Genoa, Perin: “Possiamo battere la Juve, voglio il mondiale con la Nazionale”

Perin

Il portiere del Genoa, Mattia Perin ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera alla vigilia dell’attesissima sfida di oggi contro la Juventus a Marassi.

Ecco le dichiarazioni dell’estremo difensore: “Gli infortuni sono il passato e per un atleta il passato non deve esistere, c’è solo il presente, il futuro. Non ho mai pensato di smettere, o che non sarei più tornato lo stesso. Quando a gennaio mi sono rotto il ginocchio la seconda volta ero giù, chiaro, ma dal giorno dopo pensavo solo a ripartire. Mi hanno aiutato tre cose, anzi quattro: gli amici, il Genoa, la consapevolezza che le disgrazie sono altre, e che non è un modo di dire, e quarto i libri. Tecniche di resistenza interiore di Pietro Trabucchi. Illuminante, mi ha insegnato a capire che ogni cambiamento, e quindi anche un infortunio non va visto come una minaccia ma come una sfida, un’opportunità. Tutti oggi parlano di resilienza ma in pochi sanno cos’è. Durante i mesi di fisioterapia ho scelto una frase di Paulo Coelho come manifesto: tornerò ma sarò una persona diversa”. 

“Ho ancora molto da imparare da Buffon, lui è il numero 1, il più grande. Sarà una partita durissima, la Juve ha attaccanti pazzeschi come Dybala, Higuain, Mandzukic, però a Marassi noi diamo il doppio. Li abbiamo battuti già l’anno scorso, possiamo ripeterci. Però dobbiamo essere umili, altrimenti siamo spacciati. La Juve è in crisi? Non scherziamo. Di sicuro la nostra non sarà un’annata disastrosa come l’ultima”. 

“Tornerò in Nazionale, voglio il Mondiale, quando stavo bene sono sempre stato convocato. È un obiettivo chiaro nella mia mente. Ora provo a fermare la Juve. Il Genoa è il mio grande club, qui ho tutto, sono fiero di ciò che rappresenta, dei simboli, della sua meravigliosa cantera di cui sono stato un allievo. Sono qua da 10 anni esatti, Genova è casa mia. Detto questo sono ambizioso, come ogni atleta, come ogni professionista. Quindi non chiedetemi dove sarò fra 5 o 10 anni, perché non lo so”. 

“Donnarumma è un fenomeno, arriverà lontanissimo ed è un ragazzo splendido. Io però ce la metto e ce la metterò tutta, questo è lo sport, la rivalità è naturale, ed è bellissima. I social restano uno strumento positivo, perché ti tengono vicino ai tifosi, alla gente, creano un legame. Io ho sbagliato e ho imparato. Certo, poi su Facebook o Twitter c’è gente che ti critica anche solo perché sei felice. E io rispondo: nella vita gioco a pallone, come posso non esserlo?”. 

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Di Catania, appassionato di calcio a livello internazionale ma interessato a tutti gli sport, passione per il giornalismo sportivo.

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