A Verona, sponda Hellas, le annate dei 100 punti in due stagioni (2013-2014 e 2014-2015) sembrano lontane secoli visti i risultati conseguiti in questi primi 270 minuti di campionato: un punto, due sconfitte, un solo goal fatto (su rigore) e ben 8 subiti.

Un inizio di certo non felicissimo per i tifosi scaligeri che, se si considera anche l’addio tanto discusso di Cassano e la lite Pecchia-Pazzini, saranno destinati a osservare inermi dinanzi ad un disastro annunciato a meno di clamorosi stravolgimenti.

E’ anche vero che sono passate solo tre giornate, in più gare contro Napoli e Fiorentina non sono di certo partite semplici, ma quello che più preoccupa del Verona è la mancanza di gioco oltre che di uomini capaci di garantire le prestazioni che al Bentegodi erano abituati a vedere durante il biennio 2013-2015.

Senza ovviamente togliere nulla o screditare gente come Bessa e Pazzini, indiscussi trascinatori della passata stagione in Serie B, è inevitabile affermare che durante il periodo in massima serie sotto la guida di Mandorlini erano presenti più calciatori adatti alla massima serie, vuoi per talento o per esperienza. Un centrocampista come Jorginho, capace di impostare il gioco e dettare i tempi, attualmente non c’è così come a supportare la metà campo non ci sono Hallfredsson, Tachtsidis, Ionita o Donati. Non sono presenti nemmeno calciatori capaci di spaccare le partite in due come Iturbe e Juanito Gomez oppure una batteria di terzini come Agostini, Sala, Cacciatore e Pisano, capaci di garantire buone prestazioni in entrambi le fasi. Al centro della difesa stazionavano Moras e Rafael Márquez, che davano più sicurezza rispetto a Herteaux-Ferrari, con tutto il dovuto rispetto. L’unico ruolo che bene o male è stato ricambiato alla grande è la punta, con Pazzini che ha preso l’eredità dell’ex compagna alla Fiorentina Luca Toni ma che d’altro canto ha trovato da ridere con l’allenatore anche se adesso sembra acqua passata.

Per il resto ci sembra una squadra molto in affanno se confrontate alle dirette concorrenti più motivate e ambiziose oltre che attive sul mercato, altro punto dolente. Infatti sono state acquistate probabilmente troppe scommesse rispetto a certezze.

La stagione è lunga e prima della 38esima ne deve passare ancora di acqua sotto i ponti ma se questo è l’inizio c’è sicuramente da preoccuparsi, proprio perché pensare di salvarsi in queste condizione è pure utopia anche per il tifoso più ottimista del mondo.

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