Ibrahimović e Ronaldo: due esempi diversi nel ‘rapporto’ col Coronavirus

Lo scorso 24 Settembre, il Milan annunciava la positività al COVID-19 del proprio uomo di punta, Zlatan Ibrahimović.

Dopo due reti siglate appena tre giorni prima con le quali aveva steso il Bologna nella prima di campionato, l’ex PSG ha dovuto arrendersi al virus che sta mettendo il mondo in ginocchio e restare fermo ai box. Fortunatamente, come ci si sarebbe ragionevolmente potuti aspettare da un atleta come lui, nessun sintomo e tampone negativo qualche settimana dopo, il 9 Ottobre. Dopo le due partite di riposo forzato, altre due doppiette nelle successive uscite contro Inter e Roma.

Periodo d’oro del Milan, in striscia positiva da 23 gare di fila, diametralmente opposto a quello che sta attraversando la Juventus: Vecchia Signora che, da quando ha cambiato tecnico ad inizio stagione con l’arrivo di Andrea Pirlo, deve ancora trovare la giusta squadra e sta facendo grossa fatica sia in campionato che in Champions League. Una cosa che invece accomuna i due club, è che tra i bianconeri il loro uomo cardine è stato colpito dal Coronavirus.

Non è ormai una notizia la positività di Ronaldo dello scorso 14 Ottobre, con l’asso di Madeira che proprio ieri è risultato negativo, dopo diciannove giorni di isolamento.

Bene, la differenza tra Milan e Juventus non sta solo nel momento di forma che stanno attraversando. Alla stessa maniera, la differenza tra Ibra e CR7 non sta solo nelle coppe alzate e nelle reti realizzate. Parliamo di due campioni assoluti sul campo, ma a dirla tutta la rispettiva gestione del caso Coronavirus ha evidenziato una mentalità ed un’apertura culturale totalmente differente.

Per il fuoriclasse svedese tanti video di allenamenti a casa, tweet goliardici giocati sulla tematica del povero virus che aveva osato sfidarlo e messaggi di incoraggiamento a chi, come lui, stava attraversando quel momento complicato. Rassicurazioni sulla buona salute personale condivise anche poi da Cristiano, che ci ha sempre tenuto a mostrare quanto stesse in forma, con qualche “piccola” differenza. Alle sue tristemente note dichiarazioni in cui definiva tampone e il test PCR “str**nzate” (poi rimosse da Instagram) avevano aperto la strada quelle della sorella Katia Aveiro, che qualche giorno prima, in un post sullo stesso social (anch’esso poi eliminato), aveva sentenziato: “Da oggi migliaia di persone smetteranno di dare tanto peso a questa pandemia, ai test, alle misure prese… La più grande frode mai vista da quando sono nata”.

Una delle persone più seguite ed influenti al mondo, con oltre 240 milioni di followers su Instagram, non dovrebbe pesare maggiormente le proprie parole? Così come fa notizia ogni sua foto ed ogni suo video, a maggior ragione ha la stessa (se non maggiore) risonanza mediatica una frase del genere. Di questi tempi, nell’epoca della disinformazione in cui stiamo vivendo, una cosa simile non è assolutamente accettabile, specie ti chiami Cristiano Ronaldo.

I calciatori dovrebbero fare gol, i panettieri infornare filoni di pane e solo e soltanto i medici aprire bocca circa questioni sanitarie. Non si è fatta attendere infatti la risposta di Roberto Burioni, tra i più importanti e rispettati virologi in ambito mondiale, salito alla cronaca proprio in questo periodo per le sue spesso pungenti dichiarazioni, ultima tra tutte quella dove polemizzava ironicamente ed amaramente proprio contro le parole di Ronaldo, ancor più gravi se si pensa appunto siano seguite a quelle della sorella, dalla quale non ha preso le distanze, rincarando anzi la dose.

Di contrasto, Ibrahimović è stato appena due giorni fa protagonista di uno spot di sensibilizzazione promosso dalla Regione Lombardia contro il COVID, incentrato sul distanziamento e l’uso della mascherina. Usando i suoi modi, Zlatan ha invitato i cittadini a non prendere il virus sottogamba perché “lui è Zlatan, noi no“.

Non avendo mai parlato dell’argomento in sé dall’aspetto tecnico, ma solo quando interpellato dalle autorità socio-sanitarie appunto per rendersi protagonista di una campagna di profilassi, possiamo dire che questa partita l’ha vinta Zlatan. Nettamente.

Nella prossima giornata di campionato, sfideranno l’uno l’Udinese e l’altro lo Spezia. Siamo certi che entrambi continueranno a fare ciò per cui sono pagati, ovvero tanti gol. Ma in ambito extracalcistico, il cinque volte Pallone d’Oro stavolta dovrà sicuramente fare un passo indietro ed ammettere il passaggio a vuoto, contrariamente allo svedese di Malmö, che esce vincitore da questa sfida “virtuale”.

Sono un ragazzo che scrive di calcio e studia Medicina, non tifo né Milan né Juventus e reputo entrambi due campionissimi di questo sport. Ma da questa storia c’è tanto da imparare.

Al giorno d’oggi ognuno dovrebbe fare il suo mestiere, e specialmente tematiche delicate come quelle sanitarie dovrebbero esser trattate soltanto da chi di dovere. Personaggi famosi, come appunto quelli del mondo del pallone, sono un tramite perfetto per sensibilizzare la popolazione su certe questioni, ma possono essere al contempo anche un “pericolo” di diffusione di notizie tanto infondate quanto dannose se escono dal proprio seminato.

Indossate la mascherina, osservate il distanziamento e rispettate le regole. Solo così ne verremo fuori, insieme.

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Appassionato di sport, malato di calcio. Tifoso del Napoli e del Sorrento. Studente di Medicina. Sogno di diventare medico, di vedere uno Scudetto.. ma mai sei numeri, oh!

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