Il Cagliari di Maran: la nascita di un sogno senza le sue due stelle

Quando ad inizio stagione il Cagliari si è trovato faccia a faccia con i forfait di Cragno prima e di Pavoletti poi, i tifosi rossoblù non erano certamente felici.
Il duro lavoro svolto in estate dal Presidente Giulini e dal suo staff tecnico
sembrava destinato a diventare come la seconda avventura di Lippi in Nazionale: bella ed inutile.

Un progetto ambizioso che si poggiava sull’affidabilità delle due punte di diamante dello scacchiere Casteddu: Alessio Cragno tra i pali e Leonardo Pavoletti in attacco.
Pronti via ed i pilastri rossoblù vengono fermati da due terribili infortuni che sembrano tagliare le gambe ai sardi i quali però non si arrendono e, sotto l’attenta guida dello stratega Maran, continuano a lavorare sodo portando nuova linfa ad un progetto partito col piede sbagliato.

Partita dopo partita, seppur con un avvio incerto, i rossoblù riescono a racimolare punti importanti anche mediante mezzi che non ti aspetti: La Sardegna Arena diventa un fortino espugnato solo da Brescia ed Inter ed anche i preziosi punti conquistati in trasferta (Napoli, Atalanta e Roma vittime illustri) permettono al Casteddu di volare verso le zone nobili della classifica.

Ma chi sono le 3 sorprese di questo avvio di stagione sardo?

La rinascita di Robin Olsen

Arrivato in Sardegna nello scetticismo totale, Robin conquista subito la titolarità ed il dovere di non far rimpiangere un portiere meraviglioso come Cragno. Lavora duramente ed in silenzio e riesce a costruire un fortino nella sua area piccola. L’ultimo baluardo rossoblù, agli ordini del mitico preparatore Walter Bressan, sembra essere migliorato notevolmente in tecnica, tempismo e consapevolezza di sè.
Il destino dei sardi è tra le mani del portiere nordico e se prima c’era “L’uomo Cragno”, adesso c’è semplicemente “Robin”, comunque un supereroe.

Il centrocampo del Cagliari: la coppia Nandez – Nainggolan

La resurrezione rossoblù passa irrimediabilmente per la spina dorsale dell’undici titolare che ha nome e cognome: Nahitan Nandez e Radja Nainggolan.
Il primo, un cagnaccio uruguagio classe 1995, è arrivato in Sardegna dal Boca Juniors in prestito con diritto di riscatto. Ha calcato il prato della Bombonera 36 volte mettendo a segno ben 6 reti mentre è fermo ad una sola marcatura con la maglia del Casteddu. Il roccioso centrocampista sudamericano dà sicurezza all’intera manovra rossoblù, è ottimo in fase di recupero e di interdizione ed ha spiccate doti tecniche che unite ad un dinamismo invidiabile fanno di lui un centrocampista completo.

Per il secondo parla il curriculum: ex di Roma ed Inter tra le altre, nazionale belga, perno del centrocampo di Maran ed autore di un inizio di campionato buono condito da uno splendido gol contro la Spal.
Il ninja sembra vivere una seconda giovinezza in quel Cagliari che per lui fu rampa di lancio nel lontano 2009 e che adesso lo riaccoglie come il figliuol prodigo che torna a casa dopo tanto girovagare.
Radja è l’identikit del centrocampista perfetto: tempismo, grinta, rapidità di esecuzione e potenza devastante fanno di lui il centrale che tutte le squadre vorrebbero e magari, con una testa leggermente migliore, sarebbe stato perno di una big europea.
La sua dama adesso però è rossoblù ed ha deciso di caricarlsela sulle spalle e portarla in Europa, dove manca da troppo tempo.

I goal di Simeone al Cagliari: El Cholito ritrovato

Il figlio d’arte aveva forse i fardelli più pesanti da scrollarsi di dosso: riscattare un passato con più ombre che luci ma soprattutto di non far rimpiangere il bomber Pavoletti.
Arrivato in Sardegna tra l’entusiasmo generale, il Cholito ha subito ricambiato la fiducia della gente a suon di prestazioni da lottatore condite fin qui da tre goal e due assist.
La stagione della rinascita sembra essere iniziata per Giovanni che non vede l’ora di dimenticarsi di un passato infelice con le maglie di Genoa e Fiorentina e regalare al Casteddu il sogno che sta cullando come un bambino.
La garra di Simeone è la qualità che Maran e tutto il popolo sardo adorano in lui e sarà veramente difficile togliere la maglia da titolare dalle spalle del classe 1995: Pavoletti avvisato, mezzo salvato.

Il sogno dei rossoblù continua, con la testa tra le grandi e i piedi ben piantati in terra perchè più si sale in alto più si rischia un rovinoso tonfo e quindi vai Casteddu, vola in alto ma non dimenticare il paracadute.

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Vincenzo, classe 1998, amante del bel calcio e della Juve. Il mio preferito: Roberto Baggio, IL GIOCATORE.

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