Infortuni, rischio contagio, giocatori in nazionale: l’assurdità di questa sosta

L’intervento di Beppe Marotta risalente a qualche giorno fa in cui manifestava la sua perplessità sulla pausa nazionali aveva trovato un grande consenso da parte dei tifosi di tutte le squadre di Serie A. Il problema è che il consenso non è arrivato da chi di dovere, ed ora le conseguenze, assolutamente pronosticabili e per questo motivo evitabili, si sono già manifestate.

Il dirigente dell’Inter aveva chiesto di ridurre gli impegni nazionali visto l’alto rischio di contagio a cui i giocatori andavano incontro. In questa pausa si sono svolte infatti diverse amichevoli e la loro disputa non era e non è stata così essenziale. Anzi, tutt’altro. Pochi giorni fa infatti si è verificato un caso assurdo e che potrà avere delle ripercussioni importanti, non solo a livello sportivo. Durante l’amichevole, ripetiamo, amichevole tra Turchia e Croazia il giocatore croato Domagoj Vida è stato sostituito all’intervallo in quanto positivo.

L’esito del tampone è arrivato solamente a partita iniziata e con il giocatore schierato dal primo minuto e successivamente tolto dopo la comunicazione della sua positività. Una scena che ha dell’assurdo, frutto di una pessima organizzazione e di procedure sbagliate. Una situazione simile è inaccettabile e soprattutto rischiosa.

Caso Vida, Brozovic positivo al tampone

E’ di sole poche ore fa la comunicazione dell’esito positivo del tampone di Marcelo Brozovic, il quale ha contratto il virus dopo esser stato a contatto con il proprio compagno di Nazionale. I tamponi effettuati dopo la partita hanno quindi solo confermato ciò che molti temevano, perché in questi giorni è circolata una foto in cui ritraeva Vida e Brozovic abbracciati, una delle modalità più facili per infettare e quindi essere infettati.

Limitare le partite e annullare le amichevoli

La pausa per le Nazionali non ha mai entusiasmato gli allenatori dei club perché, oltre a non aver a disposizione molti giocatori per un paio di settimane, spesso i vari calciatori subivano infortuni durante le partite con la propria selezione. Quest’anno ad amplificare i timori dei vari allenatori c’è una pandemia in corso, un problema che non risparmia alcuna nazione e che coinvolge tutti i giocatori che partono in giro per l’Europa e per il mondo. E’ evidente che questa pausa doveva essere gestita meglio e sicuramente una soluzione che avrebbe potuto accontentare un po’ tutti era quella di permettere lo svolgimento delle partite solo per gli impegni prioritari, come possono essere le qualificazioni per gli europei estivi. Gli incontri amichevoli invece causano molti svantaggi e pochi se non zero vantaggi. Prendiamo per esempio l’amichevole di mercoledì sera tra Italia ed Estonia. La formazione titolare era completamente inedita, la maggior parte dei giocatori azzurri che hanno preso parte alla partita probabilmente non rientreranno tra i convocati per l’Europeo e quindi non si può nemmeno parlare di sperimentazioni o discorsi simili.

Inoltre i giocatori, che già erano e sono esposti al rischio contagio, avevano il dovere quantomeno morale di evitare in qualsiasi modo infortuni che avrebbero ulteriormente danneggiato i loro club di appartenenza. Giocare ad alta intensità e a ritmi elevati poteva quindi comportare a infortuni e problemi muscolari. Un rischio che nessuno vuole prendersi giocando un’amichevole contro l’Estonia.

E la Nations League? Certamente le partite di questa competizione hanno valore più alto rispetto alle amichevoli ma questo non toglie che si sarebbe dovuto fare qualche ragionamento in più prima di permettere il regolare svolgimento degli incontri. E facendo qualche ragionamento in più si sarebbe potuti arrivare alla logica conclusione che un eventuale spostamento delle partite di Nations League avrebbe potuto creare meno problemi. Posticipare le ultime partite dei gironi a marzo o comunque trovare altre date per garantire più sicurezza ai giocatori e ai club sarebbe stata una soluzione che avrebbe di certo infastidito meno dirigenti e allenatori.

