Chissà se Spalletti fosse conscio pienamente della situazione che si sarebbe trovato a gestire da lì a poco, quando firmò il contratto che ne avrebbe sancito il ritorno a Trigoria. Da uomo intelligente quale lo reputo direi di sì, ma dai duri sfoghi in certe conferenze stampa si potrebbe anche dedurre il contrario. Probabilmente, a mio modesto parere, il tecnico di Certaldo lascerà la panchina giallorossa al termine della stagione perchè alcune dichiarazioni piuttosto forti, seppur dette in un momento di sincera quanto inopportuna oggettività, rischiano di tracciare un solco profondo con la tifoseria. Certo, sicuramente tifosi e stampa non hanno dato una mano nella delicata gestione del caso Totti. “Se lo faccio giocare negli ultimi minuti qualcuno la vede come una mancanza di rispetto, se non lo metto nemmeno in campo mi dicono che lo prendo in giro. Ditemi voi cosa fare” provocò durante una conferenza l’ allenatore cinquantasettenne, non del tutto a torto, secondo me. Ciò tuttavia la dice lunga sia sulla situazione che aleggia nello spogliatoio che sul perchè la Roma non abbia finora compiuto quell’ ultimo passo che serve per ambire legittimamente allo Scudetto o ad un buon percorso in qualche coppa europea.

Il gap con la Juventus al momento non è colmato, però l’ unica strada per arrivarci non può che essere un’ inversione di tendenza fulminea rispetto alla tradizione: niente polemiche gratuite, regole ferree ed esclusioni o multe per chi sgarra, fosse De Rossi (per citare uno dei pilastri) o un ragazzino aggregato dalla Primavera. Questo è spesso mancato nella capitale e non è un caso che l’ ultimo tricolore sia arrivato proprio con Capello, uno che della disciplina ha sempre fatto un suo marchio di fabbrica. Un buon auspicio per il futuro se non altro proviene dall ingaggio di Monchi, che reputo uno dei dirigenti più capaci d’ Europa nella scoperta di sicuri talenti a basso costo. Credo però che almeno nei primi tempi abbia bisogno di un “tutore” che lo accompagni al complicato ambiente romanista e gli eviti di perdersi. Ecco, appunto: chi meglio di Totti, magari nelle vesti di team manager?

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