Il cuore granata non basta, a Torino vincono la qualità e quantità degli inglesi

Quando due squadre sulla carta si equivalgono abbastanza e si dispongono in campo in maniera tatticamente speculare, ad emergere sono in particolar modo la qualità tecnica e tattica della rosa e la quantità della mole di gioco effettivamente creata.

Esattamente questo è emerso nel match di andata dei play-off di Europa League allo “Stadio Olimpico Grande Torino” dove il Wolverhampton ha ottenuto un importante successo esterno in casa del club granata per 3-2.

In vista del match di ritorno, la strada per i ragazzi di Mazzari è in netta salita visto i tre goal subiti in casa che obbligano il Torino a vincere con due reti di scarto al Molineux, tana dei lupi da oltre un secolo e territorio ostico per molte squadre.

Sono state principalmente tre le zone del campo dove la differenza tra le due compagini è stata a dir poco lampante, risultando decisivi ai fini del risultato.

Le zone laterali

Il Torino, durante lo scorso campionato, ci ha deliziati di grandi sgroppate sulle fasce con De Silvestri da una parte e Ansaldi dall’altra, entrambi costanti nel rendimento e nelle occasioni create. Ieri sera Nuno Espirito Santo ha affidato ai laterali del Torino due clienti scomodissimi come Vinagre e Traoré. Il primo, portoghese classe 1999, è stato marcato a fatica dall’ex Sampdoria che ha dovuto fermarlo con le cattive verso la fine del primo tempo nonostante i dodici centimetri di differenza. Un errore fatale visto che dalla punizione causata da De Silvestri è nato il momentaneo primo vantaggio degli inglesi. Vinagre ha poi dato una mano ai granata regalando il rigore del definitivo 3-2 con un goffo intervento su Belotti, quest’ultimo freddo a realizzarlo nonostante l’infortunio provocato proprio in quel frangente.

Dall’altro lato Ansaldi non ha avuto di certo vita facile, anzi, ritrovandosi davanti il migliore in campo della partita vale a dire Adama Traoré. L’ex canterano del Barcellona, prelevato dal Middlesbrough nel 2018 dopo due ottime annate con i bianco-rossi, ha condannato l’ex Inter ad una delle poche insufficienze gravi da quando veste la maglia della squadra piemontese. Sin dai primi minuti Traoré si è rivelato una spina nel fianco continua, realizzando l’assist decisivo a Diogo Jota prima di uscire stremato dal campo.

A salvare leggermente la prestazione dei due laterali granata è stata la prima rete granata propiziata proprio dall’asse Ansaldi-De Silvestri con un cross dell’argentino e la zuccata del secondo.

La difesa

Altra nota dolente del Torino, difficile da aspettarsi vista le ottime performance difensive che gli uomini di Mazzarri ci avevano abituati in particolar modo l’anno scorso. Dei tre centrali si salva solo il solito Izzo, pulito e attento nei contrasti. Per il resto il buio più totale a partite dallo sfortunato autogoal di Bremer sul piazzato di Joao Moutinho e sulla deviazione di Saiss, quest’ultima ottima intuizione del tecnico del Wolves Espirito Santo nello schierarlo a sorpresa al posto di Ruben Neves per garantire ancora più copertura ai suoi. Tornando ai goal subiti dal Torino, la seconda realizzazione a visto Diogo Jota colpire indisturbato nel cuore dell’area di rigore, immagine già vista nel primo tempo ma con un risultato diverso complice il grande intervento di Sirigu. Questa volta l’estremo difensore sardo non ci arriva e a prendersi le colpe sono Ansaldi, facilmente saltato da Traoré, e tutta la retroguardia del Toro, rea di aver lasciato troppo spazio al centravanti avversario. Il goal di Jimenez è stata la rappresentazione della disfatta granata: N’Kolou, solitamente il più autoritario in difesa, che si lascia facilmente imbambolare da Raul Jimenez col messicano che senza troppi patemi d’animo può depositare la palla in rete, quasi sorpreso della troppa attenzione dei difensore granata rivolta alla caduta di Pedro Neto qualche metro più in la rispetto alla priorità di interrompere il prima possibile l’ingresso in area del bomber messicano.

Il centrocampo

La zona centrale nonché nevralgica del campo è da sempre, soprattutto in campo europeo, il fulcro fondamentale del gioco e delle battaglie nel rettangolo verde oltre che filtro tra la difesa e attacco. Ieri la differenza tra i due centrocampo è stata clamorosa nonostante l’assenza del vero top player degli ospiti ovvero Ruben Neves, tenuto volontariamente in panchina dal proprio allenatore per tutta la gara. Meité, l’unico ad avere la fisicità per combattere contro i fisici e temuti inglesi, ha fatto il suo compito solo ad inizio gara salvo scomparire intorno al quarto d’ora in balia del palleggio del Wolverhampton. Ancora più spaesato Baselli: l’ex atalantino sembrava aver trovato finalmente il suo ruolo dopo che Mazzarri lo ha collocato in cabina di regia. Dopo ottime prestazioni contro squadre di livello inferiore, al primo esame di maturità si è dimostrato incapace di sostenere una buona prova risultando assente causa il poco movimento e la poca leadership nel far circolare il pallone dando quasi la sensazione di un centrocampo intasato ma in realtà non all’altezza. Partita da dimenticare anche per Berenguer, scelta obbligata di Mazzarri viste le condizioni non ottimali di Lukic e soprattutto Rincon. La vera assenza di ieri, senza nulla togliere al giovane e talentuoso serbo che ha fornito una belle prova da subentrato, è stata proprio quella del venezuelano vista la stazza, il fisico e la solidità del General che vive di partite come quella di ieri sera. Lo spagnolo, invece, è risultato troppo gracile e poco propositivo, quasi spaventato dai giganti Dendocker e Saiss, entrambi poco sotto il metro e novanta. A supporto del belga e del marocchino c’era il solito Joao Moutinho, bravo nell’orchestrare il gioco come d’altronde è abituato a fare da quindici anni tra Sporting Lisbona, Porto, Monaco e nazionale portoghese con cui si è laureato campione d’Europa nel 2016.

Conclusioni finali

In attacco entrambe le punte del Wolverhampton sono andate a segno nonostante non avessero disputato una gara degna di nota. Dall’altra parte Zaza ha corso molto ma senza pungere mentre Belotti ha lottato molto, uscendo acciaccato ma con la consapevolezza di aver siglato il goal che tiene vive le speranze del Torino.

Come si può intuire anche senza aver visto la partita, la condizione degli inglesi complici soprattutto le due sfide di campionato era di gran lunga migliore rispetto al Torino che fino al match contro i arancio-neri avevano incontrato solamente Debrecen e Soligorsk, non certo corazzate paragonabili a Leicester e Manchester United. Appuntamento dunque al Molineux Stadium il prossimo giovedì, con la speranza del Torino di ribaltare le sorti come nella storica notte di Bilbao del 2015 quando Quagliarella, Maxi Lopez e Darmian espugnarono il San Mamés ribaltando il 2-2 dell’andata.

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