Non sembra trovar pace il Napoli, uscito vittorioso per 2-0 ieri contro il Parma. Stavolta non spetta al campo alimentare le polemiche, bensì al post-partita, con il tecnico Gennaro Gattuso che si è sfogato dopo le recenti critiche. La frattura con la società appare evidente, forse insanabile visto il già precario equilibrio su cui poggia l’intero ambiente partenopeo.

Ma era davvero necessario l’attacco diretto al presidente Aurelio De Laurentiis? Quanto sono giuste le critiche rivolte al tecnico negli ultimi due mesi? Ha senso, qualora fosse possibile, ricucire lo strappo?

Lo sfogo rabbioso di Gattuso in conferenza…

Tutto ha inizio poco dopo Napoli-Parma ai microfoni di SkySport, dove dopo aver analizzato i temi del match il tecnico parla dei ripetuti attacchi delle ultime settimane. Eccone un primo stralcio: “Io sto prendendo schiaffi a destra e a manca tutti i giorni, sembra che siamo penultimi in classifica. Vengo massacrato puntualmente“. Fin qui nulla di stucchevole, è dopo che arriva la bomba, mentre si parla del rapporto con De Laurentiis: “E’ sempre stato un buon rapporto. Non posso negare che dopo gli ultimi 15-20 giorni da parte mia un po’ di delusione per tutto ciò che è successo c’è. Io non sono ipocrita. Ma c’è grandissimo rispetto. Non mi ha mai fatto mancare nulla, io sono un suo dipendente, gli ho chiesto Bakayoko e me l’ha dato, c’è grande rispetto. E’ stata gestita male secondo me, punto e basta. Io non mi sono permesso di andare a sedermi a tavolino con altre squadre. Mi hanno chiamato, ma non sono andato”.

…che non può essere tollerato


Vestendo un attimo i panni di De Laurentiis al momento delle suddette parole, forse un po’ di rabbia la proveremmo. Conoscendo la sua vulcanica personalità, con tutta probabilità il nervosismo gli è nato per davvero. Quelle di Gattuso sono parole che non ci stanno, non hanno senso di essere pronunciate. L’unica possibile conseguenza è fomentare i dubbi attorno alla figura del tecnico calabrese.
Tutelarsi in un momento delicato per la squadra è diritto più che legittimo da parte del presidente, è suo dovere curare gli interessi propri e della rosa. Pertanto è pura normalità fermarsi a riflettere sull’operato dei propri dipendenti. Perché no, anche valutare eventuali alternative che possano garantire risultati migliori.
Inoltre, il paragone tra De Laurentiis che avrebbe contattato allenatori e alcune proposte ricevute da Gattuso non ha fondamento, perché un conto è l’allenatore, un conto è il presidente. L’ex tecnico del Milan oltrepassa proprio il limite che intercorre tra le due figure, con vincoli contrattuali che sembrano essere ignorati o dimenticati. Non è un merito non sedersi a trattare con altre squadre mentre si è alla guida di un club, semplicemente non si può fare.

Le colpe di Gattuso nella tattica

Lavorare con i fari puntati contro non è mai semplice, eppure è così che funziona in un sistema dall’alto impatto mediatico come quello calcistico, e questo Gattuso lo sa bene. Da allenatore però non è come da calciatore, perché da tecnico si finisce facilmente per fungere da parafulmine per la squadra. Così va il gioco e va accettato. Ultimamente però, l’ex centrocampista lo riesce ad accettare un po’ meno.
In primis, gli attacchi sono arrivati a causa dell’ostinazione del tecnico verso un 4-2-3-1 che non funziona, vista la troppa distanza tra i reparti e lo squilibrio a centrocampo. Il pallone gira troppo lentamente e ci si basa troppo sulle giocate dei singoli; difatti, quando Insigne o Lozano non sono in giornata soffre l’intera manovra della squadra.

Altro elemento discordante è sicuramente la lettura delle partite, poiché spesso l’allenatore non è riuscito a raddrizzare partite bloccate con svolte tattiche o puramente tecniche. Ricorrere al maggior numero di attaccanti possibili non è una soluzione, è la qualità che porta al gol, non la quantità.
Colpisce anche la discontinuità di risultati della squadra, o meglio le montagne russe su cui viaggia la squadra azzurra. In Serie A ricordiamo ben sei volte in cui il Napoli ha segnato dai 4 gol in su, totalizzando 28 reti totali. Nelle restanti tredici sfide, i partenopei hanno messo a referto “solo” 15 reti. Qui si ritorna al discorso del gioco basato sui singoli, perché quando questi sono in condizione l’attacco è straripante, in caso contrario dominano lentezza, prevedibilità e confusione. Non c’è una reale idea di calcio nonostante sia passato più di un anno con Gattuso in panchina.

Salutarsi adesso o a fine stagione?

Premessa fondamentale: l’addio tra il Napoli e Gattuso deve consumarsi, il rapporto è ormai logoro e deleterio per entrambe le parti. Abbiamo avuto modo di vedere che non ci sono e probabilmente non ci saranno mai le prospettive per vincere insieme qualcosa di importante. Per carità, non disdegniamo la Coppa Italia, però non è vincere quel trofeo che ti consegna alla storia, che ti regala l’affetto eterno della piazza. La domanda sorge dunque spontanea: quando salutarsi?
Per diverse ragioni, non crediamo e non supportiamo un eventuale divorzio immediato, per quanto ciò non sia totalmente da escludere dopo gli episodi di ieri sera.

Un esonero nel cuore della stagione significherebbe minare ulteriormente le certezze della squadra. Non bisogna dimenticare che nonostante tutto la squadra è a -2 dal 4° posto, in zona Champions League, reale obiettivo di inizio stagione. Inoltre, tra tre giorni c’è l’andata della semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, e tra un paio di settimane ritorna anche l’Europa League. Infine, ricordiamo che esonerare vuol dire anche cercare un degno sostituto disponibile a subentrare in corsa. Con tutta franchezza, non vediamo profili altisonanti che realmente accetterebbero di firmare con il Napoli a febbraio. Allegri e Spalletti neanche da considerare, improbabile il ritorno di Sarri. L’unico nome concreto è quello di Benitez, un’altra minestra riscaldata che a suo tempo portò con sé numerosi detrattori al termine della sua avventura azzurra.

Insomma, serve urgentemente che Gattuso e De Laurentiis si “sopportino” altri 4 mesi prima di salutarsi definitivamente per il bene della squadra e dei tifosi. Intanto, il tecnico magari potrebbe provare a far di nuovo suo quel carattere che aveva da calciatore, poiché siamo certi che il “vero” Gattuso non si sarebbe fatto nemmeno scalfire dalle critiche.

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Classe 1998, studio Lettere Moderne. Da sempre dipendente dal calcio e dall'Inter.

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