Dopo nove stagioni di dominio (quasi) incontrastato, la Juventus cede il trono della Serie A all’Inter. Come se non bastasse, diminuiscono sempre di più anche le possibilità di qualificarsi in Champions per i bianconeri: il futuro europeo della Vecchia Signora passa in gran parte proprio dal confronto diretto con i nerazzurri, in programma sabato pomeriggio.

I motivi di questo mancato successo sono davvero tanti, ed anche solo passarli in rassegna tutti sarebbe davvero proibitivo. E’ però evidente come il decimo scudetto sia sfumato sia per motivi tecnici ma anche per questioni extracampo, ognuna delle quali dovrà essere risolta per dare vita ad un ciclo vincente come quello appena concluso.

L’incomprensibile esonero di Maurizio Sarri

Un tecnico spesso burbero e sopra le righe, ma che col maggior supporto della società avrebbe potuto aiutare davvero tanto la Juventus a cambiare pelle

Arruolato per dare una impronta di gioco diversa e più in linea ai trend europei nel 2019, la burrascosa esperienza di Maurizio Sarri a Torino si è arenata già l’estate dopo. L’impressione ad oggi però, è che la scelta presa da Andrea Agnelli sia stata tutt’altro che lungimirante; al netto delle difficoltà incontrate dal tecnico toscano nel farsi benvolere dai pezzi grossi dello spogliatoio, all’ex Napoli va riconosciuto il merito di aver vinto uno scudetto con a disposizione una rosa completamente disfunzionale rispetto alla sua filosofia di gioco.

Il rapporto con l’ambiente (tifo, dirigenza e rosa) era sì logoro, ma era davvero tutta colpa di Sarri? Con una ulteriore stagione a disposizione, e assecondando le sue richieste tecniche in estate, molto probabilmente non si sarebbe arrivati fino a questo punto. Il suo esonero inoltre, più che far risaltare i suoi errori, non ha fatto altro che mettere ancora più in evidenza diverse criticità dell’ambiente juventino.

Eccessiva resistenza al cambiamento della Juve

Una delle motivazioni dietro a questo momento critico, si ricollega a quanto detto in precedenza: troppe personalità attorno al mondo Juventus, hanno dimostrato di essere oltremodo legati al modo in cui sono arrivati i numerosi successi di questi anni, e restii ad ogni tipo di cambiamento.

La cosa peggiore per tutti i tifosi è che questo atteggiamento dannoso lo hanno a più riprese dimostrato alcuni dei principali protagonisti dell’epopea vissuta in questi anni. Non è infatti un segreto che giocatori come Buffon, Bonucci e Chiellini abbiano un peso rilevante in molto delle scelte tecniche ma non solo prese negli ultimi tempi.

E’ arrivato quindi il momento per Paratici, Nedved, ma soprattutto Andrea Agnelli, di non assecondare solo il parere della vecchia guardia; ciò che la dirigenza è chiamata a fare, è di decidere in maniera lucida il da farsi per le prossime annate, a prescindere da chi sarà l’allenatore, e di conseguenza sostenere con coerenza e decisione il processo intrapreso.

Pirlo: l’uomo sbagliato nel momento sbagliato

La scommessa di Andrea Agnelli, sino ad ora non ha ripagato: la scelta di affidare la panchina della Juventus ad un esordiente coma Andrea Pirlo in un momento di transizione, ha creato ancora più problemi.

Il Maestro infatti, partito con i migliori degli auspici e con la volontà di dare alla squadra una identità di gioco meno conservativa con tanto spazio per i giovani, non è riuscito a costruire le basi di quel progetto per il quale molti addetti ai lavori già lo etichettavano come nuovo Zidane. Purtroppo, Pirlo ha dimostrato tante carenze come tecnico, assolutamente normali per un novizio: scarsa capacità di gestione dei cambi, poca leadership e capacità comunicativa all’interno dello spogliatoio, undici iniziali spesso discutibili e confusi, sono solo alcune delle principali criticità emerse in questi mesi.

Molto probabilmente il suo rapporto da allenatore con la Vecchia Signora si interromperà tra poche settimane, a prescindere dalla qualificazione in Champions League o meno. Sarebbe però ingiusto nei suoi confronti stroncare la sua avventura da allenatore dopo una sola annata; al netto di tutti i problemi già citati, è giusto che al tecnico bresciano venga data la possibilità di fare altre esperienze, prima di potersi cimentare in contesti competitivi ed esigenti come quello bianconero.

Anche in questo caso, le principali responsabilità sono da imputare ai vertici dirigenziali, in particolar modo ed ancora una volta ad Andrea Agnelli. Il presidente ha affidato la gestione della rosa ad un amico fidato, ma non ad un tecnico preparato e pronto ad immergersi in un momento di ricostruzione come quello in cui versa la rosa allo stato attuale.

La fine di un ciclo irripetibile per la Juve

Momenti che rimarranno impressi per sempre nella memoria di tutti i tifosi bianconeri

Per concludere, non si può non evidenziare come la debacle della Juventus coincida con la fine di uno dei cicli più vincenti e difficilmente ripetibili della storia del calcio nostrano.

Anche almeno due dei tre protagonisti di questo periodo indimenticabile ancora presenti in rosa, con ogni probabilità a fine anno se ne andranno da Torino. Se per Gianluigi Buffon la certezza dell’addio è già arrivata, sul fronte Chiellini tutto ancora tace, ma le voci di corridoio non mancano; per il centrale toscano, non è da escludere una avventura in MLS, dove il Cincinnati sembra fare sul serio per accaparrarsi il classe 84′.

Con queste due partenze, del ciclo 2011-2020 rimarrebbe solo Leonardo Bonucci; la sua permanenza tuttavia, non è abbastanza per non poter considerare finita l’epopea della Vecchia Signora. Quando un periodo così luminoso finisce, è normale che ci possano essere momenti di affanno nel tentativo di ricostruire solide basi per il futuro. In casa Juventus tuttavia, un anno è già andato perduto, e una società così prestigiosa non può permettersi di sprecarne altri.

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