Il Parma sta vivendo una stagione a dir poco complessa e dopo aver raccolto 13 punti in 21 giornate è una seria candidata a retrocedere. L’attuale stagione è frutto di 2 principali rivoluzioni, una societaria e una tattica: la prima ha visto protagonista Kyle Krause, imprenditore statunitense che ha acquistato a settembre la quota di maggioranza per circa 65 milioni di euro; la seconda, per certi versi più spericolata, è stata la scelta di puntare su Liverani e su un gruppo a maggioranza giovane, con poca esperienza nel campionato italiano. 

Come già abbiamo analizzato nei giorni scorsi, la differenza con il Parma dello scorso anno è evidente: dopo 21 partite la squadra di D’Aversa era addirittura settima con 31 punti (+18 rispetto a quest’anno) con 29 gol fatti (+15) e 27 subiti (-14). Un peggioramento su tutti i fronti, che solo parzialmente può essere spiegato con la cessione di Kulusevski, vero trascinatore e fulcro del gioco negli schemi di D’Aversa.

Rivoluzione estiva: fallimento o adattamento fisiologico?

Nella sessione estiva il Parma ha speso, tra trasferimenti e riscatti, quasi 81 milioni di euro: tra le voci più pesanti a bilancio evidenziamo il riscatto di Inglese dal Napoli (18 milioni), quello di Karamoh dall’Inter (8 milioni) e l’acquisto di Mihaila dal Craiova (8.5 milioni). Il saldo generale tra entrate e uscite complessive alla fine della sessione estiva recitava – 47.6 milioni netti, posizionando la squadra emiliana al settimo posto in Europa in questa speciale classifica negativa. 

Al di là della questione economica, un dato che salta subito all’occhio è che l’età media totale degli acquisti è di 23.3 anni, nonostante i riscatti dei più “anziani” Inglese e Kurtic (rispettivamente 28 e 31 anni). 

Inoltre, nonostante abbiano pagato un pessimo ambientamento nel nostro campionato, molti di questi acquisti sono certamente talenti di prospettiva, già presenti sui taccuini di molti ds europei. 

Mihaila ha dimostrato di avere buoni colpi e un ottimo dribbling segnando anche in Coppa Italia contro la Lazio, ma è stato impiegato in maniera discontinua, prima a causa della concorrenza di Gervinho e poi a causa del cambio modulo provato da D’Aversa; Osorio è stato strappato alla concorrenza del Trabzonspor dopo un passato di tutto rispetto tra Zenit e Vitoria Guimaraes; Brunetta è un giovane trequartista argentino dotato di ottimo dribbling e giocate ma che, anche a causa del Covid, non ha trovato molto spazio.

Mercato di riparazione tra promesse e certezze

La sessione di riparazione ha seguito uno spartito analogo basato sulla “linea verde”, ma con qualche sostanziale differenza. 

Il primo colpo a effetto arrivato all’ombra del Tardini è Dennis Man, rumeno classe ’98, per 13 milioni dallo Steaua Bucarest. Principalmente schierato come ala destra, è dotato di un ottimo dribbling che utilizza per accentrarsi: già seguito, tra le altre, da Roma e Milan, in patria è considerato il più grande prospetto degli ultimi anni.

Il secondo big arrivato in questa sessione è Joshua Zirkzee, classe 2001, in prestito con diritto di riscatto fissato a 15 milioni dal Bayern, più il 7.5% della prossima rivendita. Nel dicembre 2019 si fece notare regalando alla squadra di Monaco 2 vittorie in 3 giorni con 2 gol in 8 minuti totali da subentrante, per un totale di 4 gol e 1 assist in 293’ in Bundes. L’olandese è il prototipo dell’attaccante moderno: forte fisicamente e tecnicamente, può giocare da prima o da seconda punta perché ama abbassarsi molto (anche andando a contrasto a centrocampo se necessario) per far ripartire l’azione rapidamente. Già nella prima partita contro il Bologna è apparso essere uno dei più in palla, creando con una grande progressione la palla gol migliore (poi sprecata da Mihaila a tu per tu con il portiere).

Oltre ai giovani però, la squadra aveva necessità impellente di “rimpolpare” un’ossatura di giocatori pronti, capaci di guadagnarsi la salvezza sul campo portando da subito risultati concreti. In questa ottica il ds Carli ha concluso per Bani, chiuso a Genova da un ritrovato Radovanovic, Conti, in cerca di rilancio dopo gli anni difficili a Milano e Pellè

Proprio quest’ultimo nome completa un reparto insolitamente ricco, insieme a Zirkzee, Inglese e Cornelius: è chiaro che ci si aspetta che una tale concorrenza possa giovare al peggiore attacco del campionato per distacco, in cui il primo marcatore è un Gervinho in vistoso calo con soltanto 4 gol.

Lotta a 4 per la salvezza

Paragonando il mercato alle 3 competitors per la salvezza si può sicuramente affermare che Krause abbia investito molto per evitare una retrocessione che sarebbe letale. 

Il Crotone si è limitato a rinforzare l’attacco con Ounas e Di Carmine, ma ad oggi, a meno di un girone di ritorno stellare, sembra essere la più quotata a retrocedere. 

Il Cagliari sta vivendo una grandissima difficoltà nonostante un organico da metà classifica: la neo-rinnovata guida tecnica subisce la carenza di risultati a prescindere dal tipo di gioco proposto (sia se di impronta offensiva, sia se più catenacciara come nell’ultima giornata contro la Lazio). Rugani, Duncan e Asamoah sono certamente nomi di una certa esperienza che possono risultare utili.

Il Torino non riesce a vincere, ma con Nicola ha dimostrato una grande crescita mentale pareggiando in rimonta contro l’Atalanta dopo essere stato sotto di 3 gol. A gennaio non ha operato molto, ma sembra aver fatto centrato nel segno: sono arrivati Sanabria, fedelissimo dell’allenatore già con il Genoa, e Mandragora, che ha dato maggiori geometrie al centrocampo fin da subito.

Il Parma è quindi chiamato a risollevare una situazione estremamente complessa, dimostrando un cambio di passo nella continuità e nella mentalità. Se è vero che secondo molti questo gruppo possa dimostrare il proprio potenziale solo a partire dall’anno prossimo è anche vero che una retrocessione sarebbe un disastro sia per quanto investito sia per le prospettive di costruzione di un gruppo rodato. 

La cura D’Aversa per ora non ha avuto i risultati sperati: l’allenatore di Stoccarda non ha potuto ripetere lo stesso schema dell’anno scorso, principalmente a causa della mancanza di Kulusevski, ma allo stesso tempo non ha trovato una continuità di modulo necessaria per inanellare quel filotto di risultati ormai divenuto obbligatorio. 

La società ha certamente investito, in controtendenza rispetto alla media generale di questo mercato, ma potrebbe essere troppo tardi: con il senno di poi, questa è stata la peggiore stagione per effettuare una rifondazione e un approccio più “conservativo” avrebbe forse, pagato di più in termini di risultato. Nonostante questo ci sono ancora 17 partite da giocare e il Parma ha tutto il tempo per invertire la rotta: una salvezza di questo tipo darebbe una speciale autostima al gruppo creando quel circolo vizioso di crescita tanto cercato dalla società.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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