Il calcio si ridimensiona: pioggia di fallimenti nei dilettanti? E le scuole calcio…

L’emergenza da Coronavirus non è ancora finita. Per valutare l’impatto che avrà la crisi post-Coronavirus nel calcio sarà necessario attendere probabilmente la ripresa del calciomercato: tuttavia, le prime sensazioni non inducono all’ottimismo ed il calcio potrebbe essere chiamato ad un netto ridimensionamento.

Probabile vi sia un ritorno ad un calcio più a misura di sport anziché di azienda? Una possibilità auspicata da molti in tempi non sospetti: non era piaciuto a molti amanti di questo sport l’aumento vertiginoso dei prezzi, partito nel 2012, e giunto all’apice nel 2017 con il pagamento da parte del PSG della clausola rescissoria di Neymar di 222 milioni di euro. Chiaramente sempre nei limiti del possibile.

I danni del Coronavirus alla Serie A

Quello appena descritto può raffigurare un bicchiere mezzo pieno in mezzo a tanti bicchieri mezzi vuoti.

Una delle ipotesi da non escludere è che l’Italia possa soffrire peggio delle altre nazioni la ripresa post-Covid. Il che rappresenterebbe uno scenario da film dell’orrore, in quanto la Serie A – oltre a perdere quel livello di appeal e di competitività che aveva guadagnato negli ultimi anni – potrebbe rischiare di salutare i suoi pezzi da novanta.

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Pubblicato da Lega Nazionale Dilettanti su Domenica 19 aprile 2020

I motivi potrebbero risiedere sostanzialmente sia nella necessità dei club di reperire risorse senza indebitarsi ulteriormente, abbattendo il monte ingaggi (generando introiti dalla vendita dei cartellini), sia nella volontà dei calciatori di confrontarsi in campionati di maggior livello.
Sarebbe probabilmente lo scenario peggiore che potrebbe portare la Serie A ai minimi storici, almeno per le prime due stagioni a venire.

I danni economici enormi alla Lega Dilettanti

Se da un lato si affronta quotidianamente il tema della ripartenza per le categorie professionistiche, quelle dilettanti sembrano essere cadute nel dimenticatoio: da un lato la volontà di riprendere dai vertici federali, dall’altra quella di dire stop da gran parte degli addetti ai lavori.
Nei protocolli di ripartenza stilati dalla Commissione Medica della FIGC, sono state stilate delle indicazioni per la ripresa degli allenamenti delle squadre di calcio professionistiche e degli arbitri: nessun cenno alle categorie al di sotto della FIGC.

Che fine faranno i dilettanti?

Una differenza tra i due mondi che viene rimarcata anche dal presidente della Serie C Francesco Ghirelli il quale, con la sua proposta che con molta probabilità sarà riportata al prossimo Consiglio Federale di bloccare le retrocessioni ed i ripescaggi dalla Serie D, alza un muro nei confronti della L.N.D. (e nello specifico della quarta serie) che in tal senso sarebbe impossibilitata a decretare eventualmente delle promozioni d’ufficio in Serie C a chi era al comando della classifica al momento dello stop. Come nel caso del Palermo, nobile decaduta del calcio italiano, che ha dimostrato di essere solo di passaggio in Serie D e che potrebbe vedere rallentata la sua strada verso il ritorno in categorie più consone.

I dilettanti sono attualmente in una situazione di stallo, privi di ogni certezza nell’immediato futuro: nessuna notizia ufficiale sulla ripresa (o meno) e sulle modalità che l’accompagnerebbero, a differenza di quanto accaduto nei Professionisti, o sui criteri decisionali in caso di stop (annullamento o assegnazione di verdetti d’ufficio).

Quale destino per la Lega dilettanti?

Se da un lato abbiamo provato ad immaginare un difficile scenario per quanto riguarda la Serie A, bisogna fare i conti con una realtà molto vicina a noi: quella popolare, formata da tanti ragazzi comuni che hanno come hobby quello di giocare a calcio, magari nella squadra del proprio quartiere o del proprio paese. Una realtà legata con un doppio filo a quella delle aziende che ricoprono l’importante funzione di sponsor (principale forma di finanziamento per le oltre 12500 società affiliate) e, di conseguenza, legata alla ripartenza delle attività.

Quali sponsor riconfermerebbero il proprio contributo alla prossima stagione? Sia le medio-grandi imprese sia le piccole attività di paese che sono rimaste chiuse per quasi due mesi saranno chiamate anch’esse a rimettere assieme i cocci e, conseguentemente, bisognerebbe valutare se e in quale modalità riuscirebbero ad elargire una qualsivoglia forma di contributo. Pensare che un piccolo-medio imprenditore, che al contempo ricopre anche una carica societaria, abbia le capacità economiche e la volontà di investire di tasca propria per garantire i costi derivanti dalla stagione, allo stato attuale, risulterebbe utopia.
Filiere che potrebbero essere state risparmiate (o toccate meno) da questa crisi sono quelle dell’alimentare e del farmaceutico; anche in questo caso, saranno necessarie delle riflessioni che, a posteriori, potranno dare indicazioni riguardo gli effetti guadagni che potrebbero risultare in ogni caso ridimensionati rispetto all’ordinario.

