Iaquinta su Spalletti: “Arrivammo quasi alle mani”

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Luciano Spalletti

L’ex giocatore ella Juventus, Vincenzo Iaquinta, ha parlato ai microfoni de La Gazzetta dello Sport raccontando anche un aneddoto su Luciano Spalletti ai tempi dell’Udinese. Queste le sue parole riportate da mediagol.it: “In allenamento ero molto nervoso e dopo un rimprovero ho perso le staffe e gli ho risposto a muso duro. Non ce le siamo mandate a dire e stavamo arrivando alle mani. C’è mancato davvero poco che facessimo a botte, eravamo arrivati testa contro testa. Luciano però aveva un debole per me, lui sa capire le situazioni e raccontando questo episodio voglio far capire come sia bravo a gestire il gruppo. In ritiro giocavamo a braccio di ferro, vincevo sempre e spezzavo a tutti il braccino. Una sera Spalletti mi sfida e mi butta giù. Non sembra ma ha una forza incredibile. Io – aggiunge -, lo considero il miglior allenatore italiano, ha una preparazione che pochi hanno. Le sue squadre fanno un bel calcio, ha grande personalità”.

Il suo passato alla Juventus: Conte stravedeva per me, al suo arrivo mi disse di guarire in fretta perché puntava molto su di me. Un giorno mi prese da parte e mi disse di non preoccuparmi se non rientravo più nei piani di Marotta, avrebbe parlato lui con la società. Ma dopo l’operazione al ginocchio del 2011 il mio fisico ha iniziato a non reggere più, i muscoli cedevano e ho avuto tanti infortuni. Conte mi faceva sentire il suo sostegno tutti i giorni, ma al rientro dal prestito al Cesena mi sono fatto male di nuovo. Così è passata la linea societaria e sono finito fuori rosa tutto l’anno”.

La Juventus di oggi e CR7:   “La Juventus può arrivare fino in fondo in Champions League e vincere, la metto tra le 4 squadre più forti d’Europa. Ora hanno anche Cristiano Ronaldo che fa sempre la differenza nelle sfide decisive. In Serie A non vedo chi possa fermarla, il campionato vero è per la seconda piazza con il Napoli in pole”.

Il suo futuro: “Ho i patentini da allenatore, ma per ora non ho ricevuto chiamate. Vivo a Reggio Emilia con la famiglia, faccio il papà, anche se mi manca il pallone e vorrei rientrare. Senza il calcio mi sento perso. Il mio successore? Ero alto e veloce, un attaccante atipico. Non c’è nessuno con le mie caratteristiche

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Campano di nascita e siciliano d'adozione, classe 93' e passato da terzino destro. Ho successivamente capito che rendo meglio da giornalista che come calciatore.