Inter, 6 tornata! Per il bel gioco, però, chiedere ad altri

Sei vittorie consecutive, come non accadeva da tempo. Sei affermazioni in incontri difficili come la trasferta di Eindhoven e quella di Genova contro la Sampdoria, per passare dai successi di prestigio contro Fiorentina e Tottenham fino ad arrivare a Cagliari e SPAL.

 

L’Inter di Luciano Spalletti ha realizzato un vero è proprio filotto vincente, con sei vittorie conquistate negli ultimi sei incontri, dimostrandosi forse meno “pazza Inter” del solito e più squadra. Tutto è cambiato la sera della vittoria al cardiopalma col Tottenham: fino al minuto 85’ di quella partita (prima del pareggio di Icardi al 86’ ndr), i nerazzurri erano in totale crisi nera di risultati utili avendo ottenuto una sola vittoria nelle prime quattro uscite stagionali e Spalletti era sulla graticola.

Poi c’è stata una reazione, un qualcosa di illogico dettato forse dall’orgoglio e da mentalità da grande squadra: Icardi, avulso dal match fino a quellistante, pareggia i conti con un gol da cineteca e Vecino la prende di testa (ancora) per il 2-1. Da lì solo vittorie, anche se tutte con un fattore comune: la sofferenza. Esattamente, perché l’Inter fatica a gestire il risultato. Tutte le partite vinte in questo filotto sono state, per la maggior parte, vinte con un solo gol di scarto e quasi sempre in bilico nell’esito finale fino agli ultimi minuti. Sorge spontaneo chiedersi il perché l’Inter faccia dannatamente fatica a portare a casa il risultato, cosi come è facile la risposta: manca tanta qualità in mezzo al campo ed in generale nella rosa.

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Mauro Icardi

I nerazzurri non giocano molto bene, si affidano alle vampate dei singoli e agli strappi dei fuoriclasse. Il giocatore con più qualità in mezzo al campo è Borja Balero (che difatti sta riguadagnando punti agli occhi di Spalletti e dei tifosi) ma non ha più la corsa di un tempo, seguito da Brozovic che però non può tirare la carretta per tutto l’anno. L’Inter quest’estate ha perso due uomini di qualità e di palleggio straordinari che servivano come eventuali altre soluzioni in fase di possesso palla quando bisognava sfidate difese chiuse o gestire il risultato: parliamo ovviamente di Cancelo e Rafinha, uno andato alla Juventus e che sta avendo un rendimento altissimo mentre l’altro ritornato alla casa madre, al Barcellona.

I due talenti cristallini di quei due giocatori non sono stati rimpiazzati da nessun rinforzo in sede di mercato, molto probabilmente per scelta voluta da Luciano Spalletti: il tecnico di Certaldo ha preso di spontanea volontà La decisione di affidarsi ad un Inter più fisica e più arcigna, difficile da scalfire. Ha deciso di puntare sulle fiammate e giocate dei singoli, sulle ripartenza veloci con palle in verticale a massimo due tocchi, con poco possesso palla. Ha scelto Vrsaljko e non Cancelo, Keita e non Paredes, Nainggolan e non Rafinha.

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Luciano Spalletti

Spalletti si è preso le responsabilità di puntare su una squadra totalmente diversa rispetto allo scorso anno, che molto probabilmente faticherà contro le piccole (come successo ad inizio campionato), vista la mancanza di qualità della rosa dal punto di vista tecnico, ma che sarà in grado di esaltarsi in Europa (come dimostrano le due vittorie su due ottenute) ed in campionato nei big match complice gli ampi spazi che potranno essere concessi dagli avversari.

L’Inter di Spalletti può aver, forse, finalmente trovato la sua identità: è una squadra brutta, tosta, cattiva e forse vincente. Molto probabilmente piacerà meno ai tifosi, li farà soffrire di più ed esprimerà un calcio peggiore, ma quel che è certa è una cosa: Inter, 6 tornata!

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Amante di Inter e del calcio in tutte le sue forme, Classe 1995, redattore di Novantesimo. Come la squadra che ama, si sente un po' pazzo anche lui a volte. Telecronista per Sportube e Helpdesk per BonelliErede. Hobby? Videogiochi, serie tv e libri.