ho iniziato al Maracanã mano nella mano con Julio Cesar quando avevo 8 anni. Ho visto quello stadio, quella folla e io ero affascinato.Uno dei miei sogni è che un giorno io possa indossare la maglia Flamengo. Ora so che è difficile, ma è qualcosa che prenderei in considerazione (ride, ndr)”, riporta Calciomercato.com.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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