Il calcio e il rebus contratti in scadenza: un problema complesso da non sottovalutare

Se qualche giorno fa – mentre si avvicina la tanto famigerata fase 2 dell’emergenza Covid-19 si erano aperti molti spiragli per una ripartenza dei vari campionati programmata per la fine di maggio, in questo momento le certezze sono ben poche. Irresponsabilmente o meno, la volontà che traspare dai presidenti delle varie federazioni appare quella di aspettare per terminare la stagione eventualmente a luglio o agosto.

Se da più parti arrivano continui pareri su questioni organizzative o di salute dei calciatori, c’è un altro problema che in caso di ripresa andrebbe considerato al più presto: quello dei contratti in scadenza a giugno. Soluzioni di buon senso sarebbero senz’altro auspicate, ma dal punto di vista legale la soluzione non pare così immediata.

La decisione della Fifa sui campionati

In un primo momento, la questione è passata in secondo piano. La posizione prevalente era quella di prolungare in modo “naturale” la durata dei contratti fino al termine della stagione – luglio o agosto, dunque, e non più il 30 giugno. Il capo dell’ufficio legale della FIFA, Emilio Garcia Silvero, ha però parlato dell’impossibilità di questa soluzione, considerando anche il rinvio dell’inizio del calciomercato:

“La FIFA non può prorogare la scadenza dei contratti oltre il 30 giugno. I giocatori potranno liberarsi, ma non potranno firmare per altri club, perché la finestra di mercato non si aprirà il 1° luglio“, ha detto. Stesso discorso per quanto riguarda i prestiti.

Cosa faranno le società con i giocatori con contratto in scadenza?

Come riportato in un focus da Calcioefinanza.it, diverse norme diffuse dalla FIFA e dalle varie federazioni riportano esplicitamente la data del 30 giugno come termine della stagione e dunque dei contratti. Pertanto, stando all’interpretazione letterale della norma, si creerebbe la paradossale situazione di squadre costrette con rose limitate. Terminare la stagione senza quei calciatori in scadenza di contratto.

Un altro elemento da considerare è quello dei vari adempimenti economici delle società. Con accordi sui tagli degli stipendi ancora in alto mare tranne qualche sporadica eccezione (Juve e Parma in Serie A), resta l’incognita della chiusura dei bilanci. Anche qui la scadenza è quella del 30 giugno e si porta con sé tutta una serie di ulteriori interrogativi. Andrebbe spostata anche qui la data? In quale bilancio inserire gli emolumenti dei calciatori in scadenza che continuerebbero a giocare fino ad agosto?

La questione è molto più ampia e pone in rilievo come la strada verso una ripresa dei campionati, qualora fosse possibile, sia tutt’altro che agevole anche dal punto di vista giuridico-legale. Vanno trovate delle soluzioni uniche per tutti, in modo da evitare possibili conflitti tra federazioni, società calcistiche e associazioni di calciatori. La sfida non è semplice e lo stanno dimostrando proprio le varie trattative sul taglio degli stipendi. In questo caso, inoltre, potrebbe essere necessario anche un dialogo con le istituzioni statali e bancarie, ad esempio su come portare a termine i vari adempimenti.

Una proroga delle varie scadenza è la soluzione di buon senso più auspicabile per tutti, ma il buon senso non sempre basta.


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