Juve campione, Roma in Champions League, Napoli ai preliminari di Champions e così via.

I primi verdetti erano praticamente scontati, focalizziamoci dunque nelle zone melmose della graduatoria, in quel pantano che è tradizionalmente la lotta per non retrocedere. Ecco, chiunque mesi fa avesse pronosticato la salvezza del Crotone avrebbe ricevuto come risposta, nella migliore delle ipotesi, una sonora pernacchia, anche in vista dell’ inizio di stagione del club pitagorico. Un’ impresa sicuramente epica, tuttavia l’ osservatore più attento non può glissare sul vero e proprio suicidio sportivo commesso dall’ Empoli. Intendiamoci: nessuno dei due organici presenta oggettivamente picchi di qualità assoluta (sebbene non manchi qualche prospetto interessante) però gli uomini di Martusciello hanno avuto troppi alti e bassi e l’ impressione è che con una pretendente dotata di maggior continuità la contesa si sarebbe chiusa con netto anticipo. Tanto più poi se dopo il filotto di vittorie consecutive maturate in inverno, che avevano portato in dote un ampio margine di vantaggio sui diretti concorrenti, si è trovato il modo di dilapidare tutto. A posteriori è facile fare previsioni e ne sono ben conscio, ma è evidente come quella distanza di sicurezza abbia causato un rilassamento inconscio nella mente di parte dei giocatori e non è un caso, a mio avviso, che la vittoria di Firenze sia arrivata quando la formazione calabrese stava pericolosamente avvicinandosi.

Tra i promossi metto Croce, uno arrivato tardi in Serie A e da cui i giovani dovrebbero prendere esempio in quanto a fame e gamba, e Skorupski. Avrebbero potuto fare e dare di più date le loro qualità Saponara e Gilardino, ma qui il motivo non è imputabile esclusivamente a loro: il primo aveva l’ ambizione legittima di misurarsi in altri palcoscenici e il fatto di essere rimasto si è riflesso sulle sue prestazioni; per quanto concerne Gila il discorso è più complicato, perchè per dargli la possibilità di esprimersi al meglio è necessario schierarlo come unico terminale offensivo e Martusciello non se l’ è sentita di sconfessare il modulo che resisteva dai tempi di Sarri.

Da dove ripartire, dunque? Dal paracadute…

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