Pietro Lo Monaco, amministratore delegato del Catania, ha rilasciato una lunga intervista al Secolo XIX:

“Sono ripartito dal nostro centro sportivo, un gioiello che tutti ci invidiano. L’abbiamo costruito con 20 milioni del Credito Sportivo e 36 milioni di plusvalenze ottenute con il Catania in A. La gente ride, ma quando uno sponsor non riuscì a pagarmi gli chiesi di fare cambio merce e mi diede 100 televisori, molti dei quali li ho usati qui a Torre del Grifo. Quando sono andato via è tutto precipitato, ma ora lavoro per riportare il Catania in A. Play-off sono un un terno al lotto. A Castellammare andiamo per vincere, anche se non sarà facile. Il progetto di risanamento è comunque avviato”.

“Rimpianto, ero convinto di fare bene e di portare il Genoa in alto in 2-3 anni. C’erano tutte le potenzialità. Avevo studiato tutto anche i terreni per il centro sportivo. Però mi resi conto che non c’erano le condizioni per lavorare. La rottura avvenne quando mi cedettero Perin al Pescara senza dirmi nulla. Preziosi doveva fare un passo indietro, ne fece due avanti. Mi ero ripromesso di non lavorare con lui e con Zamparini, ci sono cascato”.

Infine su Lodi: “per me è come un figlio, lo conosco bene. Dissi a Preziosi che se la squadra non gioca a tre evita di prenderlo, non mi ha ascoltato, Lodi non legò con Gasperini e andò via”

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