Franck Kessié, il leader silenzioso sempre più in ascesa

In un Milan perennemente tartassato da infortunati, alcuni di essi anche gravi, c’è una certezza con un nome e cognome ben preciso: Franck Kessié.

L’ennesimo lavoro eccezionale dello scout dell’Atalanta ha potuto donare al nostro calcio uno dei giovani più forti del palcoscenico europeo. Il classe 1996, prima di diventare un perno del Milan di Gattuso, aveva deliziato il palato dei suoi precedenti allenatori ovvero Drago a Cesena e successivamente Gasperini a Bergamo. 

In bianconero aveva solamente 19 anni ma dopo qualche esperimento come difensore centrale, Drago ebbe l’illuminazione di piazzarlo a centrocampo o come mediano: da lì la carriera dell’ivoriano è stata in perenne crescita. Chiude l’avventura in Emilia con 36 presenze, 4 goal e 2 assist facendo fregare le mani alla gente di Bergamo, pronta ad accoglierlo la stagione successiva.

L’annata 2016-2017 dell’Atalanta verrà probabilmente ricordata ancora per molto e tra i principali artefici c’è senza dubbio Kessié. Quella sensazionale stagione terminò con la quarta posizione dietro solo al trio Juventus-Roma-Napoli. La benedizione di Gasperini permette al centrocampista di mettere a referto 6 reti e 4 assist in 30 partite prima di salutare i tifosi della Dea per approdare al Milan, forte dell’esperienza a Cesena, dall’exploit all’Atleti Azzurri e da 15 partite internazionali con la casacca della Nazionale della Costa d’Avorio, con cui aveva debuttato nel 2014.

Tornando al presente, il bilancio di questo anno e mezzo a Milano è più che positivo. Oltre ad aver sviluppato ulteriormente le proprie capacità seppur ancora in piena fase di crescita e con ampi margini di migliorare, Kessié è diventato leader silenzioso di una delle squadre più gloriose e vincenti della storia del calcio accumulando esperienza anche in campo europeo. Come se non bastassero muscoli e cervello, l’importanza di Franck si vede nelle sue qualità mentali, nell’abituarsi a giocare con un centrocampista simile come Bakayoko aiutando il compagno ad abituarsi ai ritmi e il gioco della Serie A ma soprattutto nella duttilità. Andare a fare il centrale di difesa quando il compagno è fuori è sinonimo di carattere e sacrificio così come riuscire a ricoprire vari compiti a metà campo come contenere e interdire ma anche capace di inserirsi e scattare in velocità sfruttando sempre il possente fisico. 

Insomma, stiamo parlando di un giocatore che nonostante l’emergenza infortuni della sua squadra resta non solo in piedi ma stupisce nel momento del bisogno, diventando sempre più insostituibile.

CONDIVIDI

Warning: A non-numeric value encountered in /web/htdocs/www.novantesimo.com/home/wp-content/themes/Newspaper/includes/wp_booster/td_block.php on line 1008