Il calcio che risponde al qualunquismo gratuito: quante iniziative da parte di società e calciatori contro il Coronavirus!

In una domenica che non ha nulla di diverso da un lunedì, un mercoledì o qualsivoglia altro giorno della settimana, la vena polemica tende più facilmente ad affiorare. Maledetto Coronavirus! E’ una domenica dove la penna di un giornalista non ha di quale partita scrivere (per fortuna – nel caso specifico – aggiungerei). E’ una domenica dove non si può scrivere di calcio, ma si può certamente partire da ciò che orbita intorno al summenzionato mondo per offrire alcuni punti di riflessione.

Partiamo, dunque, da un concetto generale ed astratto: il qualunquismo (atteggiamento di generica svalutazione di qualsiasi impegno ideologico e politico, Treccani). Caliamolo adesso nel mondo di chi osserva come “spettatore” (non come tifoso, NB) il mondo del pallone. Chi di voi lettori non ha mai visto un commento simile “L’Italia va a rotoli, però goal!“. O ancora non ha riversato vomito d’odio sul circolo di denaro che orbita intorno al calcio definendolo ingiustificato ed usando certamente un linguaggio meno edulcorato.

I numeri del mondo del calcio

In realtà non è un caso che il calcio sia uno degli sport più “ricchi“. A giungere in nostro soccorso sono i colleghi di Calcio e Finanza. La loro spiegazione in merito è certamente chiarificatrice. In base a dei recenti dati CONI riportati, nel 2015, la FIGC aveva 1,099 milioni di tesserati su un totale di 4,291 atleti tesserati in tutti gli sport. Inoltre, in base a dei dati ISTAT, anch’essi riportati dal sito in questione, il calcio è stato il secondo tipo di attività fisica praticata dagli italiani, dopo la ginnastica ed il fitness.

Sul fronte spettatori, si parla di numeri oscillanti intorno ai 270 milioni, se non di più. “[…] Tra i 50 programmi più visti della storia della tv italiana, 49 sono partite di calcio (fonte Report Calcio 2017 Figc)” scrive ancora Calcio e Finanza. Il calcio, quindi, è così ricco perchè fondamentalmente è lo sport più amato, praticato e seguito.

Le società di calcio unite contro il Coronavirus

Numeri a parte, contro ogni detrattore di chi “corre solamente dietro un pallone“, sono intervenuti gli stessi calciatori, adoperandosi più di tanti altri profili di rilevanza sociale (a buon intenditore, poche parole). Già, perchè il calcio, quello sano, ha dimostrato al mondo che – ad un certo punto – si può e si deve fermare dinanzi ad un problema della portata che attualmente ha il Coronavirus. E forse, avrebbe dovuto fermarsi anche prima, ma non possiamo di certo stare qui a piangere sul latte versato.

Facciamo qualche nome. L’Inter – ad esempio – ha donato 300.000 mascherine ad uso medico ed altri indumenti protettivi alla Protezione Civile. Hanno pure donato 100.000 euro al Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche del Sacco di Milano.

E lo stesso ha fatto la Roma con lo Spallanzani tramite una raccolta fondi. Questi sono solo due esempi di società che hanno scelto di muoversi per combattere insieme il Coronavirus.

Coronavirus: le iniziative dei singoli: “Kick the virus away” e…

Le iniziative, però, arrivano anche dai singoli giocatori: Zlatan Ibrahimovic – ad esempio – ha lanciato la sua personalissima raccolta fondi, chiamandola “Kick the virus away“; l’obiettivo è raccogliere quanto più possibile per rafforzare determinati reparti di terapia intensiva. Così come Ibra, si sono mossi anche Insigne per la sua Napoli e Zaza per la sua Basilicata. Un altro bel gesto è arrivato anche da parte di Josip Ilicic, che ha scelto di donare il pallone ricevuto dopo la goleada rifilata al Valencia, all’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo.

O ancora Andrea Petagna: “Ciao, sono Andrea Petagna e gioco in Serie A nella Spal. Ho avuto la fortuna di trasformare la mia passione nel mio lavoro e di guadagnare tanti soldi. Oggi più che mai sento la necessità di aiutare chi ne ha bisogno. Per questo ho creato #NonLasciamoIndietroNessuno, perché in Italia non ci possono essere pazienti di seria A e pazienti di serie B. Chiunque è a rischio, di qualsiasi età, DEVE ESSERE SALVATO.

Ho deciso di aprire una campagna crowdfunding legata agli Ospedali Pubblici Italiani. Il primo che aiuteremo sarà il Niguarda di Milano che ha bisogno di 5 postazioni di rianimazione del valore totale di 350 mila euro. Andate subito al link in BIO e donate anche voi, qualsiasi cifra, io l’ho già fatto. Grazie e diffondete #NonLasciamoIndietroNessuno” ha scritto l’attaccante della SPAL sul proprio profilo Instagram.

E se vogliamo dare uno sguardo anche all’estero, basterà menzionare la maxi donazione di Robert Lewandowski e della consorte Anna, che hanno donato ben un milione di euro per la ricerca. Insomma, dinanzi al Corona Virus non sembra esservi maglia che tenga.

Coronavirus: notizie vere e false

Ovviamente in un periodo così delicato non poteva mancare la fake news che ha fatto il giro del mondo. E’ saltata fuori la voce, qualche giorno fa, che il pluri-pallone d’oro Cristiano Ronaldo avrebbe adibito buona parte dei suoi hotel ad ospedali. Notizia prontamente smentita dal suo entourage.

Alte notizie, invece, sono invece vere: diversi calciatori (e non solo) sono stati colpiti dal Coronavirus. Il primo caso è stato quello di Rugani, poi Matuidi; ieri è saltata fuori la notizia che Paolo e Daniel Maldini fossero stati trovati positivi, così come Dybala. Senza dimenticare i contagiati della Fiorentina, come Vlahovic, o la squadra attualmente più colpita da questo virus, la Sampdoria.

Conclusioni finali

E allora, dopo quanto detto, lo spunto che si vuole offrire a chi sa solo versare odio e fare qualunquismo (anche perchè spesso questi due fattori camminano a braccetto), è – preliminarmente – quello di informarsi prima di sputare sentenze infondate, perchè come si ha il tempo di scrivere un commento, si ha anche quello di eseguire una breve ricerca presso fonti affidabili, come noi stessi abbiamo fatto.

Successivamente di pensare che in un momento delicato come questo, le differenze e gli asti devono essere ridotte ai minimi termini, per lasciare spazio alla solidarietà ed all’unione, nella speranza che tornino i tempi dove i tifosi torneranno ad essere i migliori allenatori ed arbitri (dal divano di caso propria) e gli haters del calcio non avranno altro a cui pensare, se non a criticare “22 scemi che corrono dietro un pallone“.

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, studia giurisprudenza e ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore".

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