Il Diavolo che non spaventa più: guida al periodo nero del Milan

È stata una settimana parecchio difficile in casa Milan, i Rossoneri non sembrano in grado di uscire dal periodo buio in cui sono incappati già dalla prima giornata di Campionato. Domani sera la squadra di Giampaolo sarà di scena al Ferraris di Genova per affrontare i rossoblu guidati da Andreazzoli, anch’essi non nel loro periodo migliore. Il Milan ha collezionato fin’ora solo 6 punti in 6 giornate, con due vittorie contro Brescia e Verona e quattro sconfitte tra cui quella nel Derby contro l’Inter di Conte e l’ultima inflitta dalla Fiorentina a San Siro, addizionando solo 4 goal fatti e 8 subiti. L’ambiente non è sereno, già da lunedì sono iniziate a trapelare voci sui possibili sostituti di Marco Giampaolo, nonostante le parole di Massara durante il pre partita di domenica che confermavano la volontà a livello societario di confermare l’ex tecnico di Sampdoria ed Empoli. In tanti hanno avanzato ipotesi che potessero aiutare a capire cosa non va nel Milan: si è parlato di modulo, interpreti, scelte tecniche, società e allenatore. La risposta alla fine sembra contemplare tutte le alternative, ma andiamo con ordine.

La squadra e l’allenatore

L’arrivo di Giampaolo sulla panchina dei rossoneri faceva sperare Dirigenza e tifosi in un’annata positiva condita con bel gioco e convinzione, misti all’inserimento e al miglioramento dei giovani, aspetto tanto caro ai dirigenti del Milan. Per adesso la squadra ha chiaramente disatteso tali aspettative: durante le prime uscite ufficiali abbiamo visto un Milan apparentemente spaesato, a cui sembrano mancare l’organizzazione tecnico-tattica e le linee guida che servono ad affrontare e gestire una partita, privo di cattiveria agonistica e carattere, aspetti tipici di una grande squadra, tipici del Milan. Anche qui le discriminanti sono state tante, si è parlato del cambio di modulo, degli interpreti (non di primissimo ordine) da adattare alcune volte e altre dalla prestazione insufficiente soprattutto al livello individuale. È vero che a una squadra serve tempo per assimilare nuovi sistemi di gioco e per acquisire la convinzione di giusta, il problema è che fino ad ora sul campo non si sono mai visti nè miglioramenti nè il gioco che il neo tecnico avrebbe cercato di sviluppare da Giugno. L’unica eccezione, seppur parziale, si è vista nella trasferta di Torino contro cui il Milan ha giocato 50’ di buon livello sprecando tanto e segnando però solo su rigore, salvo poi perdere in rimonta per 2-1. Ci sono problemi evidenti a Milanello che riguardano in primis le scelte tattiche di Giampaolo che più di una volta ha deciso di tornare sui propri passi adottando un modulo molto più simile al 4-3-3 che al suo tipico 4-3-1-2, le perplessità riguardano anche gli interpreti, come Suso, Chalhanoglu e Ricardo Rodriguez, uomini da cui era necessario ripartire e che fin’ora si sono dimostrati incapaci di reggere la pressione della maglia e di San Siro, giocatori da cui anche tecnicamente ci si aspettava molto di più.