Che fine faranno le scuole calcio?

I primi a fermarsi sono stati i bambini delle Scuole Calcio: era necessario tutelarli evitando assembramenti e, non potendo richiedere loro un grado di responsabilità individuale necessario a garantire il distanziamento sociale, molte società hanno optato prima delle imposizioni legislative con la soluzione più semplice ma dolorosa: alzare bandiera bianca prima di tutti.

Questo stop genererà a valanga mancati introiti sulle Società che dovranno far fronte a mancati incassi per una parte della stagione.
Così come se le Scuole Calcio sono state le prime a fermarsi, saranno le ultime a riprendere (probabilmente in concomitanza con il ritorno sui banchi di scuola): non è escluso che ciò possa avvenire a fine 2020, rappresentando per una società sportiva per il secondo anno consecutivo un investimento a perdere tra il costo di formazione ed il materiale fornito ad ogni bambino.

Altro fattore da non tralasciare sarà quello legato alla ripartenza: tra le difficoltà economiche delle famiglie e la paura di contagi di ritorno, è facile ipotizzare un crollo vertiginoso dei nuovi iscritti. Ricordando che dalle Scuole Calcio nasceranno i futuri calciatori del domani che calcheranno i campi di calcio dalla Serie A alla Terza Categoria: servirà attendere anni per vedere concretamente dei risultati.

Tremila squadre di calcio destinate a fallire?

La Lega Nazionale Dilettanti vanta oltre un milione di tesserati (quasi il 2% degli italiani) raccolti in 12350 società, risultando la più ampia comunità dilettantistica in ambito europeo che ricopre anche una finalità di aggregazione sociale.
Il campanello d’allarme lanciato dal presidente della LND Cosimo Sibilia non può passare inascoltato: tremila società dilettantistiche rischiano di non iscriversi alla prossima stagione.

Mi permetto di contraddirlo: 3000 società dilettantistiche rischiano di sparire soltanto quest’anno. Se non ci saranno aiuti concreti, il bagno di sangue rischierà di essere più vasto e protrarsi nel tempo: il rischio concreto è che diverse società – avventurandosi nella prossima stagione in maniera fiduciosa – possano indebitarsi ulteriormente, non tenendo fede agli accordi presi con le parti interessate e rischiando di chiudere i battenti alla fine del campionato. Anche in questo caso, sarà necessario attendere la fine della stagione 2020-2021 per fare un calcolo di quante Società (anche professionistiche) saranno vittime della crisi post-Covid-19.

Come saranno formate le rose del domani?

Se da un lato la maggior parte delle squadre che rischieranno di non iscriversi saranno quelle di quartiere militanti in dalla Prima alla Terza Categoria (che avranno difficoltà nel reperire quelle piccole risorse per portare avanti la stagione), dall’altro lato vi sarà un effetto domino per i club di Serie D, Eccellenza e Promozione.

Favoriti dall’assenza di accordi pluriennali (salvo rari casi in Serie D), la mission di diversi club sarà quella di ridimensionare i propri budget, affidandosi a ragazzi del posto (azzerando i costi di vitto e alloggio) e ringiovanendo gli organici dando fiducia a quelli cresciuti nei settori giovanili. Rinunciando di fatto a quei calciatori di categoria che non vorranno rinunciare ad un ingaggio esoso e che, pertanto, potrebbero essere costretti a scendere di categoria pur di ottenerlo.

Come salvare i dilettanti?

Introiti da sponsor e dal botteghino che verranno inevitabilmente a mancare (sommati agli investimenti negativi delle Scuole Calcio) peseranno come un macigno del budget sia della stagione ventura sia di quella attuale, nella remota ipotesi si possa riprendere a giocare. Serviranno inevitabilmente degli aiuti concreti da parte di tutti: enti pubblici, Federazioni e CONI.

Bisogna dire che primi sussidi ci sono già stati: dall’indennità di 600 euro per i collaboratori sportivi all’iniziativa di destinare i soldi risparmiati per le Olimpiadi Invernali allo sport di base, passando alla creazione di un fondo da 5 milioni di euro per finanziamenti alle società sportive che necessitano di liquidità.

Di ottimo auspicio, ma non sufficienti: saranno necessari ulteriori interventi, in grado di dare una boccata d’ossigeno alle casse societarie. Dall’abbattimento del costo delle iscrizioni (il cui costo varia fino ai 50.000 euro per la Serie D) per la prossima stagione a quello dei rinnovi dei tesseramenti, così come deliberato anche nel basket. Venga concessa anche l’estensione, da parte dagli Enti Locali, della concessione ad un canone gratuito degli impianti sportivi fino al prossimo giugno 2021: piccoli contributi economici per cercare di limitare i danni e, al contempo, aiutare le società sportive a ripartire.

Soltanto così si può tamponare quell’ecatombe che costringerebbe molte società a tenere chiusi i cancelli dei campi sportivi…

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Classe '97, studente di Economia. Amante del calcio e delle sue sfaccettature a tutto tondo.

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