Il Milan e gli arbitraggi: una storia difficile

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In questo particolare periodo nazionale, parlare di sport ci sembra quasi superfluo. Leggere un articolo o passare del tempo sui social stavolta potrebbe essere un’ottima medicina, quindi nel nostro piccolo vi invitiamo a restare a casa. Col grido #IoRestoACasa vi invitiamo a godervi queste quattro chiacchiere su un argomento che era attualissimo finché regnava la “normalità”. Quale argomento vi chiederete, beh! Cerco di spiegarvelo!

So che la normalità ci sembra lontana ma l’argomento che più accende le dispute tra amici e nei bar sport, spesso, è l’arbitraggio. Mi sento di fare un appunto, non andrò a spiegare e/o a criticare il sistema arbitrale italiano ma mi limiterò ad analizzare un fattore strettamente ad esso. Il peso politico.

Il peso politico di un club è quel concetto vago e misterioso, che, senza sfociare in dietrologia e tesi da complotto, condiziona le azioni di altre persone. Indica la capacità che un individuo o gruppi hanno di far accettare le proprie idee, opinioni o proposte nel trattare con un organo politico o, in genere, con un organo direttivo.

Questa capacità non è da tutti e, soprattutto non si guadagna dalla sera alla mattina e una società che negli ultimi anni ne sta facendo molto a meno è il Milan. Il Milan, vuoi per una situazione sportiva poco entusiasmante, vuoi per caos societario, non riesce più a imporsi a nessun livello. Logica conseguenza ne è la perdita di peso politico.

Il Milan non ha più alcun peso politico. I motivi sono tanti e l’unico peso reale e concreto è dato dalla sua gloriosa storia.
I giocatori del Milan non vengono rispettati, vengono bistrattati a destra e a manca organo direttivo di turno, che si tratti di giudice sportivo e arbitro. Romagnoli è il capitano più ammonito per proteste del campionato (eppure ai capitani dovrebbe essere consentito chiedere spiegazioni). Bennacer ha collezionato più cartellini gialli che presenze. Senza considerare quanti atteggiamenti altezzosi siano stati proposti ai calciatori rossoneri in questi due anni. Ma tutto questo a cosa è dovuto? Di sicuro la causa non è riposta nella malafede degli organi competenti ma bensì in altro. Facciamo chiarezza.

Come suddetto, il Milan non vive una situazione di stabilità societaria dagli ultimi anni della dirigenza Berlusconi. Da quel momento il Milan è entrato in una spirale di incertezze che prima ha ceduto al fascino fatiscente dell’orientale YongHong Li. Il “colosso cinese” ha poi dovuto lasciare presto il suo posto, per inadempienze economiche, al fondo newyorchese Elliott di Paul Singer.

Tutto questo ha portato alla definizione del problema. Il Milan ha scarso peso politico per diversi ma semplici motivi. In primis la proprietà è talmente lontana dalla squadra e dagli organi federali e di Lega tanto da potersi imporre.

Infatti non si conosce bene chi comanda. La società americana è inesistente, Paolo Scaroni, presidente, sembra un ruolo di facciata, o quantomeno onorario, e i dirigenti vanno e vengono peggio dei calciatori. Nelle ultime settimane si sta delineando all’orizzonte la figura di un uomo solo al comando, Ivan Gazidis. Il manager sudafricano ancora non ha imparato la lingua italiana e sembra lontanissimo dalle dinamiche del nostro calcio, eccetto una: il silurare i suoi dipendenti. Prima con Leonardo fino a Zvonimir Boban, ai quali faranno quasi certamente seguito, Paolo Maldini e Ricky Massara, rei di non essere riusciti ad imporsi in questo folle sistema italiano sia tecnicamente che politicamente.

Gazidis però è staccato dalla realtà rossonera. L’assenza di una figura verticale che faccia da collante tra squadra e società e all’occorrenza da rappresentante rispetto ai massimi esponenti della Lega è uno dei problemi del Milan attuale.

L’altra motivazione è da rintracciare nella mancanza di un vero e proprio gruppo coeso dentro e fuori dal campo. Dagli spifferi continui con la stampa fino alle indecorose prestazioni della squadra, tutti si sentono in diritto di non prendere in considerazione l’opinione dei rossoneri. Il Milan è una barca alla deriva alla quale basta una piccola onda per colare a picco e quindi cercare di acquisire una certa tutela agli occhi di chi dovrebbe giudicarti può essere difficile se scopri il fianco alla prima difficoltà.

Inoltre una classe arbitrale, come quella nostrana, fatta di figure di polso che riescono a imporsi in tutti i match anche a livello internazionale, sembrano andare a nozze con il fragile Milan.

Le ultime vicende societarie e sportive legate al Milan non fanno che accentuare tutte queste motivazioni e per i tifosi rossoneri non si prospettano cieli sereni all’orizzonte. Per acquisire maggior rispetto nei confronti della classe arbitrale e non solo, l’unica speranza risiede in un improvviso messia, che arriverà probabilmente dalla Germania, ma siamo sempre nel campo dei ‘se’ e dei ‘ma’ e fino a quel punto l’unica cosa che possiamo dire è “povero diavolo, che pena mi fa!”.

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Mario Galterisi, caporedattore di Novantesimo. Architetto, laureato presso la Facoltà di Architettura dell'Università Federico II di Napoli. Graphic designer free-lance. Addetto stampa presso IBar Academy. Amo il calcio come poche cose ed è una delle poche costanti che trascende i miei interessi.

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