L’Hapoel Beer Sheva ha ospitato, nel proprio Turner Stadium, il FC Lugano. I Ticinesi sono tornati a respirare aria europea (ed estiva, spirando ormai brezze autunnali sulle rive del Ceresio) per la prima volta a seguito dell’eliminazione subìta nei preliminari dell’edizione 2002/2003 per mano del Ventspils. Gli svizzeri, qualificatisi ai gironi grazie al sorprendente terzo posto al termine della Super League 2016/2017, erano giunti in terra israeliana ieri intorno alle 15h00, dopo aver lasciato Lugano poco dopo le 06h00. I padroni di casa, eliminati dal Maribor nell’ambito delle qualificazioni alla Champions League (e forti, per esempio, di due vittorie ottenute contro l’Inter nella passata stagione), partivano con il favore dei pronostici.

La partita inizia e, senza troppi complimenti, l’Hapoel Beer Sheva va sùbito a segno con Einbinder. Nwakaeme propone un cross che, tuttavia, taglia tutta l’area; la palla giunge quindi a Melikson che, dopo aver abbozzato un uno-contro-uno contro Mihajlovic, propone un ottimo filtrante per Einbinder, lasciato colpevolmente libero da Mariani. Il 28enne israeliano, di prima, segna incrociando. Il Lugano, colpito a freddo, sembra non accusare troppo il colpo: complici diversi spazi lasciati liberi dai padroni di casa, gli ospiti provano a sfruttarli denotando un certo coraggio, a testimonianza della bella conclusione di Mariani che, al 9′, da fuori area impegna seriamente un incerto Haimov. Non bisogna tuttavia lasciarsi ingannare: se il reparto difensivo israeliano sembra mancare di affidabilità, Bakhar dispone di giocatori offensivi fisicamente e tecnicamente molto validi e perennemente pericolosi. Al 12′ ecco un altro episodio-chiave: a seguito di un altro filtrante proposto sempre dalla fascia destra (immune al controllo di Mihajlovic e Mariani), su un cross diretto a centro-area interviene con la mano Golemic. Al dischetto si presenta Pekhart, il cui tiro alla sinistra di Da Costa viene parato dall’estremo difensore luganese, il cui intervento mantiene in vita le speranze dei suoi e sembra infondere una certa carica e suonare una sveglia. Al 19′ Einbinder potrebbe trovare il raddoppio, ma non sfrutta un filtrante dell’ottimo Melikson. La pressione sulla retroguardia ticinese è asfissiante: al 26′ Pekhart prova a farsi perdonare per il rigore sbagliato, ma il suo gol di testa non viene convalidato per via di una posizione irregolare in partenza. Gli ospiti provano tuttavia a far valere i propri argomenti: al 28′ Gerndt, all’interno dell’area avversaria, lascia partire una conclusione che impegna seriamente Haimov. L’ultimo terzo della prima frazione è caratterizzato da un buon possesso palla ticinese, favorito da un maggiore coraggio.

Nel secondo tempo Tami decide di buttare nella mischia Yao e Bottani e di passare al 4-2-3-1, modulo volto ad apportare delle (doverose) correzioni. I suoi uomini propongono un gioco più vivace; l’Hapoel Beer Sheva, invece, scende in campo più timoroso ed abbottonato. In controtendenza rispetto all’inerzia della contesa, al 58′ e in occasione della prima vera folata offensiva, i padroni di casa si guadagnano un secondo rigore: Golemic viene sorpassato in velocità da Melikson e, per fermare il capitano, commette un fallo da rigore invero abbastanza ingenuo; sul pallone, anziché Pekhart, si presenta Tzedek. I Ticinesi mantengono la ferma intenzione di raccogliere almeno parzialmente quanto seminato: al 66′ un traversone di Bottani dalla sinistra trova uno sfortunato autogol di Tzedek, mosso dalla volontà di anticipare l’accorrente Gerndt. I padroni di casa, in maglia rossa, da cacciatori (ruolo rivestito nel primo tempo) diventano prede, soggette alle ottime ripartenze imbastite dagli svizzeri e favorite dall’ingresso di un Bottani in stato di grazia. Il Lugano mantiene il pallino del gioco e dimostra di avere tutte le carte in regola per cercare un pareggio che, nonostante gli ultimi minuti di assedio (ad immagine del Sulmoni-attaccante e di un Da Costa nell’area avversaria su un corner), non arriverà ma, alla luce della seconda frazione, sarebbe forse stato meritato.

Hapoel Beer Sheva (4-3-3): Haimov 5.5; Elo 5.5 (69′ Elhamed 6), Taha 5.5, Tzedek 6, Korhut 5.5; Radi 6.5, Ogu 6, Einbinder 7 (84′ Broun s.v.); Melikson (C) 8, Pekhart 4.5 (66′ Zrihan 6), Nwakaeme 6.5. All.: Bakhar. A disp.: Goresh; Sahar, Ghadir, Cuenca.

FC Lugano (3-5-2): Da Costa 7.5; Golemic 4.5, Sulmoni 5, Rouiller 5.5 (46′ Yao 6.5); Mihajlovic 4.5, Mariani 4.5 (71′ Milosavljevic s.v.), Piccinocchi 6.5, Sabbatini (C) 6, Crnigoj 5.5 (46′ Bottani 7); Marzouk 5.5, Gerndt 6.5. All.: Tami. A disp.: Kiassumbua; Daprelà; Ledesma; Junior.

ARBITRO: Signor Chapron (FRA).

MARCATORI: Einbinder (HBS) al 2′, Tzedek (R, HBS) al 59′, autogol (FCL) di Tzedek al 66′.

AMMONITI Rouiller (FCL) al 23′, Taha (HBS) al 55′, Golemic (FCL) al 58′.

ESPULSI: –

NOTE: 0 minuti di recupero a fine primo tempo, 3 minuti a fine secondo tempo.

TOP NOVANTESIMO: Melikson 8 – Una bella scoperta agli occhi di chi non riesce a seguire il calcio a 360 gradi: il capitano israeliano, oltre a notevoli virtuosismi, è decisivo ogniqualvolta decide di accendersi e di imprimere un’accelerazione. Dotato di grande tecnica, nel secondo tempo (come tutta la propria squadra) è meno devastante.

FLOP NOVANTESIMO: Mihajlovic 4.5 – Premessa: al posto di Mihajlovic avremmo potuto inserire anche altri giocatori. La zona sinistra della metà campo luganese è terreno di agevole conquista israeliana: il nervosismo e la superiorità numerica locale non aiutano i bianconeri. Nella seconda frazione, complice un diverso schieramento sul terreno di gioco, tutta la fase difensiva luganese è meno sollecitata e può tornare a respirare. Da segnalare anche i due rigori causati da Golemic, ancora lontano dalla miglior forma ammirata nella passata stagione.

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Luganese, alle prese con gli studi di Diritto a Neuchâtel, nel proprio tempo libero unisce volentieri i suoi interessi per la scrittura e per il calcio, occupandosi della squadra della sua Città. È uno dei co-fondatori di Sport Lugano.

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