Una Champions sofferta, sudata ma alla fine meritata e conquistata che dopo 7 anni rivede il Milan e lo accoglie come un vecchio amico da anni troppo lontano.

Un finale di campionato al cardiopalma per gli uomini di Pioli, ma in generale per tutte le squadre, esclusa l’Inter, che lottavano per un piazzamento nella maggiore coppa europea. I rossoneri sono riusciti, dopo un girone d’andata terminato con il titolo di Campioni d’Inverno, ad agganciare il secondo posto in classifica superando proprio l’Atalanta sul quale si è imposto l’ultima giornata per 2-0 al Gewiss Stadium.

L’obiettivo stagionale è stato raggiunto, in un campionato in cui il Milan, non senza qualche difficoltà, ha espresso un gioco degno di nota meritandosi l’alta quota vissuta per 38 giornate.

Una stagione non facile per il Milan

I rossoneri come detto, hanno passato una stagione tutt’altro che semplice, non sempre per colpe attribuibili ai giocatori, bensì per circostanze legate a pesanti assenze in momenti delicati del campionato.

Dati alla mano, con una rosa composta da 26 giocatori, sono 17 quelli che si sono infortunati durante tutto il campionato, molti anche con numerose ricadute.

Uno su tutti è sicuramente Zlatan Ibrahimović che delle 38 giornate ha preso parte solamente a 19 di queste, tra COVID-19 ad inizio campionato e problemi al bicipite femorale, passando da un altro stop causa polpaccio e per concludere con la distorsione al ginocchio contro la Juventus.

Ma oltre allo svedese ne troviamo molti altri; come Bennacer, perno del centrocampo di Pioli, che dopo aver saltato 8 giornate durante la fine del girone d’andata, è rientrato contro lo Spezia andando incontro ad una ricaduta che lo ha visto lontano dal prato per altre 5 giornate.

Potremmo andare avanti ancora per molto parlando di ogni singolo caso di affaticamento/infortunio o positività al COVID-19 che hanno causato assenze pesanti, ma nonostante queste difficoltà per le quali il Milan molte volte ha finito numerose partite con alcuni Primavera in campo, la squadra di Pioli ha fatto capire che anche nei momenti difficili viene fuori il vero carattere della rosa, che ha continuato a macinare punti importanti per il loro cammino.

Un finale di campionato complicato per il Milan

Un altro fattore che senza dubbio ha influito sulle belle prestazioni, anche quando il risultato sembrava già scritto, è stata la spinta della Curva Sud rossonera.

Per la trasferta di Torino contro la Juventus, i due derby, arrivando poi alla trasferta di Bergamo, i tifosi ci sono sempre stati facendosi sentire vicini ai giocatori ed alla società, creando fiumi di motorini e scie di fumogeni, riempiendo le strade di Milano con cori e striscioni e presentandosi in migliaia ai cancelli di Milanello per caricare la squadra.

E proprio le trasferte, per le quali i giocatori sono stati caricati dalla Curva, si sono rivelate fondamentali, per un Milan che in questo campionato su 19 partite fuori casa ne ha vinte 16, una media altissima che sancisce un ulteriore record nella nostra Serie A.

La Champions League è il meritato premio per una squadra trasformata da cima a fondo, dando i dovuti meriti a Pioli che ha fatto da motivatore numero uno a ragazzi che pochi anni fa erano già dati per ceduti, per poi diventare fulcro di questo Milan, e due esempi calzanti sono quelli di Calabria e Kessié.

Per affrontare l’ultimo mese della stagione, il Milan proveniva da una sconfitta per un netto 3-0 contro la Lazio e aveva urgentemente bisogno di mettere la freccia ed archiviare la pratica Champions League. Il 23 maggio i rossoneri hanno conquistato i 13esimi punti su 15 disponibili, segnando 14 gol in 5 partite e subendone zero, segno che questa squadra sotto pressione rende nettamente meglio.

Il grande lavoro della dirigenza rossonera

Dietro però, ad una rosa competitiva, si trova una società solida che agisce e studia ogni singola mossa per migliorare ulteriormente i componenti della squadra.

Partendo dalla professionalità di Maldini e Massara, passando poi alla competenza di Gazidis ed arrivando anche al lavoro di una figura che non viene quasi mai citata, ovvero Geoffrey Moncada, capo scout rossonero.

Se infatti negli anni sono arrivati giocatori che si sono poi rivelati fattori aggiunti per la rosa di Pioli, come Theo, Bennacer, Kjaer, Leao, Kalulu e Hauge, il merito è soprattutto dell’osservatore francese, il quale detiene il merito di aver scoperto diversi talenti, uno su tutti Kylian Mbappé.

Dopo anni di incertezze societarie e buchi finanziari, il Milan e i tifosi rossoneri possono sorridere guardando sulle tribune, stando sicuri che sono rappresentati da un équipe dirigenziale importante.

Una stagione a lieto fine quindi, quella del Milan, che è riuscito a concludere al secondo posto un campionato passato per molte giornate addirittura sulla vetta, ma non avendo una squadra costruita per vincere il tricolore, la Champions League è stato il risultato migliore e il massimo traguardo raggiungibile da Pioli.

Se si dovesse attribuire un’immagine all’intera stagione dei rossoneri, credo che possa essere quella nel finale di Atalanta-Milan: al minuto 88′ Franck Kessié, dopo l’ennesima partita da Presidente del centrocampo, difende la palla sulla linea di fondo dall’attacco di 3 avversari che spingono contemporaneamente con tutte le forze che hanno, ma non smuovono neanche di un centimetro il numero 79, finendo poi per fare fallo.

Come se quei 3 giocatori della Dea simboleggiassero tutti i momenti difficili che il Milan ha dovuto affrontare, nella stagione ed in questi anni, finendo poi per resistere e conquistare i 3 punti più importanti, quelli che consentono ai rossoneri di tornare nella loro vera casa chiamata Champions League.

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