Il Triplete dell’Inter non è un lontano ricordo

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Sono veramente passati 10 anni dalla notte di Madrid con l’Inter che riesce ad alzare la tanto attesa terza Champion League dopo 45 anni di insuccessi eppure sembra ieri che noi tifosi eravamo pronti, sul divano, soliti posti per tutta la fase finale del torneo e molto probabilmente anche a digiuno per la tensione. Sinceramente in quelle ore che precedevano il fischio d’inizio ripensavo alla stagione che stava per concludersi, forse la migliore che ho vissuto da quando ho memoria, giocata molto anche sul piano psicologico e non solo tattico rendendola la stagione perfetta dell’Inter…L’Inter del Triplete.

Il mercato dell’Inter del Triplete

Già il 20 maggio del 2009, quando il campionato era ancora in corso, l’Inter annuncia l’arrivo di Diego Milito e Thiago Motta dal Genoa in cambio di 4 cartellini nerazzurri: Leonardo Bonucci, Robert Acquafresca, Riccardo Meggiorini e Francesco Bolzoni. Mourinho era stato chiaro sin da subito con la dirigenza nel 2009, voleva carta bianca sul calciomercato perchè aveva intenzione di plasmare la sua squadra. Il presidente Massimo Moratti acconsente ed il duo dirigenziale formato da Marco Branca e Lele Oriali iniziano a lavorare alla rosa che dovrà affrontare la stagione del Triplete. A luglio l’Inter annuncia un colpo importantissimo dal Barcellona con una formula abbastanza strana ma estremamente vantaggiosa per i nerazzurri. Samuel Eto’o arriva a Milano grazie alla cessione di Maxwell e Zlatan Ibrahimovic ed un conguaglio di 50 milioni di euro da parte dei catalani.

Dal Bayern Monaco, per 7 milioni di euro, arriva Lucio che insieme al già presente Walter Samuel costruirà quello che sarà definito il muro invalicabile dell’Inter. Lucio, secondo José Mourinho era quell’uomo che: ”Se dovessi andare in guerra il primo che porterei con me è lui.” Il tecnico portoghese, anche se preferiva Ricardo Carvalho, si affidò all’ex Bayern donandogli le chiavi della fase di transizione tra difesa e centrocampo nella fase offensiva ma brasiliano si faceva prendere un po’ la mano. Lo stesso Lucio ha poi rivelato che Mourinho spesso lo riprendeva ricordandogli che: “I gol li fanno gli attaccanti” nonché di alcune occhiatacce appena arrivava sulla linea del centrocampo senza ancora aver smistato la palla.

Wesley Snejder, invece, fu l’ultimo arrivato. Mourinho sapeva che mancava l’ultima pedina all’interno della rosa e chiese di trattare col Real Madrid. Il folletto di Utrecht arrivò il 26 agosto ed il 29 venne schierato nel derby di Milano con la maglia numero 10, segno che l’allenatore aveva molta fiducia nell’olandese.

La vittoria della Coppa Italia nel triplete

Nella fase post calciopoli, l’Inter e la Roma detenevano il dominio del campionato sfidandosi in 5 finali su 6 di Coppa Italia nel periodo che va dal 2004/2005 al 2009/2010. Il cammino dei nerazzurri è stato abbastanza tranquillo, salvo il 2-1 in rimonta contro la Juventus risolto all’89esimo da Mario Balotelli. La finale all’Olimpico contro la Roma fu una partita molto tesa da entrambe le parti ma con i giallorossi che scesero con più cattiveria cercando falli più duri e provocando gli avversari arrivando anche a sfiorare la rissa nel finale dopo un bruttissimo fallo di Totti ai danni di Balotelli. Diego Milito è il marcatore della serata, regalando così il primo tassello del Triplete.

Lo scudetto dell’Inter del triplete

La stagione 2009/2010 non inizia nel migliore dei modi ed infatti la Lazio, imputata principale da Mourinho per la riuscita del Triplete definendola come una sconfitta motivante che fece accendere la scintilla e la fame di vittoria, vince la Supercoppa Italia l’8 agosto. In campionato invece l’Inter, alla prima giornata, esce con un solo punto da San Siro contro il Bari e le critiche non mancarono.

Alla seconda giornata con un 4-0 contro il Milan le critiche si affievolirono ma ci vollero 5 giornate per prendere la testa della classifica. L’Inter restò prima fino alla 33esima giornata con Claudio Ranieri che aveva forgiato una Roma simil carro da guerra dando del filo da torcere a Mourinho e facendo impaurire i tifosi nerazzurri. La Sampdoria formata dalla coppia Pazzini-Cassano, però, ci mise lo zampino e allo Stadio Olimpico fermò i giallorossi che furono costretti a lasciare il primo posto all’Inter con un vantaggio di +2 che durò fino alla fine del campionato. La partita di Siena stava per regalare un finale di stagione del tutto inaspettato con la Roma che, fino al minuto 57, era virtualmente Campione d’Italia.

Javier Zanetti servì l’assist a Diego Milito che segnò il gol dello 0-1 e che portò lo scudetto nella Milano nerazzurra per il quinto anno consecutivo. L’Inter archiviò così il secondo trofeo su tre.

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La Champions League dell’Inter del triplete

L’urna di Nyon compose il girone F con le avversarie dell’Inter che erano: Barcellona, Dinamo Kiev e Rubin Kazan. Tre gare che in trasferta avrebbe gravato molto, sopratutto conoscendo sia il fortino del Camp Nou oltre che ai viaggi nell’entroterra russo ed in ucraino. Nelle tre gare d’andata l’Inter esce con tre pareggi, risultati abbastanza pesanti che compromettono sin da subito la qualificazione. Ritorno, invece al cardiopalma. Vittoria rocambolesca in rimonta a Kiev con due gol in 3 minuti siglati da Diego Milito al 86′ e di Snejder all’89esimo, una sconfitta per 2-0 contro il Barcellona ma all’ultima giornata arriva la tanto attesa vittoria contro il Rubin Kazan che porta la rosa nerazzurra agli ottavi di finale dove la formazione di Mourinho troverà il Chelsea.

