Torna a parlare uno degli attaccanti più vincenti della storia del calcio: Samuel Eto’o è stato uno dei protagonisti del triplete dell’Inter e proprio per tale motivo è rimasto nel cuore dei tifosi interisti. Il calciatore del Camerun, ospite speciale del programma E poi c’è Cattelan in onda su Sky Uno in seconda serata, ha ricordato i momenti relativi alla finale di Champions League contro il Bayern Monaco e soprattutto il suo discorso volto a spronare i compagni: “Dissi loro che avevo giocato tante finali ma questa era la più speciale. Dovevamo fare qualcosa per il nostro popolo, che se lo meritava da tantissimi anni. O moriamo sul campo e portiamo a casa la coppa, o moriamo perché non facciamo ritorno a Milano. Grazie a Dio tutto è andato bene. Ringrazio Mourinho perché ha fatto una cosa che pochi allenatori avrebbero fatto. Dopo aver fatto il discorso, disse al gruppo: ‘Ora Samuel ci dirà come vinceremo’. In finale vince chi va a vincere una finale, l’importante è portarsi a casa il trofeo. Ognuno di noi pensava che avevamo sofferto molto per arrivare alla finale, superando tappe come Barcellona e Chelsea. Era da più di 40 anni che non vincevamo e il nostro pubblico desiderava solo questo sogno, per questo c’era molta emozione. Mi sono girato e ho visto che Julio piangeva”. 

Successivamente ha parlato anche di altri temi:

E’ vero che sei arrivato all’Inter per un messaggio di Materazzi?
“Sì, è vero, e ne approfitto per ringraziarlo. Non ci conoscevamo e per questo ho chiamato Albertini, con il quale avevo giocato al Barcellona, e gli ho detto ‘Ho ricevuto un messaggio da una persona che si chiama Materazzi, puoi verificare che sia lui?’. Cinque minuti dopo mi è arrivata la conferma. Se ho giocato nell’Inter è stato grazie a Marco Materazzi”. 

Quante Champions hai vinto? 
“Ho vinto quattro Champions, ma una non me la contano, quella con il Real Madrid contro la Juve, ero molto giovane”.

Hai mai avuto paura di non farcela?
No, avevo talento, voglia di arrivare, avevo solo paura dei cani. Sì, ho avuto una bruttissima esperienza, ho una cicatrice importante sul ginocchio e da lì ho iniziato ad avere paura”. 

Mai pensato di essere un predestinato? 
Quando sono arrivato in Europa sì, ma in Africa le opportunità non sono molte e allora ci sono momenti in cui dubiti. Quando sono arrivato al Real ho detto ‘Questa è la mia strada, succeda quel che succede ce la farò’. Sono arrivato grazie ad un giocatore che si chiama Pirri, giocava nel Madrid, un grandissimo giocatore, mi vide giocare contro la Nazionale giovanile della Costa d’Avorio e mi disse ‘Vuoi venire a fare un provino nel Real?’. All’inizio non ci credevo, ma ci andai, incontrai Roberto Carlos, Raul, Redondo, erano i miei idoli. E avevo Fabio Capello come allenatore. Ricordo che dopo l’allenamento Capello arrivò è mi disse ‘Tu resti qui’.

Esordio in Nazionale contro l’Italia?
Non avvenne nella prima partita con l’Italia. Fu un’esperienza negativa per il risultato di squadra, ma positiva per me: il miglior giocatore del mondo, Roberto Baggio, mi ha dato la sua maglietta a fine partita. Era molto umile, si fermò con me”.

Gol nelle finali di Champions?
Contro il Manchester Iniesta mi ha fatto l’assist, ho fatto una finta e poi ho tirato di punta. Ho segnato anche contro l’Arsenal (2006 ndr)”. 

Come si preparano le finali?
Al Barcellona preparavamo le partite in maniera tranquilla durante la settimana, quando arrivavamo nello spogliatoio era come se andassimo solo a finire il lavoro. Nella finale di Roma è stato speciale invece, quando tornammo dal riscaldamento nello spogliatoio Guardiola spense tutte le luci e ci fece vedere il film “Il Gladiatore”. Ci diede molta energia e uscimmo super carichi. La partita è andata come è andata, abbiamo vinto”. 

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Classe 1994, studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Sabino di nascita e napoletano di adozione, coltivo la passione per il calcio e per la scrittura tanto da analizzare tutto ciò che ruota intorno a tale sport. Obiettivi futuri? Descrivere un calcio che unisce e da speranza a tutte le persone, senza differenze tra colori e categorie.

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