Altro problema con le ASL

Un altro problema non da poco, almeno per quanto riguarda i calciatori di Serie A, è quello inerente alle decisioni delle ASL di bloccare i calciatori delle squadre in cui si sono registrati casi di Covid-19. Un’ordinanza che però ha causato altri problemi, ormai non ci sorprendiamo, considerando che non tutti hanno seguito questa imposizione, oltre al fatto che ha creato squilibrio tra i vari club. Certamente la logica direbbe che sarebbe stato necessario un trattamento equo per tutti in modo che nessuno avrebbe potuto avvantaggiarsi dalla permanenza dei propri giocatori ai danni delle società costrette a salutare i propri tesserati e pregare che tornino negativi e senza infortuni. Alcune preghiere non sono state ascoltate.

Altra settimana delicata prima della Serie A

Rimangono molti dubbi sulla necessità di disputare le gare amichevoli e ciò non fa che aumentare la rabbia e la delusione dei dirigenti e allenatori dei club. Le parole di Marotta non erano state pronunciate a caso e il dirigente dell’Inter aveva in qualche modo dato voce a tutti coloro che non si spiegano il perché di queste partite. Voli intercontinentali, protocolli non sempre chiari, allenarsi e giocare dovendo stare attenti il più possibile a non infortunarsi e a non infettarsi. I giri di tamponi proseguiranno per il resto della settimana, nel prossimo week-end riprenderà la Serie A e il desiderio più grande degli allenatori è quello di non ricevere più notizie legate alla positività dei propri giocatori. Un desiderio che si sarebbe potuto esaudire con più facilità, ovvero limitando le partite delle Nazionali e di conseguenza proteggendo maggiormente i giocatori, i quali avrebbero avuto meno contatti. Fa quasi strano a scriverlo, ma si sarebbe anche dovuto evitare di far scendere in campo un giocatore positivo al Covid-19, riferimento ovviamente a Vida nella partita tra la sua Croazia e Turchia. Strano perché è un qualcosa che non dovrebbe accadere, in quanto il rispetto dei protocolli e anche delle regole del buon senso non dovrebbe portare a situazioni simili.

Attenzione anche per i giocatori di altre squadre

Molti si chiedevano se era davvero necessario lo svolgimento di tutte queste partite. Come risposta, verrebbe da dire che annullare interamente questa pausa nazionali sarebbe stato complicato e forse nemmeno giusto, in quanto c’erano in palio partite importanti come le ultime gare valide per la qualificazioni per l’Europeo. E naturalmente serviva, ed è arrivato, il quadro completo entro l’estate. Annullare le amichevoli probabilmente avrebbe scontentato davvero in pochi, per cui ci si interroga ancora sul perché si siano giocate partite del genere. Le partite della Nations League invece, essendo comunque le ultime del girone, sarebbero potute essere spostate, o quantomeno almeno un turno.

Durante una pandemia non è proprio di conforto, ma agli allenatori e dirigenti di club non rimane che incrociare le dita e augurarsi di non riscontrare nuove positività. Perché, anche se è scontato dirlo, l’eventuale positività di un giocatore non solo rende indisponibile quel determinato calciatore ma causa preoccupazione per i contatti avuti di recente. Altri calciatori, compagni o avversari in Serie A. L’eventuale positività di un giocatore in Nazionale può mettere in allarme anche società di A diverse da quella di appartenenza del giocatore in questione.

Ad esempio, nella famosa e già citata partita tra Turchia e Croazia, erano presenti anche Calhanoglu e Demiral, fortunatamente entrambi negativi ma inevitabilmente la preoccupazione è arrivata dalle parti di Milan e Juventus.

Evitare scontro club-Nazionali

Preoccupazione che però rimane alta tra tutti i club, sono ancora in programma diverse partite prima della fine di questa sosta e c’è grande attenzione sullo stato di salute di tutti i calciatori. Sia per quanto riguarda gli infortuni e i tamponi. Una preoccupazione che poteva e soprattutto doveva essere inferiore, i club avrebbero dovuto far partire i propri giocatori con meno apprensione, l’aveva spiegato Marotta ma purtroppo non si è fatto niente per proteggere i giocatori e le società in generale. Ciò che serve è evitare di dover arrivare ad un vero e proprio scontro tra club e nazionali che non porterebbe vantaggi a nessuna delle due parti. Le società hanno il diritto di ricevere garanzie sulla salute dei propri tesserati in un periodo molto critico come questo. La disputa di amichevoli e la presenza in campo di giocatori positivi non è di certo il modo migliore per tutelare le società e di contenere i danni.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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