Marco Giampaolo, allenatore del Milan
Fonte: Ac Milan

La Proprietà e la Dirigenza

Dalla fine dell’era Berlusconi la situazione societaria del Milan è stata molto travagliata: nel 2017 lo storico Presidente ha affidato “la sua creatura” all’Imprenditore Cinese Yonghong Li, una figura che ha portato il Milan sull’orlo del fallimento, evitato solo dall’intervento di Elliott, un Fondo d’Investimento di origine statunitense che l’anno scorso ha rilevato la società. Il progetto della nuova proprietà puntava alla crescita della squadra attraverso l’acquisizione di giovani di talento e prospettiva, con un occhio sempre puntato al fatturato. Infatti anche (ma non solo) il peso della massiccia campagna acquisti 2017/2018 e i risultati sperati che non sono arrivati hanno portato non pochi problemi al Club di Via Aldo Rossi che quest’anno ha deciso, in accordo con la UEFA, di non giocare l’Europa League. Qualcosa che non andava era già nell’aria da tempo, sono state proprio questo tipo di “limitazioni” a creare un gran polverone tra Maggio e Giugno quando l’ex tecnico del Milan, Gennaro Gattuso, aveva inserito la mancanza di voler o poter agire liberamente sul mercato tra le motivazioni che lo portarono alla rescissione consensuale del contratto con i Rossoneri. Con le dirette concorrenti che si rinforzano anno dopo anno e con le aspettative sul Milan che ovviamente rimangono alte, l’allora tecnico era convinto che con questo tipo di paletti e strategie non si sarebbe potuto costruire una squadra all’altezza di arrivare tra i primi tre posti in Campionato. Purtroppo però erano le giuste manovre da fare a causa delle violazioni del Fair Play Finanziario nei periodi del 2015-18 e 2016-18 monitorati dal UEFA, con il Milan che ha così ottenuto l’archiviazione del monitoraggio per le violazioni del secondo periodo di deferimento. Qui ricopre una posizione importante la scelta di Ivan Gazidis come Amministratore Delegato: il Dirigente sportivo negli anni precedenti è riuscito a portare l’Arsenal in 7a posizione nella classifica Top 20 delle squadre Europee in ordine di fatturato con un bilancio di 490 Milioni e il 3% di aumento nell’ultimo anno. Questo ha permesso all’Arsenal di agire con estrema libertà nel mercato, acquisendo solo negli ultimi anni Lacazette per 60 Milioni di Euro, Aubameyang per una cifra vicina a 64 Milioni di Euro, e Pepe per 80 Milioni di Euro. Ma allora qual è il vero problema? Sicuramente non il fatturato nel senso stretto, per arrivare a questi risultati serve tempo e pianificazione, ma anche i risultati sportivi. Ed è qui che il Milan fa fatica. Se non si conta la Supercoppa Italiana del 2016, l’ultimo trofeo vinto dal Milan negli ultimi anni è lo Scudetto del 2011, e a questo si aggiunge un’assenza prolungata in Champions che dura ormai da più di 3 anni. In questo senso le indicazioni societarie sui piani riguardanti il calciomercato potrebbero essere state parte dell’inizio negativo del Milan: Maldini, Boban e Massara hanno da sempre dichiarato di voler puntare sulla crescita dei giovani, in accordo con la proprietà, per costruire una squadra competitiva e che duri nel tempo e la scelta di Giampaolo è volta a chiudere il cerchio con un tecnico che fino all’anno scorso era indicato come maestro del bel gioco e ottimo gestore degli interpreti. È anche vero però che i Rossoneri, come tante altre squadre vincenti, hanno da sempre dimostrato che per arrivare a competere ad alti livelli serve un mix di giovani talentuosi e di uomini d’esperienza che sappiano guidare la squadra nei momenti difficili e che siano in grado di dare il loro contributo quando serve. Personalità, carattere ed esperienza sono attributi che si acquisiscono con gli anni, e Ribery ne è la più recente dimostrazione: a 36 anni è stato eletto da molti il migliore in campo nell’ultima uscita della Fiorentina che ha conquistato la vittoria, proprio ai danni del Milan, grazie anche alle tante giocate che ha no visto protagonista proprio l’ex asso del Bayern Monaco segnando anche il terzo goal per la Viola.

Fonte: EuroSport

I tifosi del Milan sono visibilmente stanchi della squadra che da troppi anni non compete più ad alti livelli, e la prospettiva di un’altra annata fatta di stenti con una qualificazione in Champions che si preannuncia difficile da raggiungere già a iniziò campionato contribuisce a creare malumori. L’uscita della curva Domenica sera in occasione della sconfitta casalinga contro la Fiorentina è un segnale inequivocabile, la Sud ha sempre sostenuto la squadra, anche durante i momenti complicati e gli anni difficili, e vederla abbandonare San Siro a 60’ dalla fine ha acceso un ulteriore riflettore sul periodo buio che sta attraversando la squadra. In tutto ciò Maldini è stato presente per tutta la settimana a Milanello al fianco di Giampaolo, il tecnico che lui stesso ha scelto per ripartire, e il cui esonero di cui tanto si parla, metterebbe in discussione non solo il lavoro dell’allenatore e la qualità dei giocatori a disposizione ma soprattutto le reali capacità gestionali e di scelta dello stesso Maldini e di Boban che a questo punto sperano fortemente di vedere quantomeno dei segnali importanti di crescita già dalla partita di domani contro il Genoa.

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