Giampaolo e la crisi del bel gioco: il Milan gli è sfuggito di mano

Al Milan non si vedeva un inizio di Campionato così negativo e contestato da parecchio tempo, neanche la vittoria (seppur sofferta) di Sabato sera contro il Genoa è riuscita a dare serenità alla squadra, all’ambiente e soprattutto al tecnico. Già da qualche giorno infatti si parlava di esonero e di possibili cambi anche nelle dirigenza, e ieri alle 19:30 è arrivato il comunicato ufficiale che annunciava il “divorziotra Marco Giampaolo e il Milan. Una vittoria, quella contro il Genoa, arrivata a seguito di una gara in cui si è giocato con efficacia solo per 45’, con difficoltà figlie di scelte di formazioni rivedibili e con una squadra che non è riuscita a scrivere la parola “fine” neanche in superiorità numerica non è stata sufficiente per salvare la panchina dell’ormai ex tecnico dei Rossoneri.  

Dov’è finito il bel gioco?

Ad inizio Giugno, quando la scelta per il post-Gattuso è ricaduta su Giampaolo, dirigenza, proprietà e tifosi si aspettavano che il Milan venisse trasformato in una sorta di laboratorio per formare un calcio propositivo fatto da giro palla efficace, gioco e volontà di segnare sempre un goal in più degli avversari. Dopo i primi mesi e le prime 7 partite di campionato possiamo affermare che non si sia visto nulla di tutto ciò. Nonostante i paletti imposti dalla UEFA per le questioni riguardanti il Fair Play Finanziario il Milan ha comunque speso 84 Milioni durante l’ultimo calciomercato, ma ciò non è bastato. C’è chi dice che i risultati, almeno quelli riguardanti la parte tattica, tardino ad arrivare anche a causa del mancato acquisto da parte della società di tre giocatori che Giampaolo avrebbe espressamente richiesto: Correa, per tanto tempo inseguito dal Milan, Praet, a cui il tecnico è tanto affezionato e con cui ha lavorato già alla Sampdoria e Sensi che tanto bene sta facendo all’Inter. Questo, misto alla mancanza di mezzale effettive e del trequartista, ha fatto sì che ci fossero tanti, troppi giocatori adattati in un ruolo in cui non si trovano a loro agio. Se a questo si aggiunge un Paqueta mai impiegato con continuità da Giampaolo che mischia talento, intuizioni e voglia di far bene (basta vedere l’impatto che ha avuto contro il Genoa a partita in corso) alla mancanza di continuità nel rendimento , un Bonaventura inserito solo per pochi minuti fino ad ora, così come tanti altri rinforzi arrivati in Estate e l’assenza di giocatori che tecnicamente diano sicurezza e che riescano anche da soli a sbloccare la partita o a mettere in moto la squadra viene fuori il quadro più o meno completo dell’intera questione.

Fonte: Ac Milan

Cosa non ha funzionato?

La mancanza di risultati ha portato il tecnico rossonero a rivedere alcuni aspetti del suo lavoro, partendo dal modulo che dal 4-3-1-2 adottato nelle prime uscite si è spesso trasformato in un 4-3-3 a partire dalla trasferta di Torino, per tentare di ridare lustro ad alcuni “inamovibili”. Suso ad esempio, che godeva della massima stima di Giampaolo, e che è stato provato alle spalle di una o due punte ma la tendenza ad accentrarsi partendo da destra ha portato al fallimento di tale esperimento con conseguente naufragio del trequartista in generale, ruolo quasi sempre presente nelle squadre di Giampaolo che ha tentato con alcune rotazioni in attacco di trovare gli uomini giusti che riuscissero a pressare in avanti trovandosi meglio tra di loro e in relazione al nuovo modulo. Gli sforzi richiesti a Piatek non sono stati ripagati: la punta Polacca ha sempre avuto nella finalizzazione una delle sue armi migliori, se non la migliore, e le continue richieste di giocare più con la squadra, aiutando la manovra venendo su per fare uscire i centrali di difesa avversari, creando spazi in cui dialogare nello stretto coi compagni non trovano applicazione sul campo. Parlare adesso è facile, ma forse si sarebbe dovuto capire che non è facile arrivare alla vittoria attraverso il bel gioco e le verticalizzazioni, si sarebbe potuto quindi provare a schierare una squadra diversa, che provasse a giocare con più compattezza e pragmatismo. In assenza di giocatori adeguati e con l’evidente mancanza di basi che sarebbero servite e servono a garantire il movimento del pallone con qualità e i tempi giusti per aprire spazi bisognerebbe riconoscere tali limiti strutturali e reagire di conseguenza. Molti tifosi negli ultimi giorni hanno ricordato le parole di Gattuso che aveva lasciato presagire i propri dubbi sul Milan giovane che si prospettava da lì a breve. L’idea di una rosa Under 23 progettata da Gazidis atta anche a sistemare i bilanci avrebbe fatto storcere il naso anche a Leonardo che per gli stessi motivi ha dato anche lui l’addio ai Rossoneri “insieme” a Gattuso. Oggi quelle perplessità sembrano aver trovato conferma.

Piatek

Poco dopo le ore 12:00 Stefano Pioli ha firmato un contratto che lo legherà al Milan per un due anni e nel pomeriggio incontrerà per la prima volta la squadra che non sarà al completo a causa delle convocazioni delle rispettive Nazionali. L’ex Inter e Fiorentina è riconosciuto da tutti come una figura taciturna fuori dal campo, che ha unito nelle sue vecchie squadre le sue qualità da condottiero che punta sull’unione del gruppo alle conoscenze tattiche in suo possesso. Il tecnico avrà a disposizione 15 giorni prima di vedere rientrare i convocati e per preparare la prossima gara del Milan che a San Siro affronterà il Lecce di Fabio Liverani.

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