Inferno Inter: il pari con lo Slavia condanna i nerazzurri ad un girone in netta salita

Troppo brutta per essere vera. L’Inter di Conte stecca alla prima vera prova del 9 all’esordio in Champions League contro un avversario modesto quale lo Slavia Praga.

Un pari che di fatto costringe i nerazzurri a cercare assolutamente i 3 punti contro squadre dal calibro di Barcellona e Borussia Dortmund. Inutile sottolineare come ci si attendesse una vittoria dal match odierno, peraltro giocato in casa propria con il pienone a San Siro.

I nerazzurri non hanno colto i campanelli d’allarme parsi chiarissimi contro Cagliari ed Udinese, mostrando un atteggiamento blando, senza alcun barlume di cattiveria agonistica. Ma ripercorriamo con ordine. Antonio Conte si affida ancora al 3-5-2, con poche novità di formazione: D’Ambrosio ricollocato centrale a destra al posto di Godin, Gagliardini scalza sia Barella che Vecino. Non c’è Lazaro dal 1′ come vociferato nelle immediate ore precedenti alla gara e Lautaro torna ad affiancare Romelu Lukaku.

Le prime battute di Inter – Slavia Praga

Sin dai primi istanti l’Inter approccia la partita con evidente sufficienza, come pensasse di aver vita facile contro il più semplice – sulla carta – avversario del girone. Inizialmente la Beneamata riesce persino a rendersi pericolosa: Lautaro viene più volte murato dalla difesa, Lukaku sfiora un super gol al volo su cross e D’Ambrosio si divora una rete incredibilmente semplice di testa.

Balza però agli occhi la sterilità dell’attacco interista: il “Toro” pare un lontano parente di quello ammirato in nazionale: davvero troppe lo occasioni sprecate, errori che a questi livelli non si possono e non si devono perdonare. Occorre una maggior concretezza per poter assistere alla definitiva consacrazione dell’argentino. Lukaku appare come un corpo a sè all’interno della squadra: spesso pescato a “gironzolare” per il campo, il belga non risulta di fatto mai decisivo. Non pressa, non prova la giocata. Il livello di grinta e determinazione mostrato dal Gigante di Anversa pare ancora lontanissimo dagli standard ottimali. Senza contare l’impietoso numero di tiri in porta.

Big Rom non tenta praticamente mai la conclusione. Attaccante generoso? Ok. Ma se su di te vengono investiti quasi 80 milioni ed arrivi per sostituire un certo Mauro Icardi è lecito che la tua società si aspetti una prolificità molto maggiore. Lungi da me l’aver già bocciato l’acquisto di Romelu: l’unico aspetto su cui ribatto è che a 26 anni, con quel fisico ed esperienza internazionale acquisita ci si possa attendere un grande miglioramento rispetto a quanto ammirato finora. 

LA GRINTA OSPITE PORTA AL VANTAGGIO DELLO SLAVIA PRAGA: INTER, DOVE SEI?

I minuti scorrono, l’intensità si abbassa ulteriormente: Handanovic rischia il pasticcio su Olayinka, bravo a rifarsi ad inizio secondo tempo. Al 63′ infatti, i cechi passano in vantaggio a San Siro, di fatto non rubando nulla per l’atteggiamento mostrato.

L’avversario infatti pressa altissimo e crea occasioni, sfiorando a più riprese il raddoppio. I nerazzurri nel frattempo, paiono tiratori di fioretto: dove sono quell’intensità ed orgoglio sbandierati – solo 24 ore prima – dal proprio allenatore? L’Inter di Conte è identica a quella di Spalletti, con la sola differenza che il primo ha a disposizione giocatori quali Stefano Sensi dotati di grande estro. Il gioco non entusiasma – per usare un eufemismo – e le difficoltà legate alla mentalità restano le medesime.

Ci vuole tempo, certo, ma da un tecnico di esperienza come quello salentino ci attendiamo molto di più. D’altronde, è lo stesso Conte a ribadire il concetto più volte in conferenza (“So che su di me ci sono tante aspettative”).

SPAURACCHIO LAZARO

Esce Candreva per infortunio, esordio per Lazaro: l’austriaco, in 48′ minuti di gioco è subito in grado di spaventare tutti i presenti al Meazza. L’ex Herta non salta mai l’uomo, a dire il vero non ci prova nemmeno. Disimpegno totale condito da numerosi retropassaggi e poco altro. Lo spauracchio inerente la possibilità di vedere all’opera un nuovo Dalbert inizia a prendere piede, ma Conte rassicura tutti ribadendo come l’esterno non sia ancora al 100 %.

L’INTER PAREGGIA, MA E’ CONDANNATA AD UN VERO INFERNO

Tra il 71′ e il 72′ doppio cambio: dentro Barella e Politano, out Brozovic e Lautaro. I due rendono la squadra finalmente più dinamica. Sensi colpisce la traversa su punizione, Nicolò insacca su respinta in pieno recupero. Primo sigillo interista per l’ex Cagliari che fa venir giù San Siro. Ed è in quel momento che l’Inter ricorda di essere…l’Inter.

I nerazzurri, durante gli 8′ addizionali segnalati dal quarto uomo, attuano un vero e proprio forcing, assaltando l’area di rigore avversaria. In mezzo a continue perdite di tempo dello Slavia, Lukaku sfiora la rete con una potente inzuccata, neutralizzata da Kolar. Fermi tutti: bandierina alzata, belga in fuorigioco.

Il triplice fischio dell’arbitro Buquet sancisce l’inizio dell’inferno interista e non solo perchè i nerazzurri incontreranno il Diavolo nel week-end. Se di qualificazione complicata si trattava, ora è richiesta una vera e propria impresa contro concorrenti molto più attrezzate. Uno stop che potrebbe costare molto caro all’Inter, alla quale imputiamo l’aver completamente ignorato ogni campanello d’allarme. Perchè vincere non è l’unica cosa che conta.

Vedremo se la lezione verrà appresa entro il derby di sabato sera. 

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Vice Direttore Radio Frequenza Rossonerazzurra, Redattore Novantesimo.Com, Ex Direttore "L' Inter Siamo Noi"

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