La narrazione sulla favola Atalanta, che ha giustamente occupato le cronache sportive negli ultimi anni, non può più valere. L’Atalanta non è più una favola, ma una realtà ben consolidata del nostro calcio, come dimostra il progressivo miglioramento della squadra su tanti livelli. A questo punto della stagione, la compagine di Gian Piero Gasperini è quarta in campionato (a pari merito con la Juventus), ha raggiunto la semifinale di Coppa Italia ed andrà a giocarsi gli ottavi di Champions contro il Real Madrid.

Sarebbe sbagliato, tuttavia, pensare che il cammino fin qui sia stato tutto rose e fiori. Ci sono state figuracce come quella di Napoli (4-0) o come quella casalinga in Champions contro il Liverpool (0-5). Al contrario, restano memorabili le vittorie come quelle di Anfield o come quella di San Siro della scorsa settimana. Da non dimenticare, inoltre, il capitolo extra-campo dedicato al “Papu” Gomez, che – giusto o sbagliato che sia l’epilogo della vicenda – rappresenta ormai il passato della “Dea”.

Atalanta: i superpoteri funzionano a intermittenza?

Le vittorie contro Milan e Lazio hanno riconfermato le convinte ambizioni dell’Atalanta. Prima, però, qualche mancato successo di troppo nelle ultime settimane aveva fatto storcere il naso ad alcuni. Le mancate vittorie contro Genoa (0-0) e Udinese (1-1) avevano fatto pensare ad un Atalanta in difficoltà con determinati avversari. Un’ Atalanta – si è detto – che in alcune occasioni non riesce ad attivare i propri superpoteri.

Non è questo, però, a dover preoccupare Gasperini e i suoi. L’andamento resta positivo nel complesso ed in linea con le aspettative. I dati spiegano che, da almeno un paio d’anni, i bergamaschi disputano un’andata relativamente altalenante, scatenando tutto il potenziale nel girone di ritorno. Nel 2018/19 i punti conquistati al giro di boa furono 28, mentre nel 2019/20 furono 35. In entrambi i casi il rendimento della seconda parte di campionato fu di un livello superiore con 41 punti messi a referto.

Le premesse per farlo ci sono anche quest’anno. Nonostante in questi primi mesi, siano stati in tanti nella rosa dell’Atalanta ad aver reso al di sotto del proprio potenziale. A fronte di uno strepitoso Muriel e di un Ilicic progressivamente tornato ai suoi livelli, altri elementi chiave come Duvan Zapata, Hateboer e Malinovskyi possono sicuramente fare di più. Si attende, inoltre, il contributo dei nuovi arrivati come Maehle e Miranchuk, con quest’ultimo che sta cominciando a far vedere tutta la propria classe. I superpoteri, insomma, ci sono eccome, ma sembra quasi che i nerazzurri debbano imparare a sfruttarli a pieno. I bergamaschi possono sognare in grande e alla base ci sono anche questioni tattiche.

Pessina, il nuovo jolly di Gasperini

Se nelle ultime stagioni erano proprio le sberle a far cambiare passo all’Atalanta, quest’anno si sta verificando lo stesso. Non è un mistero che sia stata proprio l’umiliazione casalinga col Liverpool ad attuare determinanti accorgimenti. La chiave sembra essere stata l’inserimento in pianta stabile di Matteo Pessina, jolly del centrocampo e della trequarti. Il classe 1997 è riuscito a dare più stabilità al centrocampo bergamasco, garantendo maggiori soluzioni a livello di pressing e linee di passaggio in fase di costruzioni differenti da quelle solite.

Il ruolo a dire la verità Pessina aveva mostrato di saperlo svolgere con particolare abilità già lo scorso anno nel Verona di Ivan Juric, allievo della prima ora del “Gasp”. L’intuizione dell’allenatore nerazzurro si pone in continuità con quelle attuate nelle passate stagioni. Una mossa simile fu fatta con lo spostamento di Cristante dalla mediana alla trequarti. Le stesse soluzioni sono state garantite da Mario Pasalic, da settimane ai box per problemi fisici. Se anche stavolta tali modifiche si rileveranno vincenti lo dirà un girone di ritorno che si preannuncia infuocato sotto tanti aspetti.


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