In attesa di comprendere se ci sarà il definitivo via-libera alla ripresa delle danze, il calcio italiano continua a vivere un momento buio sul fronte economico. In assenza di entrate dai botteghini e con sponsor che annunciano un parziale disimpegno, i club sono chiamati a fronteggiare la questione legata al taglio di stipendi, tentando così di limitare al massimo le perdite.

I calciatori della Roma rinunciano allo stipendio

E’ notizia di qualche giorno fa l’accordo raggiunto tra la Roma e i propri tesserati. I giocatori, guidati da capitan Edin Dzeko, hanno presentato al club giallorosso una proposta di decurtazione, andando così incontro alla società per limitare i danni inflitti dal Covid-19. Inoltre, il piano è stato condiviso ed accettato anche dal tecnico Fonseca e dal suo staff. A questi si è accodata persino l’intera dirigenza.

Ma entriamo nello specifico: la proposta prevede la rinuncia a quattro mensilità, di cui una definitiva ed altre tre che, se il campionato dovesse ripartire, verranno spalmate dalla società sui contratti delle prossime stagioni. Il club capitolino risparmierebbe sul bilancio in essere circa 50 milioni di euro, dovendone restituire circa una quarantina nel corso delle stagioni future. Tutto ciò permetterà alla società di ammortizzare i mancati ricavi, sopperendo anche ad un possibile mancato versamento dell’ultima tranche dei diritti TV da parte delle televisioni.

Un ulteriore aspetto degno di nota è che i giocatori reintegreranno a loro spese quanto perso, a livello di stipendio, dai dipendenti con la cassa integrazione. La Roma ne conta circa un centinaio tra parte sportiva e non, i quali perderanno circa il 30% della propria retribuzione mensile. Una decisione ammirevole presa in totale autonomia da parte dei tesserati giallorossi.

Per quanto concerne la dirigenza, si è scelto di rinunciare ad una mensilità al fine di dimostrare vicinanza e condivisione del danno con i protagonisti in campo.

Club di Serie A che hanno tagliato gli ingaggi

Quanto accaduto in casa Roma dovrebbe rappresentare la norma in un momento tra i più difficili per il nostro calcio, ma purtroppo non tutti, nel mondo del pallone, acconsentirebbero a rinunciare ad una minima porzione del proprio lauto guadagno. Poiché, nell’ambito degli ingaggi, non si parla esattamente di “spiccioli”, una decurtazione non rappresenterebbe una gravosa problematica per i protagonisti in campo, ma al contempo significherebbe un valido aiuto per chi provvede ogni giorno a costruire la loro “fortuna” attraverso la remunerazione.

Fortunatamente la risposta della nostra Serie A si è rivelata azzeccata sin dagli albori. La Juventus ha funto da apripista, ottenendo una riduzione dei compensi per un importo pari alle mensilità di marzo, aprile, maggio e giugno 2020. Tutto ciò ha permesso ai bianconeri di evitare un esborso pari a 90 milioni di euro. I Campioni d’Italia sono stati seguiti da Parma (accordo con i propri tesserati per la riduzione del compenso dall’importo pari ad una mensilità), Inter (le modalità adottate dai nerazzurri rispecchiano quelle della Juventus), Udinese (dirigenza e CdA hanno accettato un taglio pari al 50% del proprio compenso), con il Milan sempre più avviato verso un accordo tra giocatori, staff e società.

Augurandoci immediate risposte dall’intero complesso dei club del campionato italiano, possiamo senz’altro affermare che si stia seguendo la direzione giusta. Il calcio italiano, come più volte ribadito da esperti, presidenti, allenatori e calciatori stessi, rappresenta ormai la terza industria del paese. Tradotto: contribuire ad affossarla non comporterebbe unicamente un danno al singolo sport, bensì all’intero sistema economico italiano. L’esempio della Roma dovrebbe portare a profonde riflessioni società e calciatori, in quanto unico per disponibilità mostrata da quest’ultimi nei confronti di club e dipendenti. Ed è grazie a loro (e a chi come loro) se possiamo ancora ritenerci fieri, indipendentemente dai colori, del primo sport del nostro Paese.

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Redattore Novantesimo.Com, Direttore "L' Inter Siamo Noi"