I blues, allenati da Carlo Ancelotti, arrivano a San Siro un po’ sottotono andando subito in svantaggio dopo soli 3 minuti ma trovano il pareggio al 51′. Esteban Cambiasso la risolve portando i nerazzurri alla vittoria. La gara di ritorno allo Stamford Bridge fu una gara molto tirata ma il gol di Eto’o spense le speranze del Chelsea. I quarti di finale furono molto generosi per l’Inter che trovò il CSKA Mosca ed i nerazzurri portarono la qualificazione a casa con un doppio 1-0.

La semifinale col Barcellona, fatemelo dire con molta franchezza, è stata la gara più difficile da gestire sul fronte emozioni ma è anche quella che porto maggiormente nel cuore. Sia all’andata a San Siro che al ritorno al Camp Nou si è espressa la piena consapevolezza del potenziale mentale che aveva quella squadra. Josè Mourinho, dal punti di vista tattico ha svelato che : “La chiave era di non lasciare che Messi si esprimesse al massimo – ha dichiarato ai microfoni di The Coaches Voice – intrappolandolo in un carcere in cui Cambiasso, Zanetti, Motta erano tutti responsabili” e così fu. Messi, sopratutto all’andata non riuscì ad esprimersi al meglio grazie alla gabbia creata dai tre centrocampisti che riuscivano a disturbare la pulce. La gara di San Siro terminò con uno dei risultati più inaspettati, ovvero 3-1 dopo aver rimontato lo svantaggio iniziale firmato da Pedro.

Al Campo Nou andava in scena la battaglia finale contro 100mila blaugrana che a suon di “Remuntada” rendevano quasi impossibile anche l’ascolto televisivo. Fu una gara tirata e resa difficili sin dall’inizio a causa di un’ingenuità di Thiago Motta, rivelatosi poi una sceneggiata fantozziana da parte di Busquets che provava l’inquadratura “dell’occhio della madre” ne La corazzata Potëmkin. Il Barcellona era agguerrito, sopratutto con un uomo in più, quell’uomo che doveva chiudere la gabbia di Messi era fuorigioco. 90minuti più recupero di sofferenza con un Samuel Eto’o costretto a fare il terzino e Julio Cesar che prende le sembianze di un felino per arrivare sui tiri diretti in porta. Arriva il fischio finale e quel gol di Pique era già un lontano ricordo. Il Bayern Monaco attendeva l’Inter al Santiago Bernabeu di Madrid ma dopo l’impresa di Barcellona, la paura dell’avversario non esisteva più.

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L’Inter era arrivata in finale ormai con la consapevolezza di poter battere chiunque e raggiungere quella tanto attesa vittoria in Champions League che mancava dal 1965. Marco Materazzi ha recentemente dichiarato in una live su Instagram che: “Mourinho nello spogliatoio ci disse: ‘Stiamo giocando troppo bene, dobbiamo giocare peggio. Josè è un fenomeno, voleva tenere alta la tensione”. Il tecnico portoghese era solito effettuare questi giochetti psicologici e la bacheca trofei gli ha dato ragione. Il Bayern Monaco possiamo dire che non è mai entrata in partita anche se mantenne un aspetto tattico molto equilibrato, con l’Inter che allo stesso tempo non dominò per tutti i 90 minuti ma attese il momento giusto per poter affondare i due colpi vincenti firmati dal sempre presente Diego Milito, mattatore assoluto di quella stagione. Al fischio finale c’erano solo lacrime di gioia sia allo stadio che nelle case dove iniziò la festa che durò tutta la notte. L’Inter tornò a Milano all’alba, trionfante, arrivando a San Siro per concludere i festeggiamenti con i propri tifosi che li attendevano. L’obiettivo era completato, il Triplete era dell’Inter.

L’Inter post triplete

Quella notte di Madrid fu magnifica ma tra pianti di gioia c’era anche uno d’addio, quello di Josè Mourinho. Già nelle settimane precedenti si era parlato di un accordo proprio col Real Madrid e quella sera fu tutto confermato. L’allenatore portoghese non parteciperà ai festeggiamenti a Milano ma andrà via con alcuni dirigenti del Real dopo la premiazione al Santiago Bernabeu.

L’Inter doveva ripartire subito e affidò la squadra a Rafa Benitez ma l’intesa con lo spogliatoio non arrivò mai tanto da dimettersi a dicembre dopo la vittoria al Mondiale per Club e quello fu solo l’inizio della discesa dell’Inter. Dal 2011 ad oggi i nerazzurri hanno avuto 10 allenatori diversi, spesso esonerati a campionato in corso. Quell’Inter subì un’involuzione in pochissimo tempo, arrivando prima al top e poi nei bassifondi della Serie A e del ranking UEFA anche a causa delle nuove regole del Fairplay Finanziario e di molte sessioni di mercato scellerate e senza senso, probabilmente scritte dai famosi sceneggiatori della serie TV Boris. Molto probabilmente torneremo a gioire e la direzione presa da un paio di anni sembra quella giusta, dobbiamo solo avere pazienza…

Abbiamo già atteso 45 anni, non vedo che male possa esserci per aspettare un altro po’.

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Campano di nascita e siciliano d'adozione, classe 93' e passato da terzino destro. Ho successivamente capito che rendo meglio da giornalista che come calciatore.

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