Il Cagliari durante l’estate di due anni fa aveva deciso di intraprendere un progetto ambizioso in vista anche del centenario del club, e la società si è subito impegnata sul mercato per cercare di allestire una squadra capace di combattere non solo per l’obiettivo salvezza ma anche per qualcosa di più prestigioso.

Parlare di Europa League due anni fa non era facile, ma di certo la rosa al termine del mercato era caratterizzata da giocatori di maggior livello rispetto al passato e con qualche anno di esperienza alle spalle. C’erano molte aspettative positive sul Cagliari, era lecito pensare che la squadra allenata inizialmente da Maran potesse competere almeno per entrare nelle prime dieci in classifica, sicuramente sarebbe stato un risultato prestigioso.

Buona la partenza, meno la programmazione

Ma se il mercato e le aspettative erano di livello, il campionato del Cagliari in quell’anno (2019/20) è stato altalenante, i primi mesi sono stati soddisfacenti ma nel girone di ritorno si sono presentati dei problemi di risultati che hanno portato la società ad esonerare Maran, l’allenatore che avrebbe dovuto compiere il salto di qualità alla guida del club sardo. Al suo posto è arrivato Walter Zenga, che ha concluso il campionato (in estate post pausa Covid-19) in quattordicesima posizione.

Da quel momento in poi, la squadra nel suo insieme non è riuscita a dar continuità a quel progetto che era partito con ottimismo non solo con le parole ma anche con i fatti, prima con acquisti importanti (Nainggolan e Nandez su tutti) e poi con prestazioni e risultati positivi in campo. Poi, nel corso del campionato sono subentrati alcuni problemi e si sono notate diverse lacune. Ciò che il Cagliari ha sbagliato è quello di non aver fatto un’adeguata programmazione in vista anche delle successive stagioni, ma l’impressione è che la società abbia rinforzato la rosa solamente per l’immediato, senza pensare in maniera seria al futuro. Il Cagliari quindi ha svolto la campagna acquisti dell’estate 2019 sperando che già da quella stagione arrivasse un buon piazzamento in campionato e poi un anno dopo ripartire da quella base. Ma un progetto per essere vincente (a prescindere dagli obiettivi che si hanno) deve avere delle basi solide e non esser basato principalmente su ipotesi, è fondamentale sapere cosa fare poi negli anni successivi e prepararsi se, almeno nell’immediato, non dovessero arrivare i risultati sperati (cosa che può capitare e non deve per forza essere un dramma).

Dal progetto ambizioso al rischio retrocessione

Finito il campionato 2019-20, il Cagliari sembra si sia arreso e conseguentemente il progetto pian piano sgonfiato. In parole povere, la società una volta che ha visto che ciò che è stato fatto non ha reso secondo le aspettative, ha deciso di “mollare” il progetto senza cercare di proseguire con la linea intrapresa due anni fa. Anno scorso il Cagliari ha addirittura rischiato la retrocessione, poi l’arrivo di Semplici al posto di Di Francesco ha sistemato la situazione permettendo al club rossoblù di salvarsi non senza problemi. Semplici sarà l’allenatore anche il prossimo anno, c’è fiducia verso un tecnico che anno scorso ha risollevato il morale e la classifica della squadra e che ha fatto benissimo durante la sua lunga e prestigiosa esperienza alla Spal.

Guai a parlare di fallimento ma serve più coraggio

Tuttavia, il progetto ambizioso del Cagliari di due anni fa non è riuscito a concretizzarsi ed ora Semplici è chiamato ad una salvezza tranquilla e magari cercare di ottenere un dignitoso piazzamento in classifica. Ma certi risultati ambiziosi non si raggiungono in maniera casuale e bisogna sempre dare continuità alle proprie idee e soprattutto programmare un progetto con diverse basi solide, quelle che sono mancate. Si parla di fallimento? Assolutamente no, sarebbe irrispettoso dirlo. Anzi, bisognerebbe fare i complimenti ad una squadra provinciale che ha provato ad intraprendere un progetto che si allontana dalla solita salvezza e basta. Qualcosa di buono c’è stato, segno che la società ha operato in maniera corretta almeno all’inizio. Poi è mancata una programmazione che comprendesse anche le stagioni successive e il tutto è iniziato a sgretolarsi non appena la squadra ha vacillato in campo con i risultati. Forse è mancato anche un po’ di coraggio, e quando l’ambiente ha visto che la classifica era sempre meno ambiziosa c’è stata una sorta di rassegnazione che ha poi portato il Cagliari a non dare continuità con quanto previsto in estate.

Questa esperienza però potrebbe essere lo stesso importante perché ha mostrato alla società e al Cagliari in generale cosa è mancato per fare quel salto di qualità tanto auspicato. E, non bisogna dimenticarlo, nei primi mesi segnali positivi ci sono stati. La società se vuole riprendere questo progetto è ancora in tempo, magari con una giusta programmazione e con la tenacia di proseguirlo anche se i risultati non dovessero arrivare subito l’esito finale potrà essere diverso e più soddisfacente. E sarebbe anche un peccato abbandonare completamente questo progetto, perché la strada intrapresa dal Cagliari era giusta ma ora l’asticella si è abbassata e quindi servirà riprogrammare di nuovo e soprattutto in maniera più concreta e più decisa.

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15/10/99 Redattore di Novantesimo

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