Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Sì, faccio mea culpa nei confronti di Gennaro Ivan Gattuso, l’attuale allenatore del Milan. Faccio mea culpa perchè, quando l’esonero di Vincenzo Montella era nell’aria, ero il primo a bramare il ritorno di Carlo Ancelotti, ed ero tra i primi ad essere scettico in merito l’arrivo di “Ringhio” sulla panchina del Diavolo.

Pensavo fosse una tattica di mercato per lavorare indisturbati su Conte, che sembrava in rottura con il Chelsea, o, appunto, su Ancelotti. E invece no: il Milan pareggia zero a zero col Torino, Fassone e Mirabelli il lunedì dopo comunicano prima l’esonero di Montella e poi l’arrivo di Gattuso.

Dios tarde pero nunca olvida” scrive subito dopo la notizia dell’esonero Carlos Bacca, adesso attaccante del Villareal, riferendosi chiaramente a Montella. Lo stesso Carlos Bacca che il primo anno aveva fatto 18 goal nel “peggior Milan della storia” a sua detta, lo stesso che quando uscì durante la gara col Carpi non salutò nessuno e andò nello spogliatoio, lo stesso che venne “ribaltato” da Abbiati.

Eppure Christian, uno degli eroi dell’ultimo scudetto rossonero, non trovò alcun appoggio in questo suo gesto: la maggior parte di quello spogliatoio non aveva il Milan nel cuore

Perchè il Milan è una questione di cuore” – frase cult tra le tante che si apprendono visitando Casa Milan – e davvero pochi lo avevano capito: chi salvare? Montolivo, che per quanto alcune sue prestazioni passate possano essere criticabili, ci ha sempre messo la faccia ed è stato in silenzio, professionale come pochi, Suso e Bonaventura, le due luci nel buio, Abate e forse qualche altro.

L’arrivo di Gattuso sulla panchina rossonera ha ridato vitalità al Milan, ma come un giocatore infortunato riprende pian piano a giocare, anche il Diavolo ha ripreso a mano a mano, come cantava Rino Gaetano.

Ringhio, arrivato alla vigilia di Benevento – Milan, è subito tornato alla difesa a 4 e ha subito dato una carica che prima mancava ai rossoneri: le vittorie, però, non arrivavano e già vi erano i primi mal di pancia dei tifosi. Poi arrivò quel derby di Coppa Italia, quello dove il Milan vinse 1 a 0 contro l’Inter, la stessa Inter che lo aveva battuto 3 a 2 in campionato.

Il goal di quella vittoria è stato di un ragazzo che il Milan nel cuore, probabilmente, lo ha davvero: Patrick Cutrone. Da quella rete è iniziata la rinascita del Milan per cui, ad oggi, faccio mea culpa.

Il Milan, adesso, esprime una coralità di gioco che con Montella mancava: vero è che è molto difficile far assestate una squadra in cui 8/11 sono nuovi acquisti, ma è altrettanto vero che il modo giusto di farlo non è cambiare uomini e modulo ogni giornata per quasi venti giornate.

Il Diavolo dell’Aereoplanino non volava, faceva atterraggi d’emergenza: erano i singoli a dominare. Il gioco doveva essere adattato alla difesa a 3 che si sposa con Bonucci, Chalanoglu non aveva spazio in quel modulo, si vinceva solo se Suso era in giornata e trovava la giocata vince. Italiani cari, l’eliminazione dal Mondiale insegna, arrendiamoci al fatto che l’allenatore ha un peso importante: non si può pensare che per vincere basta soltanto avere una squadra forte.

Il Diavolo di Ringhio sa bene questo, sa che da soli si va veloci, ma insieme si va lontano: con Conti infortunato, Gattuso si affida a Calabria; lascia Bonucci al fianco di Romagnoli, sull’altra fascia fa ruotare Abate e Rodriguez, rimette Bonaventura nel suo ruolo naturale (la mezzala), fa rinascere Biglia (irriconoscibile a inizio anno) e Kessie, ma soprattutto trova il ruolo adatto a Chalanoglu (terzo componente del tridente offensivo composto da Suso e dalla punta centrale di turno).

La squadra riprende a vivere il Milan come una questione di cuore: probabilmente arriveranno altre sconfitte, è normale, ma almeno saranno sofferte, combattute. In campo è tornata ad esservi un’idea di gioco, se Suso non è in giornata o non trova la giocata, c’è Bonaventura che si inserisce, c’è Bonucci che ci prova di testa, c’è Cutrone che lotta, c’è il cuore del Milan che ha ripreso a battere.

E ci sono anche io, che mi rimangio ogni parola detta, perchè, sì, Ancelotti mi sarebbe piaciuto, ma Gattuso mi sta meravigliosamente sorprendendo. Adesso arriveranno però gli esami più importanti: dopo il giovedì di Europa League, dove si dovrà difendere e rinforzare il 3 a 0 dell’andata, arriveranno avversari come la Roma (che è in ripresa), l’Inter e la Lazio (ritorno di Coppa Italia, all’andata a San Siro finì zero a zero).

Perdere all’Olimpico facendo una figura barbina distruggerebbe quanto fino a ora creato così come vincere stabilizzerebbe definitivamente i nuovi guerrieri rossoneri di Gattuso. Il Milan dovrà giocare e combattere, le ali dell’entusiasmo stanno facendo volare questa squadra e non devono assolutamente sciogliersi di fronte a nessun sole, dato che cadere come Icaro significherebbe non rialzarsi più (almeno fino a fine stagione).

E del resto chi poteva curare una fiera ferita se non l’anima dei suoi anni migliori? “Adesso che ti vedo sulla panchina del Milan, e ti agiti come un matto, urli, sbraiti, inciti i tuoi giocatori, mi viene da pensare che sei la persona giusta al posto giusto: c’è bisogno della tua passione, del tuo carattere, del tuo spirito di sacrificio per superare gli ostacoli; c’è bisogno anche della tua allegria per sdrammatizzare certe tensioni; e di qualche tua solenne arrabbiatura per svegliare qualcuno che dorme, perché in una squadra, in un gruppo, c’è sempre qualcuno che dorme…” scrive Ancelotti stesso nella lettera mandata a Gattuso per i suoi 40 anni (clicca QUI per leggere la lettera intera).

“E tu, Rino, di quel Milan, sei stato l’anima. Ti auguro di esserlo ancora dalla panchina, te lo meriti” conclude quell’uomo che, due anni dopo la disfatta di Istanbul contro il Liverpool, portò il Milan sul tetto di Atene dopo aver sconfitto proprio chi due anni prima li aveva feriti nell’anima. E chi c’era in quel Milan a fare il lavoro sporco a centrocampo? C’era Gattuso. Lo stesso che anche oggi continua a fare un altro lavoro sporco, l’allenatore (del suo Milan).

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Giornalista pubblicista dal 2017, tifoso del Milan dal 1996. Nato a Catania, nel 2021 si laurea in giurisprudenza. Ama scrivere di calcio ed attualità. Ha pubblicato un libro dal titolo "CircoStanze" con la casa editrice "Prova d'Autore". Attualmente frequenta un master presso la 24OreBusinessSchool.