Partiti Romelu Lukaku, Achraf Hakimi e il tecnico Antonio Conte, sembrava a tratti impossibile ripartire ad alti livelli, eppure l’inter ci sta riuscendo. Tra i nerazzurri la voglia di bissare lo scudetto dell’anno scorso, Simone Inzaghi sogna di entrare nella storia del club fin da subito, nonostante le illustri partenze estive.

Vuoti che per ora non appaiono ingombranti, visti i 22 gol fatti in 7 gare, fatta eccezione per un’assenza che sta pesando ben più delle altre: Christian Eriksen. Può sembrare pura retorica, eppure il danese manca eccome a questa squadra.

Non lo diciamo certo per ragioni affettive legate alle sue condizioni di salute e al suo grave incidente avvenuto quel nefasto pomeriggio di giugno agli Europei. Eriksen manca a questa Inter per chiari motivi tecnici e tattici, anche perché chi lo ha rimpiazzato non è all’altezza.

La soluzione del doppio regista: Eriksen+Brozovic

Una delle chiavi di volta adottate dall’allora tecnico nerazzurro Antonio Conte fu il graduale e lento inserimento di Christian Eriksen nell’oliato 3-5-2. L’ex Spurs fu prima provato da regista al posto di Brozovic con buoni risultati, per poi essere inserito proprio insieme al croato. Una soluzione che prevedeva in fase di possesso un cangiante 4-4-2 col doppio regista e l’allargamento a turno di uno dei due braccetti di difesa, ovvero Skriniar e Bastoni.

Questa fluidità tattica permetteva all’Inter di ottenere più vie di smarcamento centrale, la possibilità di costruire con Brozovic ma anche con Eriksen, i quali si abbassavano tra i centrali e garantivano qualità e smistamento. Su tutti, il principale vantaggio era divincolarsi da quelle scabrose situazioni in cui il regista croato veniva marcato a uomo e dunque era difficile partire dal basso alla “Conte maniera”.

Inoltre, sempre nella sua ibrida posizione da mezz’ala sinistra garantiva tecnica anche e soprattutto in avanti, grazie al suo essere perfettamente ambidestro e alla sua grande visione di gioco. Ricordiamo certamente i preziosi gol in chiave scudetto contro Napoli e Crotone.

Un flop annunciato: le difficoltà di Calhanoglu

È bene chiarire dal principio che il turco sia arrivato in extremis, un’operazione lampo causata esclusivamente per l’incidente di Eriksen. Un affare di cui va considerata la totale gratuità, sebbene di mezzo ci sia un ingaggio da 5 mln annui che pesa sul groppone. Premesso ciò, possiamo affermare che il matrimonio Hakan Calhanoglu – Inter era un fallimento molto semplice da prevedere.

Basta considerare che al Milan ha dimostrato ampiamente di non poter giocare mezzala ma solo da trequartista tra le linee, e nemmeno con così tanta costanza, per usare un eufemismo. L’ex rossonero non ha le capacità tecniche e mentali per poter coprire la porzione di campo che attualmente ha in obbligo, parte troppo dietro e ne perde di lucidità e gamba. Difatti, nelle 6 presenze collezionate in Serie A è sempre stato poi richiamato in panchina, un po’ per stanchezza, un po’ per scarso rendimento.

Ne soffre chiaramente anche la squadra in fase difensiva, poiché manca l’apporto di un uomo cardine sull’out di sinistra, colui che dovrebbe dare manforte a Perisic e Bastoni. Del resto, i numeri non sono dalla sua parte: fin qui solo 1 gol al debutto e 2 assist da fermo, decisamente troppo poco.

Le possibili alternative: il reintegro di Vidal e Vecino

Viste le carenze evidenti di Calhanoglu, ecco ritornare in auge i nomi di Arturo Vidal e Matias Vecino per ricoprire il ruolo di mezz’ala sinistra. Entrambi finiti ai margini per diversi problemi fisici l’anno scorso, i due esperti centrocampisti garantiscono gran atletismo e dinamismo al contrario dell’ex rossonero. Di conseguenza, si migliora notevolmente in fase di copertura, peccando però al contempo qualitativamente.

E’ ben noto come i due non eccellano con i piedi, rimediando però con corsa e soprattutto inserimenti in chiave realizzativa. Peculiarità che però non significano garanzia, poiché tra l’età che avanza e i numerosi acciacchi ogni infortunio è dietro l’angolo, per non parlare dell’ipotesi del lungodegente Stefano Sensi, come sempre fermo ai box per noie muscolari.

O Calhanoglu si dà una svegliata al più presto, o si profila una bella gatta da pelare per Simone Inzaghi, poiché non avrebbe qualità e continuità in un ruolo per lui cardine, laddove alla Lazio aveva il suo “amato” Luis Alberto, top player che sapeva fare sempre la differenza. Visti i precedenti, dubitiamo di una potenziale “rinascita” del turco.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.