Il dubbio amletico del nuovo Milan: essere o non essere da Champions?

Gattuso col Milan
Fonte foto: calciomercato.com

Arrivati a questo punto della stagione in seria A cominciano ad instaurarsi le prime certezze: una di queste è che la Juve disputa un campionato a parte (troppo superiore alla concorrenza la corazzata di Allegri), un’altra è che Napoli ed Inter hanno trovato una quadratura. Lo hanno fatto grazie ai rispettivi allenatori e, a scanso di sorprese, lotteranno fino alla fine per la seconda piazza.
Un po’ più controversa, ma ricca di sfaccettature, è la situazione in casa Milan. La continua altalena di grandi prestazioni (vedi le vittorie con Roma, Sassuolo, Chievo) e rumorosi tonfi (Inter e Betis su tutti) rendono i rossoneri una sorta di Dott.Jekyll e Mister Hyde difficile da comprendere. Lo stesso Gattuso è stato in pochi mesi incensato, contestato, messo alla porta e poi rivalutato.
Ma dove sta la verità? Dove può arrivare veramente questo Milan? Sarebbe troppo pretenzioso provare a dare una risposta, ciò che posso fare è cercare di analizzare i motivi per cui la squadra sembra, almeno per il momento, saper vincere ma non convincere.

Questione di identità?
E’ stato contestato a Gattuso il fatto che la squadra non abbia ancora trovato una vera e propria identità di gioco, ipotesi avvallata dal fatto che i rossoneri abbiano testato già tre diversi moduli (4-3-3, 4-4-2 e 3-5-2). A mio parere questa affermazione è errata: il Milan ha una sua identità, ha un suo modo di giocare, e questo modo è basato sul possesso palla. I rossoneri hanno dimostrato di dover controllare il gioco, di saper partire ed imbastire gli attacchi dalla propria difesa, affidandosi poi alla classe e alle giocate dei singoli.
Ecco, se si vuol trovare un difetto nella tattica di Gattuso è che probabilmente la sua squadra è poco duttile: il Milan non può competere sul piano fisico con la maggior parte delle avversarie e non sa utilizzare il contropiede. Questa carenza si è fatta sentire nel Derby: l’Inter infatti, grazie al pressing alto e ad una gran fisicità ha arginato in maniera abbastanza marcata i cugini, incapaci di creare un palleggio accettabile per controllare il match.

Quando la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo
E’ vero che sul campo la squadra di Gattuso può essere definita in qualsiasi modo meno che sfortunata: gli ultimi due successi ne sono la prova. Va bene metterci il cuore, va bene crederci fino in fondo, ma quando il tuo difensore centrare realizza due gol in pieno recupero non puoi dire di aver la sorte avversa. E’ altrettanto vero che il Milan non sta godendo del fattore C anche fuori dal campo. Attualmente il bollettino infortunati vede out Caldara (stagione mai iniziata e con buone probabilità già finita), Biglia (4 mesi), Bonaventura, Calabria e Higuain (questi ultimi dovrebbero comunque rientrare a breve). A questi si aggiungono Calhanoglu e Mustacchio: il primo non riesce a trovare pace in questo inizio stagione travagliato, l’argentino dovrà fermarsi per qualche mese dopo lo scontro fortuito con Kessie nella partita col Betis.
Giustamente Gattuso continua ad affermare che gli infortuni non devono essere un alibi: la frase può suonare molto poetica ma è fuori discussione che i prossimi mesi saranno veramente complicati per il tecnico calabrese. Al momento infatti, tralasciando l’emergenza difensiva, i sette volte campioni d’Europa mancano di un uomo di personalità che scenda a prendere la palla e crei le trame offensive: Biglia stava diventando fondamentale in questo aspetto, in una squadra che come detto precedentemente sa giocare solo così, partendo da dietro e controllando i ritmi.

Quanto pesa “dover” arrivare in Champions…
Un’ulteriore difficoltà contro cui dovrà lottare il club milanese è la pressione psicologica: il Milan infatti non sta lottando per il quarto posto, il Milan deve arrivare quarto. Lo deve fare per l’ambiente, perché una società così gloriosa, con un pubblico così importante deve prendere parte, ed essere protagonista, della maggiore competizione europea. E lo deve fare anche soprattutto per motivi economici: gli investimenti effettuati negli ultimi due anni gravano incredibilmente sul bilancio del club, che già dal prossimo anno dovrà fare i conti con i rigidi parametri del fair play finanziario. Questo aspetto non giova di certo ad una rosa abbastanza giovane che deve lottare con avversarie maggiormente attrezzate e mentalmente più preparate a questo tipo di dinamiche.

Detto questo, il Milan attualmente è quarto. Riuscirà finalmente a tornare in Champions oppure si dimostrerà ancora una volta non all’altezza delle prime della classe?
Tutto sta remando contro Gattuso ed i suoi, tutto fa pensare che anche quest’anno la squadra non raggiungerà l’obiettivo prefissato. Leggendo la lista degli infortunati o ripensando alle partite contro Inter e Betis è difficile intravedere il classico finale da favola. Quando però rivedo i gol a tempo scaduto di Romagnoli, gli occhi di infuocati di Higuain e l’espressione indiavolata di Gattuso mai domo in panchina, mi autoconvinco che una possibilità a Ringhio e i suoi è doveroso concederla.

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