Con quattro sconfitte nelle ultime sette gare disputate, la vittoria ottenuta dai partenopei nella sfida di domenica contro i corregionali del Benevento, grazie alle reti di Mertens e Politano, può assumere il ruolo di svolta della stagione azzurra, per almeno 3 motivi.

La classifica sorride al netto delle critiche

Il primo è meramente di classifica: con 3 punti si è guadagnato terreno su Lazio e Juventus, fermate rispettivamente da Bologna e Hellas. Attualmente la classifica dice sesto posto a 43 punti, a 3 distanze dalla zona Champions, ma con uno scontro diretto da recuperare proprio contro i bianconeri. Tale partita, qualunque sia la data effettivamente ufficializzata dalla Lega per il recupero, sarà pesantissima per l’assedio all’Europa che conta. Si prospetta una partita da dentro o fuori: da un lato un Napoli incerto sul proprio futuro, scosso da turbamenti tra società e spogliatoio e con buona parte dell’organico da rinnovare; dall’altro la Juventus meno efficace degli ultimi 10 anni, che deve ancora sbrogliare la scelta sul progetto Pirlo, decidendo quale sia alla luce del campionato e del percorso in Champions, la soglia minima per la riconferma dell’ex campione del mondo.

Delusione Osimhen e Mertens – dipendenza

Il secondo motivo è legato alla presenza di Mertens. Alla soglia dei 34 anni il belga resta fondamentale per l’attacco azzurro. I numeri lo caratterizzano come il quarto marcatore della squadra e primo assist-man: tra tutte le competizioni quest’anno ha raccolto 6 goal e 7 assist in 23 presenze (1320 minuti totali, una media di quasi una partecipazione a partita). I numerosi infortuni che hanno colpito il Napoli quest’anno non hanno tralasciato il belga, che, a partire dallo stop contro l’Inter del 16 dicembre, ha saltato 12 partite totali su 19

Al suo posto Gattuso ha più volte tentato di schierare Osimhen, vera delusione del calciomercato estivo: l’ex Lille, pagato più di 70 milioni, non si è mai davvero integrato nei meccanismi offensivi ed è apparso in molte uscite fuori forma. Anche per lui il Covid e gli infortuni hanno fatto la loro parte, ma è innegabile che l’attacco napoletano guidato da Mertens riesca ad essere più efficace e fluido nei meccanismi. Non è un caso che, dati alla mano, Mertens sia anche l’uomo più pericoloso per somma di goal e assist attesi per 90’: più da prima punta nel 4-3-3 che da trequartista nel 4-2-3-1, insieme a Lozano e Insigne rappresenta il vero attacco titolare nelle mani di Gattuso.

Il ruolo di Gattuso tra limiti e alibi

Il terzo motivo è legato quindi all’allenatore stesso. È innegabile che Rino Gattuso stia vivendo una stagione molto complessa, forse inaspettatamente anche per lui. Le ragioni sono molteplici: un mercato deludente, un rapporto incrinato con De Laurentiis, errori tattici nella disposizione della squadra. 
Una squadra che al netto di qualche partita nella prima parte di stagione, non ha mai confermato i pronostici che la davano nei primi tre posti, con forse anche ambizioni maggiori. Una preparazione difensiva non eccellente e il mantra della costruzione dal basso senza avere i giusti interpreti. Giocatori schierati fuori ruolo, su tutti Mertens (all’inizio del campionato) e Fabian Ruiz.

Il mercato dal canto suo ha deluso indubbiamente, al di là del flop di Osimhen. Una squadra costruita per giocare a 2 mediani costretta a schierare lo spagnolo ex Betis davanti alla difesa insieme ad un Bakayoko apparso in calo per ampi tratti del campionato. Molti attaccanti sovrapponibili per caratteristiche e adatti ad un gioco di palleggio piuttosto che ad uno di pressing, con il solo Petagna capace di fare sponde e creare spazi. 
Una difesa che, al netto di Koulibaly, ha commesso moltissimi errori tra Maksimovic e Rrahmani (in crescita solo nelle ultime due partite).
Forse il più grande vuoto in difesa e non solo, resta quello sulle fasce, con dei terzini non al livello delle rivali: Hysaj non ha mai convinto, Ghoulam convive con perenni problemi fisici nonostante qualche lampo e Mario Rui e Di Lorenzo sono costretti alla titolarità nonostante il rendimento non buono.

Gattuso quindi presenta dei limiti, già evidenti ai tempi del Milan, che qui si scontrano con degli alibi che innegabilmente esistono.
Il rapporto con De Laurentiis resta quindi un tema centrale. Probabilmente il presidente con cui più è difficile lavorare in Serie A, dopo avergli rinnovato la fiducia lo scorso anno non gli ha rinnovato il contratto. Gattuso è in scadenza quest’anno e, secondo molti, il non aver tramutato gli accordi verbali di fine ottobre in firme potrebbe aver minato alla base il rapporto tra i due. Più volte lo stesso allenatore si è lamentato pubblicamente per il trattamento ricevuto, per essersi sentito non protetto dal proprio presidente il quale, anzi, sembra aver fatto di tutto per minarne il percorso.

Probabilmente le “pressioni” per non far giocare determinati elementi della rosa in scadenza non sono altro che supposizioni, tralaltro scontratesi poi contro una situazione in infermeria grave; le voci di un Gattuso costantemente sulla graticola invece sono concrete e rilanciate quotidianamente. È innegabile che tali indiscrezioni sui vari Benitez, Sarri, Inzaghi, Italiano non hanno minimamente supportato la squadra nel momento più difficile della stagione, né creato i presupposti giusti per il progetto da cominciare l’anno prossimo.

È pressoché scontato che l’allenatore calabrese terminerà il proprio rapporto con i partenopei a fine stagione.  Alla fine di questa esperienza resterà una prima stagione discreta, ampiamente compromessa già all’inizio e quindi senza Champions, ma con la conquista del primo trofeo post-pandemia. 
Anche quest’anno gli alibi ci sono, ma il percorso nelle coppe si è rivelato totalmente fallimentare; Gattuso però può giocarsi le sue carte in un campionato ancora apertissimo, affinché della propria esperienza a Napoli non restino soltanto rimpianti.

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Classe '99, sono di Roma e tifo Lazio. Attualmente studio Scienze Statistiche. Appassionato di calcio, della tattica e dei numeri.

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